venerdì 31 maggio 2013

SOGNARE : Simboli del femminile nei sogni

“Comprendere il linguaggio dei sogni è un’arte che richiede competenza, talento, pratica e pazienza.”
Erich Fromm

Simboli del femminile nei sogni


Simboli del femminile nei sogni sono legati a tutte qualità dell'archetipo originario, e la loro frequenza ne evidenzia l'importanza anche nei sogni maschili.

Simboli del femminile nei sogni di uomini e donne sono numerosi e frequenti. 
In genere sono legati ad un’energia ricettiva e ad una forma concava, oppure rimandano alla fertilità, alla fecondità al sesso femminile e alla capacità di generare. 

L'ARCHETIPO DEL FEMMINILE


L'archetipo del femminile è legato al "sentire", alla consapevolezza del mistero, all'inizio ed alla fine della vita, all'utero ed alla tomba.

L’archetipo del femminile che riunisce tutti gli aspetti legati all’intuito ed alla ricettività si esprime nelle proprietà dell’emisfero destro attraverso il pensiero analogico, sintetico, intuitivo e si manifesta nella mano sinistra (il contrario per i mancini). 

Nelle culture orientali viene espresso con il simbolo dello Yin mentre in quelle occidentali lo si fa coincidere con l’anima junghiana (la parte femminile inconscia nell’uomo)
E’ una sub-personalità che esiste in ogni individuo, ma nella donna porta le qualità dominanti del suo spirito, mentre nell’uomo è presente come un Sé psichico opposto, che si può integrare. 

Al femminile interiore sono legate la capacità di sognare e percepire, le sensazioni, le immagini e le visioni, ma pure le funzioni del sentimento e dell’ emotività, che si esprimono nella cura dei rapporti, dei figli e delle cose, nella ricerca della “bellezza”, nel desiderio di una “crescita” nella relazione, ma pure nella irrazionalità, nella mancanza di limiti, in una ricerca di “fusionalità” che può essere soffocante e che va a costituire un lato oscuro che può essere distruttivo e divorante. 

Si pensi a tutte le figure inquietanti e negative che emergono nei miti, nelle favole e, in tempi moderni, nel cinema: la madre terribile, la strega, la matrigna, la traditrice, la dark lady, l’assassina.

Il femminile, nella sua espressione simbolica, è collegato alla modalità inconscia dell’esistenza: quando facciamo qualcosa senza sapere perchè, sentendo una spinta che viene da dentro, stiamo seguendo questa energia archetipica che ha la capacità di muoversi verso l’ignoto, comprendere l’insieme di una situazione, cogliere tutti i particolari, pensare in modo globale, trovare connessioni. 

Al femminile appartengono sensualità, fecondità e capacità di procreare, e questa spinta biologica si esprime nel proteggere e dare calore, nella creatività ed espressività artistica o artigianale, nelle opere manuali, nell’abilità di realizzarle.

L’archetipo del femminile nei sogni si presenta con numerosi simboli: laterra, la luna, la grotta, la notte, e con le figure femminili ed i loro ruoli: la madre, la nonna, l’infermiera, la sacerdotessa, l’adolescente, l’amante, la prostituta.
Simboli che riconnettono il sognatore con i bisogni del suo corpo, con la necessità di rallentare le attività ed ascoltarsi, col riuscire sopportare il dolore, col sentimento della comprensione e dell’empatia. 


L’energia del femminile non è riservata per diritto di nascita alle donna, non coincide con la femminilità biologica, ma agisce nella psiche individuale di ogni individuo. Ma quando è sviluppata, equilibrata, accettata ed espressa favorisce nella donna la possibilità di vivere la sua condizione con pienezza e con piacere, nel contatto intimo col suo corpo e la sua creatività, ma anche nell’apprezzamento della sua mente, della sua fantasia, della capacità di vedere oltre.


E’ un archetipo legato al “sentire”, alla consapevolezza del mistero, all’inizio ed alla fine della vita, all’utero ed alla tomba.
 
Questi sono i doni dell’ archetipo del femminile. E quando la donna non riesce ad avere accesso a questi doni, dai quali discende consapevolezza di se’ e fiducia nel proprio potenziale, quando non riesce ad “immaginare” la propria vita, è allora che diventa “vittima dell’immaginazione altrui”.


La gravidanza nei sogni

La gravidanza nei sogni è un'immagine di grande potenza che va collegata ad una probabile "fecondità" del sognatore nell' essere aperto e ricettivo verso ciò che la vita porta, ed avere la capacità di elaborare e trasformare le esperienze per il proprio benessere e la propria maturazione.
La gravidanza nei sogni è un’immagine molto comune, si collega all’evoluzione psichica del sognatore e preannuncia la nuova maturità che sta prendendo forma, e che dà accesso ad una nuova fase dell’esistenza. 

Nella visione di Freud e di Jung, la gravidanza annuncia un rinnovamento ed un sacrificio di aspetti legati al passato del sognatore. Jung, in particolare, considera il figlio in grembo un simbolo del “Puer aeternus e del suo potenziale di rinnovamento. ” Il bambino che deve nascere è figlio dell’individuazione ancora inconscia. Egli è il futuro ancora in potenza ” (C.G. Jung- Tipi psicologici in Opere vol. 6 Bollati Boringhieri To)
Sognare la gravidanza, può indicare anche il reale desiderio di un figlio, mettere in evidenza la maturazione del corpo, lo scoccare di un orologio biologico, il bisogno fisico di vivere questa esperienza come espressione e completamento della femminilità. 


Ma può accadere che sia la mente ed il desiderio della sognatrice ad esprimersi, quindi sognare di essere incinta andrà interpretato come “promessa” di ciò che sarà, indicherà ciò che è ancora in “gestazione”,che può arrivare o essere realizzato.
Potrà riferirsi ad un progetto del sognatore, qualche cosa di immaginato o di programmato, atteso e ricercato che sta prendendo forma o che si sta trasformando, che muove dall’ “idea” alla sua realizzazione.  

Sogni di gravidanza possono arrivare, per questa ragione, anche ad esponenti di sesso maschile.
 
La gravidanza nei sogni è un’immagine di grande potenza che va collegata ad una probabile “fecondità” del sognatore nell’ essere aperti e ricettivi verso ciò che la vita porta, ed avere la capacità di elaborare e trasformare le esperienze per il proprio benessere e la propria maturazione.

Partorire nei sogni

Partorire nei sogni preannuncia l'emergere di qualche cosa di nuovo: un cambiamento che il sognatore sta affrontando e che si sta definendo in nuove situazioni e possibilità, desideri ed idee che si stanno concretizzando, impegni e abitudini che stanno volgendo al termine.
Partorire è un momento importante e fondamentale nella vita di una donna che segna una trasformazione radicale: un nuovo essere viene al mondo, e con lui nascono nuove abitudini e sentimenti, nuovi pensieri, un nuovo status. E’ una improvvisa rivoluzione che cambia radicalmente la persona e, di riflesso, la vita che sta vivendo.
Anche nei sogni il parto preannuncia l’emergere di qualche cosa di nuovo: un cambiamento che il sognatore sta affrontando e che si sta definendo in nuove situazioni e possibilità, desideri ed idee che si stanno concretizzando, impegni e abitudini che stanno volgendo al termine, opere realizzate.
Novità e drastici cambiamenti interiori ed esteriori sono quindi legati a questa immagine onirica che è espressione di tutte le potenzialità del sognatore: la capacità di “generare” di “creare”, di “dare vita” a qualcosa di nuovo, e il nucleo deputato all’espansione, alla duplicazione, all’ampliamento.
Simbolo primario del passaggio da una fase all’altra della vita e di nuove inclinazioni più aderenti all’età che devono trovare spazio nella realtà del sognatore, partorire si collega all‘archetipo di morte e rinascita e, quando appare nei sogni, che lo si viva in prima persona o si osservi altri che partoriscono, che si sia femmine o maschi, è sempre immagine di grande impatto emotivo che riconnette con la propria creatività naturale e con l’esigenza trasformativa della vita, con l’evoluzione interiore e con diversi livelli di maturità.

Le mestruazioni nei sogni

In genere le mestruazioni nei sogni mettono la donna di fronte alla sua condizione di "femmina" e di essere fecondo. Le mostra quanto il legame con il suo corpo sia importante e vitale, e quanto questo sangue esprima il suo potenziale di essere umano femmina.
Le mestruazioni vengono associato alle fasi lunari per la loro comparsa ogni 25-28 giorni che corrisponde al periodo di rivoluzione siderale della luna, questo ripetersi rimico di un attività fisiologica così intima, e lo stretto rapporto con i cicli della natura, risveglia nella donna sentimenti contrastanti, che possono andare da un senso profondo di appartenenza all’ordine cosmico e di consapevolezza del suo potere creativo, alla paura o al disgusto per il fluire del sangue che pare privarla di calore ed energia o renderla più debole e vulnerabile, che mina la sicurezza di se’ e del proprio corpo. 

Ogni mestruazione può risvegliare una ferita originaria che riflette l’imprinting con cui sono state accolte la prima volta dalle persone di riferimento: la sensazione di essere “sporca” di essere indegna di cominciare un cammino di pena e sacrificio, di “perdere” e soffrire, il rifiuto della condizione di donna, la vergogna, il senso di colpa, oppure al contrario la consapevolezza di una crescita e maturazione necessaria, di un meccanismo di perfezione naturale che ogni mese si perpetua, l’idea della fecondità e della possibilità di poter ospitare la vita. 

Le variabili con cui le mestruazioni vengono accolte sono pressoché infinite ed incidono profondamente sulla psiche, sul corpo e sui problemi più o meno accentuati che possono accompagnarle. Questi sentimenti di accettazione o di rifiuto sono molto importanti per la comprensione dei sogni in cui compare il sangue mestruale, perchè danno la misura della crescita ed evoluzione della sognatrice in un percorso di crescita, di maturazione ed accettazione di se stessa. 

In genere le mestruazioni nei sogni mettono la donna di fronte alla sua condizione di “femmina” e di essere fecondo. Le mostrano quanto il legame con il suo corpo sia importante e vitale, e quanto questo sangue esprima il suo potenziale di essere umano femmina. 

Al sangue mestruale che compare nei sogni vengono attribuiti significati diversi a seconda dell’emozione che la sognatrice prova nel vederlo: ci può essere sorpresa o dispetto a volte inquietudine, a volte ancora può sopraggiungere l’angoscia, soprattutto quando il sangue è copioso e la sognatrice si sente in pericolo. 



Scarpe nei sogni

L'aspetto delle scarpe nei sogni è molto importante ai fini dell'analisi: belle o brutte, comode o strette
Le scarpe nei sogni sono immagini molto comuni che suscitano curiosità ed interesse, e sono associate a sentimenti di desiderio, di possesso o a precise sensazioni che riguardano il sentirsi, indossandole, più o meno a proprio agio.

Le scarpe sono il diaframma che separa il nostro piede dal terreno, che lo protegge dalle asperità della superficie e dalle intemperie, ma che permette anche di camminare, di correre, di avanzare, di lasciare impronte sul terreno, di prendere possesso di questo.

Nei tempi antichi la scarpa era un simbolo importante nelle operazioni di acquisto o di scambio, aveva il valore di un contratto concluso e di proprietà. Gettare una scarpa in un campo era segnalarne il possesso, cederla ad un acquirente era ribadire i diritti su di un bene, togliersi le scarpe entrando in casa altrui, significava rinunciare ad ogni rivendicazione o potere su quello spazio e sugli oggetti in esso compresi. 

Il simbolo delle scarpe nei sogni comprende altri aspetti che riguardano la natura del camminare e procedere nel mondo, ed è legato quindi all’archetipo del viaggio, del percorso attraverso la vita, al viaggio di individuazione. Un viaggiare che in alcuni casi può acquisire il valore di distacco totale, dipartita, partenza, morte.
Le scarpe sono un importante complemento dell’abbigliamento sia femminile che maschile, veri e propri oggetti del desiderio per la bellezza e la fantasia delle forme, per la cura e la varietà con cui sono realizzate e sono entrate nell’immaginario erotico come feticcio capace di suscitare o di soddisfare il desiderio sessuale. 
 
Questo aspetto di sessualità, di desiderio o di elaborazione della femminilità, emerge spesso nelle scarpe nei sogni ; e Freud lo sottolinea, individuandolo nella forma capiente e concava che rimanda ai genitali femminili. 

L’aspetto delle scarpe nei sogni è molto importante ai fini dell’analisi: possono essere belle o brutte, piacere o non piacere, essere comode o strette, suscitare emozioni di desiderio e di benessere o dare senso si costrizione, possono essere pantofole o scarpe eleganti, stivali o scarpe da ginnastica, possono essere sporche, avere buchi, avere tacchi troppo alti ecc…Ogni forma ed ogni sensazione provata nel sognare le scarpe fornirà preziose informazioni sulla situazione reale del sognatore e su quello che sta affrontando.
Così, perdere una scarpa nei sogni ed affannarsi per ritrovarla, può richiamare la perdita di un rapporto, una rottura sentimentale, mentre sognare di camminare senza scarpe o con le scarpe sfondate, può collegarsi alla mancanza di capacità o di possibilità necessarie ad affrontare una determinata situazione, (facili i riferimenti alla vita sociale e a problemi in quest’ambito), oppure alla mancanza di mezzi finanziari che possono sostenere il sognatore.
Sognare di camminare senza scarpe
dovrà indurre il sognatore a riflettere sull’ incapacità di difendersi in mezzo agli altri, di lasciare una traccia evidente, sulla carenza di autorevolezza. 


Se le scarpe indossate nei sogni sono troppo strette, si potranno analizzare gli aspetti di una relazione di coppia soffocante, o situazioni che si è costretti ad affrontare e che “vanno strette”.
Un sogno frequente riguarda il trovarsi davanti a diversi modelli di scarpe e non saper quale scegliere, questo può indicare indecisione in ambito sentimentale o rispetto ad altre scelte che il sognatore deve effettuare: non sapere come comportarsi in determinate situazioni. 


La luna nei sogni

La luna nei sogni provoca sensazioni forti e profonde che possono lasciare inquietudine, stordimento e forte curiosità.
La luna nei sogni come nella realtà evoca mistero ed incanto, e la sua luce morbida e eterea emoziona e stupisce il sognatore che la ricorda nella notte onirica.

Per i Greci, il simbolo della Luna era rappresentato con triplice aspetto di luminosità, di crescita - decrescita e di buio, dalle Dee Selene, Artemide ed Ecate. Ancora più indietro nel tempo, in Egitto era la Dea Iside che ne esprimeva la potenza notturna.
La luna è un simbolo cosmico che ha generato innumerevoli miti, e che ancora colpisce l’immaginario umano, che lo associa al mondo notturno fantastico e misterioso, alle visioni ed alle fantasie irrazionali, agli impulsi istintivi meno mediati dall’esperienza, alle esperienze paranormali, ai sogni, all’inconscio. 

La luna è simbolo del femminile, degli umori , dei cambiamenti, del mondo sommerso e profondo che si contrappone al potere maschile, razionale, illuminante del Sole, mentre si lega profondamente alla Terra nella la sua connotazione femminile di Grande Madre ed ai ritmi naturali e biologici. 

Influenza le fasi delle >maree, il buon esito di semine e raccolti, i cicli femminili, le nascite e i cambiamenti di umore, si pensi al modo di dire: “è lunatica” riferito ad una persona che subisce variazioni repentine d’umore…. quando la luna è piena cresce il numero di suicidi i malati mentali ed i pazzi sono più agitati.

La luna nei sogni rappresenta, a seconda delle situazioni in cui viene visualizzata, la necessità di rivolgersi verso aspetti più naturali, femminili ed intuitivi dell’esperienza, o il mondo dell’irrazionale e dell’inconscio verso cui il sognatore deve rivolgersi. 

Sognare la luna può provocare sensazioni forti e profonde che possono lasciare inquietudine, stordimento e forte curiosità. Evoca il risvegliarsi di capacità sopite e non utilizzate durante la vita diurna, espone il sognatore alla costellazione di visioni e riflessi, bellezza e mistero, magia e buio. 

La luna nei sogni può anche essere segnale di pulsioni inconsce che stanno prendendo il sopravvento, o verso cui il sognatore subisce attrazione al punto da farsene sommergere, o che non riesce a controllare. 

Rappresentata nell’arcano maggiore XVIII dei Tarocchi è archetipo del mondo sommerso, delle emozioni, dell’irrazionalità e del mistero, ma pure della naturalità e fluidità che sfociano in romanticismo, poesia e dolcezza, nella fiducia di poter “vedere” anche attraverso l’ombra, di gettare uno sguardo oltre la realtà.

La terra nei sogni

Terra promessa, Paradiso Terrestre, Terra Santa, Terra mia, baciare la Terra, Terra di nessuno, Terra occupata.... la terra nei sogni, nell'immaginario collettivo e nell'esperienza personale, emerge come simbolo di un legame primordiale ed unico.
La terra nei sogni è l’archetipo della ” base”, ed esprime sicurezza, solidità ed accoglienza. E’ l’elemento naturale per eccellenza che identifica e contiene l’umanità.
Il profondo legame simbiotico con la terra si sviluppa fin dalla nascita. Ci stiamo in piedi sopra, i bambini la toccano e a volte la mangiano, gli sciamani la usano come medicina, i contadini la arano e coltivano, le tribù la adorano, gli uomini la ricoprono di cemento ed affondando le fondamenta come radici, i minatori la scavano. La nostra prima identificazione è di essere umani Terrestri. 

Nel simbolo della Terra è presente, fin dalla notte dei tempi, una forte connotazione materna. Nella mitologia greca Terra era Gaia, che partorì tutti gli Dei e venne chiamata Grande Madre. Il simbolo è quindi legato alla femminilità, alla nascita e fecondità, alla crescita e rigenerazione. Ricettiva e yin, si oppone, nella sua passività e densità, alla potenza maschile aerea ed attiva del cielo.
 
Collegata alla materia primordiale, al caos della creazione, alla prima materia alchemica da cui si sviluppa ogni altro processo, la Terra è universale, ha e mantiene un carattere sacro legato alle origini, alle radici personali, alla ricerca individuale, al viaggio archetipico, ma anche alla sua struttura di pianeta rotondo e sferico, sospeso come per magia nello spazio. 

Sognare la terra, che la si scorga come pianeta o come base su cui poggiare o sostare, si collega al principio della sicurezza e dell’appartenenza, oltre a includere altri significati già evidenziati, che vanno sempre esaminati e considerati in relazione ad ogni diverso contesto onirico.
La Terra è, legata al simbolo del numero Uno, in cui totalità ed apertura si fondono, mantiene ed amplifica queste qualità, e dal suo nucleo rovente si espande raffreddandosi, a nutrire ed accogliere la vita. 



  





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Diario di una ragazza indaco di Michela Marini © COPYRIGHT 
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SOGNARE : Esseri soprannaturali nei sogni



Uno non può mai sapere di sognare, anche se può sognare di dubitare che si tratti di un sogno oppure no. 






  Esseri soprannaturali nei sogni


La sirena nei sogni

La sirena nei sogni è il simbolo di una attrazione fatale, di un piacere che nasconde delle insidie o di una passione che priva il sognatore di ogni contatto con la realtà. 
 

La sirena nei sogni rappresenta la seduzione ed il potere delle passioni. E’ il simbolo di ciò che attrae in modo irresistibile, dell’istinto e del desiderio non mediati dalla ragione, del fascino soggiogante, della soddisfazione immediata di un impulso.

Le sirene del mito sono esseri fantastici metà donne, metà pesci. Vivono nelle profondità del mare dalle quali risalgono per ammaliare con il loro canto e la loro bellezza gli incauti marinai che, nel tentativo di raggiungerle, si gettano fra le onde e vengono divorati.

Ulisse nel celebre episodio dell’Odissea si fece legare all’albero-maestro della nave per fuggire l’attrazione del loro canto, ed è il significato simbolico di questa immagine che ci aiuta a comprendere meglio la natura della sirena nei sogni. Essere legati all’albero maestro, infatti, è restare aggrappati alla ragione, combattendo con tutte le forze un desiderio autodistruttivo.

La sirena è il simbolo di una attrazione fatale, di un piacere che nasconde delle insidie o di una passione che priva il sognatore di ogni contatto con la realtà.

Sognare una sirena è un segnale importante, perche può aiutare il sognatore a riflettere sulla sua situazione ed i suoi desideri. E questo può spostare l’ago della bilancia verso la ragione fino a quel momento trascurata.

Il significato della sirena nei sogni degli uomini, è quasi sempre collegato ad una donna per cui perdono la testa, oppure ad una trasgressione sessuale per la quale stanno abbandonando ogni forma di prudenza.

Nel simbolismo della sirena nei sogni (e nella realtà) è presente un elemento di corruzione, di degradazione che è importante considerare, la sirena non è solo fascino, attrazione o piacere di abbandonarsi ai propri istinti, la sirena è pericolo. E’ l’aspetto oscuro del l’archetipo del femminile che nel mito porta nella morte e alla perdita dell’anima, e al presente conduce alla perdita della propria identità sociale, al rinnegare i propri valori, pagando un prezzo altissimo per una soddisfazione illusoria.


Ma la sirena nei sogni non si lega solo alle fantasie amorose, a sogni ed inganni, ad un’ esasperata immaginazione sentimentale ed erotica, all’inganno delle passioni, la sirena può indicare ogni altro tipo di tentazione. Ad esempio quella di gettarsi a capo fitto in una situazione attraente, ma illusoria, senza sbocchi, pericolosa.

Ed in alcuni casi può incarnare il fischio di una “sirena” acustica, una sorta di stop, di blocco ad iniziative o situazioni. L’inconscio ha le sue misteriose ragioni ed un originale senso dell’umorismo, e sceglie le immagini che giudica più congeniali alla sensibilità del sognatore, allo scopo di stimolare il ricordo e colpire l’attenzione. 




Un gigante nei sogni

Il gigante nei sogni si collega ad un aspetto del sognatore che è “cresciuto” a dismisura e può schiacciare ed ostacolare altri aspetti.

Il gigante nei sogni è un simbolo molto interessante: abbastanza raro, è rappresentazione di qualcosa di “gigantesco” che si sta manifestando nel sognatore o nella sua vita.

Giganti sono gli uomini enormi che nella mitologia greca vengono generati da Gaia, la terra, per vendicarsi dei Titani rinchiusi nel Tartaro. Loro caratteristica è la forza, la possanza, le dimensioni, ma soprattutto la materialità, che contrasta ogni bisogno aereo e spirituale. 

Il gigante nei sogni riporta con i piedi per terra, rappresenta la terra e le istanze terrene ed il peso di queste all’interno di una dinamica o di una situazione, il valore dell’oggettività e della realtà. Capiamo allora quanto possa essere importante la sua immagine nei sogni e quanto possa contribuire a meglio comprendere ciò che sta accadendo nel sognatore ed intorno a lui. 


Materialità, pregnanza, oggettività, concretezza, forza fisica…sono tutte le qualità che possiamo ricercare nel gigante dei sogni oltre ad una certa “inflazione dell’io” e ad un senso di orgoglio smisurato. 

Il gigante si collega quindi ad un aspetto del sognatore che è “cresciuto” a dismisura e può schiacciare ed ostacolare altri aspetti, ma può anche indicare il “gigantesco” potere di alcune idee ed aspirazioni o una sorta di ingenuità che deriva dalle immagini di “gigante buono” che con le fiabe abbiamo introiettato. 

Vediamo allora che, nonostante l’apparente semplicità di interpretazione, il gigante nei sogni è un simbolo complesso che va analizzato volta per volta, e che può rimandare a significati molto diversi tra loro.


Una fata nei sogni

La fata in molti sogni simboleggia la capacità di trascendere la realtà del quotidiano e di azzardare nuove ipotesi di vita libere da regole umane, fuori dai limiti del comune vivere.

Presente nei racconti e nelle fiabe di ogni paese, la fata appare di rado nei sogni, ed suo aspetto e carattere possono essere quanto mai mutevoli.
La fata è la rappresentazione delle possibilità soprannaturali o dei poteri sviluppati dalla mente, di una fantasia ed immaginazione dominanti, delle energie sottili che non trovano modo di manifestarsi. 

Nella mitologia romana e greca Parche, Moire e Keres si possono considerare le antenate della fata, le radici da cui originano i poteri che danno accesso ad una visione dell’esistenza ampia e misteriosa, in cui si tessono i destini individuali.
Ugualmente significative sono, nella loro ambivalenza, la Banshee della cultura celtica che in se’ riunisce opposte caratteristiche di fata-strega, e Melusina che, nelle sue metamorfosi di donna-serpente, è l’immagine potente degli aspetti contrastanti che dall’inconscio tracimano nell’esistenza. 

Le qualità della fata sono spesso ambigue, in lei male e bene si confondono o sfumano l’uno nell’altro. E così il carattere di “meraviglia” che suscita, l’ incanto, la bellezza, il senso di magia facilmente si trasformano in orrore, sospetto, paura.
 
La fata in molti sogni simboleggia la capacità di trascendere dalla realtà del quotidiano e di azzardare nuove ipotesi di vita libere da regole umane, fuori dai limiti del comune vivere. 

Ciò può portare a concepire i progetti più audaci, le fantasie più entusiasmanti ed affascinanti anche quando non appaiono supportate da reali qualità e possibilità di realizzazione, anche quando sono solo frutto di un mancato adattamento ai cambiamenti o alla staticità della situazione. Fantasie e grandiosità irreali che, nei casi limite, sono determinate da un’inflazione dell’io. 

Per questa ragione la fata può spaventare a morte le parti più ligie, più abitudinarie, più inquadrate della personalità. La fata è ciò che non si riesce a realizzare e che che cova nell’inconscio gonfiandosi fra desiderio e rancore, fra senso di possibilità e sgomento della rinuncia.
Così questo simbolo può portare vitalità e mostrare al sognatore aspetti di se’ “particolari”, di grande sensibilità e fantasia, di grande fascino, espressioni del femminile e della forza della madre terra.
O al contrario, concentrare in se’ l’ambiguità di una sofferta trasformazione, di una mancanza di adattamento, di un dualismo in cui madre oblativa e madre terribile convivono senza equilibrio.



Extraterrestri nei sogni

Extraterrestri, ufo ed alieni, fra fantasie e sogni danno sostanza a tutto l'inconoscibile, ma pure alle profondità più insondate dell'inconscio individuale e collettivo.

Extraterrestri ed alieni compaiono sempre più spesso nei sogni dell’uomo civilizzato e sono sempre più radicati nella fantasia collettiva. 

Fra scienza e fantascienza, alle prese con teorie e scoperte sempre più avanzate sull’universo e sulla vita, nel tentativo di immaginare o di definire l’ignoto e di conoscere gli spazi interstellari, l’ extraterrestre incarna il mistero più profondo e lo rende tangibile ed affrontabile. 

E se di volta in volta questi assume le caratteristiche dell‘eroe, del nemico o di un sorprendente “altro da se’“, misura anche il tentativo di afferrare razionalmente ciò che è lontano anni luce dall’umano, di colmare la distanza ed il vuoto, di calmare la paura del diverso, di percepire una somiglianza o fuggire dallo specchio di Medusa di un’orrenda diversità. 

Ma soprattutto consente di non immaginarsi soli, semplici e casuali fenomeni di una natura senza scopo. Così che ufo, alieni ed extraterrestri fra fantasie e sogni danno sostanza a tutto l’inconoscibile, ma pure alle profondità più insondate dell’inconscio individuale e collettivo. 

E se da un lato questo può essere spaventoso ed oscuro, come molti degli aspetti rinnegati che fanno parte della nostra “ombra“, dall’altro offre una via di fuga dalla condizione umana, la possibilità di immaginare tutto e di giustificare tutto. 

Nei sogni l’extraterrestre diventa il simbolo della diversità assoluta e del bisogno di evadere dal quotidiano o di un rifiuto della realtà. “Sei proprio un extraterrestre” è una frase che, detta con ammirazione o con rifiuto, esclude ogni somiglianza ed isola da ogni contesto. 

Sognare di essere un extraterrestre può mettere in evidenza le parti della personalità del sognatore che aspirano ad essere diverse e che non sentono o non amano il contatto con quanti vivono attorno, oppure indicare una fantasia eccessiva e fine a se stessa che porta lontano dai compiti e dalle responsabilità quotidiane. 

Mentre extraterrestri che nei sogni minacciano l’umanità o il sognatore sono rappresentazione di parti rinnegate che stanno emergendo dall’inconscio, o più oggettivamente espressione del proprio sentirsi soli, isolati, emarginati ed avvertire gli altri profondamente diversi ed ostili.

Colloqui sereni e scambi avventurosi con gli extraterrestri dei sogni possono mostrare la voglia, il desiderio o la necessità di accedere ad un sapere diverso, ad amicizie più interessanti, ad esperienze fuori dalla norma, di superare i propri limiti e mettersi alla prova.

Diverso il caso in cui nei sogni si vedano ufo ed astronavi. Questi elementi possono, a seconda del contesto e delle sensazioni che provocano, rappresentare il timore del sognatore nei confronti del mistero e delle cose che non conosce, essere l’espressione della sua ansia di fronte a reali situazioni problematiche ed oscure, oppure mettere in scena, attraverso un’eccessiva propensione alla fantasticheria, il suo desiderio di evasione dalla realtà.

(riguardo questi tipo di sogni postero' a breve informazioni piu dettagliate)



Sognare Dio

Sognare Dio è un modo per ricollegarsi ad una sapienza superiore interna che trascende quella prettamente umana del vecchio saggio, per ampliarsi verso una sublimazione degli umani desideri, una visione allargata che oltrepassa le emozioni e le circostanze vissute.

Non è un sogno frequente, ma la presenza di Dio vi è avvertita come unica ed assoluta, come certa ed essenziale. Il Dio che compare nei sogni può avere sembianze da Antico Testamento: alto, imponente, grande, vecchio, con la barba bianca e richiamare allora (in parte ) l’archetipo del vecchio saggio o del padre, ma può anche offrirsi in forme fumose ed indistinte come vapori o fiamme o con una voce proveniente dal cielo.
Può imporre la propria presenza vigile o spendersi in affermazioni, consigli, asserzioni che possono essere collegate a ciò che il sognatore sta vivendo o vestite di un’aura enigmatica come quesiti da decifrare. 

L’idea di Dio è indissolubilmente legata a quello all’uomo e, in modo particolare nei sogni, rappresenta tutte le incognite che l’esistenza reca in se’, l’idea stessa di immensità e di vuoto oltre la tangibile realtà, di assenza temporale, di indissolubilità. E’ l’inizio e la fine, il senso dell’Uno da cui tutto origina ed in cui tutto si concentra.
E’ l’idea astratta di un significato oltre l’incognita della comprensione umana. Concetti che sfiorano l’ immensità, l’infinito e il bisogno di significato, che si distaccano dalle miserie e dalla povertà dell’umano operato e che, per questa ragione, fondono nel Dio che compare nei sogni, gli aspetti psichici meno legati al contingente e che hanno una precisa idea di divinità e di onnipotenza, che ragionano in termini di metafisica e di distacco dalle situazioni. 

Un Dio interiore che parla per correggere, per esortare, per indirizzare o per proteggere e le cui considerazioni hanno grande risonanza nel sognatore che, impressionato, cerca l’ interpretazione di questo “messaggio del cielo“.
Così i sogni in cui Dio parla o si rende visibile possono essere molto importanti proprio per la quota di attenzione che sicuramente il sognatore vi riserva, costituendo un sicuro espediente per catturarne l’attenzione. 

Sognare Dio è un modo per ricollegarsi ad una sapienza superiore interna che trascende quella prettamente umana del vecchio saggio, per ampliarsi verso una sublimazione degli umani desideri, una visione allargata che oltrepassa le emozioni e le circostanze vissute.
Come se l’inconscio facesse ricorso alla potenza di questo simbolo per richiamare il sognatore alla potenza che egualmente alberga in lui, alla possibilità di leggere le situazioni con una ampiezza e saggezza superiore, come se lasciasse intravedere il frammento di divinità in tutti presente. 

Sognare Dio può segnalare la necessità di recuperare il contatto con aspetti del proprio sentirsi “divini” o del proprio potere personale, con la necessità di vedere oltre il contingente. Può segnalare allora la forza e la ricchezza presente in noi e la capacità, di conseguenza, di perseguire realizzare i propri obiettivi nonché superare eventuali ostacoli.

Dio nei sogni può richiamare, con la sua presenza, anche il bisogno di protezione e di conforto, la necessità di una presenza superiore e di una giustizia “divina”, mostrando così paure ed esitazioni o l’incapacità di gestire il proprio vissuto
Può, al contrario mettere in evidenza aspetti di estrema sicurezza o un senso di onnipotenza che forse offusca la nostra capacità di giudizio ed il nostro modo di relazionarci agli altri.



L'unicorno nei sogni

L'unicorno compare nei sogni raramente, ad indicare il bisogno di ritagliarsi uno spazio intimo non toccato dalla banalità o dalla tristezza del quotidiano. Questo avviene più facilmente nei sogni di adolescenti o bambini che sentono la paura di crescere e cambiare....

L‘unicorno, animale fantastico e bellissimo che popola miti e leggende, ha caratteristiche fiabesche, sognanti e “magiche” e con il suo riconosciuto carattere fantastico gode di un tale favore, nell’immaginazione collettiva, da popolare anche i sogni (per lo più di giovani e bambini). 

L’unicorno viene rappresentato come un cavallo con un lungo corno, dalle virtù guaritrici e antivenefiche, sporgente dalla fronte e la leggenda vuole che il suo carattere indomito e selvaggio venga ammansito solo dalle cure di una fanciulla vergine. 

Nell’antichità lunghi corni di narvalo rinvenuti sulle spiagge erano raccolti, spacciati o rivenduti come appartenenti all’unicorno e, forse è stata proprio la forma perfetta, spiraleggiante ed intrigante di questo attributo a suscitare l’idea di un animale così particolare, bello e raro. Solo nella prima metà dell’800 la nascente scienza zoologica escluderà con decisione l’esistenza in natura di tale specie. 

Ma l’unicorno ha continuato ad esistere nei miti e nella fantasia, e la sua grazia e bellezza sono diventate simbolo di una grazia e bellezza spirituale e di una purezza che appartiene alle sfere superiori. Il corno è un evidente simbolo fallico, ma la sua posizione al centro della fronte ( zona preposta all’uso della ragione, “terzo occhio” per la capacità di vedere oltre il tangibile ed il materiale) sublima ogni carica erotica ed ogni fisicità. 

Ecco che l‘unicorno concentra in se’ tutta la carica dell’amore nel senso più ampio, ma senza le implicazioni del sesso. Simbolo del Cristo e dell’amore vero, puro e disinteressato che fugge ogni lusinga della materia, la sua immagine elegante si lega al mondo della fantasia, a qualcosa di incorruttibile e non soggetto alle leggi del tempo, della necessità, della realtà. 

Compare nei sogni raramente, ad indicare il bisogno di ritagliarsi uno spazio intimo non toccato dalla banalità o dalla tristezza del quotidiano. Questo avviene più facilmente nei sogni di adolescenti o bambini che sentono la paura di crescere e cambiare, che avvertono la fatica di vivere in un ambiente in cui non ricevono adeguato nutrimento interiore. 

Sono bambini o persone sensibili che non si fermano alla superficie delle cose e che hanno bisogno di ben altro che le cure materiali. L’unicorno che compare nei loro sogni è l’espressione del loro mondo interiore, del loro “sentire”, di un desiderio di “unicità”, profondità e completezza. 

Così anche nei sogni degli adulti l’immagine fantastica dell’unicorno esalta gli aspetti psichici legati alle emozioni più pure e gratuite, alla possibilità di vivere sentimenti idilliaci, a desideri di bellezza e di bontà, al senso di meraviglia verso la vita, all’ingenuità e all’ integrità personale. 

Ma può anche esprimere il ritiro nei confronti della realtà, la paura verso il rapporto sessuale, il rifiuto verso le implicazioni pratiche e materiali di un rapporto d’amore o di una qualsiasi relazione, mettendo in evidenza l’adesione ad un mondo immaginato e sognato che ha il sapore dell’ideale.



Un vampiro nei sogni

I sogni in cui il vampiro o i vampiri ci assediano, sono l'espressione perfetta delle parti di noi che si sentono "vampirizzate" dalle richieste altrui e che, per educazione, gentilezza e generosità ( a volte anche per amore) mettiamo a tacere, salvo poi sentirci insoddisfatti e pieni di rabbia.


Questo mostra che ha uno spazio rilevante nelle fantasie umane, la psiche e l’inconscio collettivo lo eleggono rappresentante delle oscure minacce che sorgono dal buio, e le tradizioni e credenze di molte popolazioni dell’est, lo confermano in questo ruolo. 

Il vampiro, creatura diabolica, non è altri che un cadavere che si risveglia al tramonto, e sotto forma di pipistrello vaga alla ricerca di un essere umano cui succhiare il sangue. 

Questo gli permette di mantenere l’ immortalità in un lungo tempo buio di sospensione dalla morte. A sua volta, colui che viene morso, diventa vampiro ed il contagio si diffonde. Il vampiro è un “ladro” di vita che nutrendosi di sangue assorbe l’energia e la forza necessari a mantenersi vitale, privandone la sua vittima e portandola ben presto alla morte.

La dinamica vittima -carnefice fra i due ha risvolti di grande interesse, perchè ricalca la struttura di molte relazioni di coppia (e non solo) in cui uno prende e l ‘altro si lascia defraudare, e comprende anche aspetti di sensualità e di eros ampiamente sfruttati nella struttura delle storie: il vampiro che si accosta al bianco collo della fanciulla che languida si abbandona, il vampiro sedotto dalla bellezza della giovane il cui morso diventa un bacio appassionato, la fanciulla che, pur terrorizzata, non riesce a sottrarsi al suo potere ed al piacere erotico del morso-bacio, l’uomo concupito e morso da una bellissima donna vampiro ecc.. le variazioni sul tema sono innumerevoli. 

La fame di sangue del vampiro non è altro che “fame di vita” che egli non riesce a saziare da solo, un vuoto che ha bisogno di essere colmato e che si traduce in un contare sugli altri per la soddisfazione dei propri bisogni. 

Nei sogni il vampiro è rappresentante simbolico di tutti gli attacchi e le invasioni alla propria privacy, degli individui che prendono e pretendono tempo, attenzione, disponibilità, di chi “succhia” energia con le sue richieste o le sue lamentele. Pensate a tutte le volte che, per gentilezza avete ascoltato un amico, un parente, un conoscente in lunghi sfoghi o conversazioni a senso unico il cui unico fine è stato “usarvi” per lenire malessere e frustrazione, e vi siete trovati poi drenati, completamente privi di forza e con la vaga impressione di essere stati manipolati. 

In realtà i sogni in cui il vampiro o i vampiri ci assediano, sono l’espressione perfetta delle parti di noi che si sentono “vampirizzate” dalle richieste altrui e che, per educazione, gentilezza e generosità ( a volte anche per amore) mettiamo a tacere, salvo poi sentirci insoddisfatti e pieni di rabbia. 

Alcune persone schive e solitarie che vivono il contatto con gli altri con il timore di una fusionalità sentita come perdita di confini e della propria identità, sognano il vampiro quando si sentono molto attratti da una persona dell’altro sesso, oppure quando si sentono minacciati da un rapporto un po’ più stretto e da momenti di intimità. 

Naturalmente il vampiro dei sogni può rappresentare anche un aspetto del sognatore che “succhia”, che pretende, che invade gli altri. La struttura dell’immagine e le emozioni che ne scaturiscono saranno allora di grande aiuto per comprendere in che modo agisce e quanto sia riconosciuto il “vampiro interiore” che può collegarsi anche alla brama di potere e di controllo sugli altri, o alla necessità più o meno conscia di servirsi degli altri per sopravvivere o per emergere.



Fantasmi nei sogni

Sono chiara rappresentazione anche dei "fantasmi interiori", di pensieri tormentati o ossessivi che vengono tenuti segreti, controllati e che non emergono minimamente nella realtà dell'individuo. Sarà utile allora per il sognatore porsi domande sulla sua vita e sulle emozioni che mantiene sotto chiave per paura, per vergogna o per il timore di non saperle gestire.

Capita che nei sogni facciano la loro comparsa fantasmi, spiriti o apparizioni soprannaturali. In genere recano molto spavento e muovono il sognatore ad una fuga precipitosa o all’adempimento di rituali atti a farli scomparire. 

A volte però questi fantasmi vengono riconosciuti: sono spettri di persone defunte che paiono volere instaurare un dialogo, o apparizioni dall’energia benevola che recano massaggi più o meno misteriosi. L’analisi di questi sogni, deve partire dall’emozione primaria che queste immagini provocano.
I fantasmi che spaventano e provocano terrore sono in genere legati ad aspetti rinnegati, parti della personalità ricacciate nelle profondità dell’inconscio, Se‘ che non hanno avuto la possibilità di svilupparsi e sono rimaste latenti, prive di consistenza, “immateriali”.
Si mostrano allora attraverso l’incubo notturno al fine di creare un collegamento, di agganciare, con la paura, il ricordo e l’attenzione del sognatore.

 E sono chiara rappresentazione anche dei “fantasmi interiori”, di pensieri tormentati o ossessivi che vengono tenuti segreti, controllati e che non emergono minimamente nella realtà dell’individuo. Sarà utile allora per il sognatore porsi domande sulla sua vita e sulle emozioni che mantiene sotto chiave per paura, per vergogna o per il timore di non saperle gestire. 

Il fantasmi nei sogni possono segnalare anche la paura di affrontare il quotidiano, o il sentirsi ininfluenti, “senza peso“, sentirsi “come fantasmi” all’interno di un contesto sociale, in una relazione, in famiglia. Questi fantasmi spaventosi sono simbolo di tutto ciò che appare confuso, irrazionale, tutto ciò che fugge la chiarezza della ragione, e possono rappresentare anche persone che hanno atteggiamenti ambigui e da cui è necessario guardarsi, o indicare situazioni a cui è meglio non dare “peso“, non dare importanza. 

Quando i fantasmi compaiono nei sogni con le immagini amate di un defunto conosciuto, è necessario comprendere il legame che lo univa al sognatore mentre ancora era in vita: affetto amore o solo un rapporto di conoscenza. Fantasmi di persone che vengono riconosciute possono apparire nei sogni a segnalare la necessità di scavare nel passato, o di “guarire” un ricordo, o di ripensare alle qualità di quella persona. 

Capita che questi fantasmi dei sogni vengano percepiti come “apparizioni” soprannaturali, come spiriti dall’aspetto più o meno benevolo, e che abbiano un effetto rassicurante e di sostegno per il sognatore, o che rechino messaggi incoraggianti ed utili a compiere una scelta. 

A queste apparizioni possiamo attribuire un valore di “guida interiore“, che si manifesta sovente nei sogni attraverso immagini archetipiche, apparizioni sì, incorporee e fugaci, ma capaci di trasmettere una forte energia: spiriti di condottieri, di re o regine, spiriti di animali o di piante.


La Madonna nei sogni

La Madonna nei sogni esprime aspetti del femminile interiore fra i quali maternità e sacrificio, amore ed oblazione, potere e sacralità, fiducia e consolazione. Presta la sua immagine a tutti i contenuti della psiche che hanno contatto con la sicurezza e la spiritualità, che sanno raccogliere e leggere i segnali della vita, che sanno trovare risposte.

La Madonna nei sogni è rappresentazione di un aspetto archetipico che esprime tutta la potenza, la sacralità, la dignità del femminile. Maria Vergine, la Madonna, è la madre di Cristo ed è la figura che ricompone la terribile frattura che le religioni monoteiste hanno portato fra maschile e femminile

Non avrai altro Dio all’infuori di me”, recita uno dei comandamenti. Il Dio biblico patriarcale così esigente ed assolutista, spazza via, con la sua potenza e le sue rigide norme, il Pantheon delle antiche divinità equamente divise fra maschi e femmine.
Questa l’origine di un grande disequilibrio che ha favorito il patriarcato in tutto il suo potere ed arroganza, che ha represso i valori del femminile ed inibito il potenziale psichico individuale. La tensione psichica verso l’unità e la completezza, espressa simbolicamente nel polo maschile e femminile della divinità, viene con l’avvento delle religioni monoteiste grandemente compromessa. 

Un cambiamento si avrà solo con l’avvento del Cristo: la sua intermediazione fra Dio e l’umanità si rifletterà anche sul femminile dimenticato. La Madonna splende della luce e del potere che il figlio le attribuisce, e questo femminile, seppure sublimato e privato di carnalità e materialità (aspetti che possono sfuggire al controllo maschile), va considerato un tentativo di ripristino del femminile divino da parte della chiesa cattolica.

Tentativo in seguito consolidato con l’istituzione del dogma e del culto della Beata Vergine, che Jung stesso definì il più importante evento della riforma.
La Madonna nei sogni esprime aspetti del femminile interiore fra i quali maternità e sacrificio, amore ed oblazione, potere e sacralità, fiducia e consolazione. Presta la sua immagine a tutti i contenuti della psiche che hanno contatto con la sicurezza e la spiritualità, che sanno raccogliere e leggere i segnali della vita, che sanno trovare risposte. 

La Madonna che compare nei sogni è rappresentazione simbolica di un aspetto del sognatore che emerge allo scopo di consolarlo con la sua energia amorevole e materna, di incoraggiarlo con messaggi, di guidarlo con indicazioni, di rispondere alle sue paure ed incertezze. E’ una parte molto potente che può avere effetti di guarigione e di cambiamento. 

Una parte che sa “fare miracoli” e che per questa ragione riconnette l’individuo al suo potere personale, all’importanza della creatività e all’accettazione viscerale della vita e delle esperienze che questa porta.


L'orco nei sogni

Tutti quanti conosciamo l’orco delle fiabe. I suoi passi pesanti, l’ombra angosciante della sua mole, la sua fame di carne umana e infantile, hanno segnato una parte della nostra infanzia e...

Tutti quanti conosciamo l’orco delle fiabe. I suoi passi pesanti, l’ombra angosciante della sua mole, la sua fame di carne umana e infantile, hanno segnato una parte della nostra infanzia e possono riemergere nei nostri sogni.

L’immagine di questo personaggio giganteggia in noi come simbolo di quell’energia maschile cieca e prona agli istinti, al puro piacere o alla convenienza del momento. L‘orco non è intelligente e nemmeno molto furbo, ma ha naso fino, un senso primitivo ed animalesco sviluppato, e questo ne determina i comportamenti e le risposte alle varie situazioni. 

L’immagine dell’ orco che il nostro immaginario infantile ci rimanda, compare raramente nei sogni, sostituito facilmente dal mostro bieco e massiccio, che come l’orco segue un istinto di convenienza di soddisfazione. L’orco è simbolo dell’aspetto che tutto divora e distrugge e che per la sua sopravvivenza impedisce la crescita altrui. 

E’ l’ Urano mitologico che divora i suoi figli, l’archetipo paterno nel suo polo negativo, colui che preferisce la morte dei suoi figli alla loro indipendenza, che teme il loro potere da cui si sente annientato o detronizzato, che vuole conservare il proprio senso di onnipotenza e non sopporta l’idea di dividerla o di esserne defraudato. 

L’orco-mostro che compare nei sogni, può essere segnale di una forza cieca e inglobante che opera nella cerchia ristretta del sognatore, di una persona che tenta di dominarlo, di pervertirlo, di plagiarlo. Di una situazione in cui il sognatore appare come vittima sacrificale o incapace di difendersi. 

Può essere simbolo anche di un padre che tiranneggia, che controlla e si impone con la forza, che pretende sottomissione. 

L’orco è anche immagine di grande impatto che ci mette in contatto con gli aspetti di noi più primitivi ed incontrollati, con tutti gli istinti meno legati alla civilizzazione, con le pulsioni bestiali ed assassine che sono represse dalla coscienza e dal sistema di regole e valori. 

Può comparire anche come reazione ad una estrema mitezza, disponibilità e bontà del sognatore, e in questa prospettiva, va considerato come tentativo della psiche di equilibrare ciò che viene avvertito esagerata generosità e apertura verso il prossimo, che mette in allarme gli aspetti più egoisti e legati al proprio particulare.






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(Fonte:di Marni o Marzia Mazzavillani link:guide.supereva)



mercoledì 29 maggio 2013

Animale guida - GIAGUARO

GIAGUARO 
Lo SCIAMANO

 

Per la connessione con il potere sciamanico. Aiuta a sviluppare intuizione e a fidarsi della propria capacità di vedere ciò che gli altri non vedono. Profondo conoscitore dell’animo umano il giaguaro vede i segreti e col suo ruggito svela la verità.

Se udite un Giaguaro ruggire, è possibile che lo spirito di un morto stia venendo a parlarvi.
O forse un Temporale sta per scuotere la vostra vita: potete subirlo con terrore oppure far vostro il potere del Tuono che vi carica di elettricità e risveglia la natura (anche in città!).
Se un Giaguaro viene a visitarvi, forse state vivendo o vivrete un eclissi, ma il Giaguaro vi rivela che il Sole Nero non è altro che il Sole che splende sottoterra e illumina un mondo nascosto e poteri che non sospettavate.
Di questi poteri potete far tesoro, sappiate però che dovrete far tutto da soli e tener segreti i vostri intenti. 


Difficile è padroneggiare questo potentissimo totem. In altre culture direbbero che solo i chiamati a diventare sciamani possono, gli altri ne vengono posseduti.
Noi moderni, così complessi, siamo più di rado vittime di vere possessioni, in compenso siamo bravissimi a difenderci dagli spiriti potenti "indebolendoli". Perciò spesso chi ha come animale di potere un Giaguaro o altri spiriti troppo "forti" (come l'Aquila) non è magari posseduto, ma è molto debole.

Il Giaguaro infatti ci porta poteri assai impegnativi da gestire, come la forza e la versatilità insieme, il talento in molti campi diversi, ma anche la solitudine, il potere di gestire questi talenti da soli, senza l'aiuto degli altri.
Gli uomini-giaguaro, se prendono in mano il loro potere, sanno esprimersi su terreni assai diversi, esploratori di vasti e incontaminati territori in senso sia letterale sia spirituale.

Sono maestri nell'agguato e nell'attendere il momento opportuno, e quando attaccano sono inesorabili.
E' difficile dominare l'aggressività del giaguaro e possono esserne, quand'è il momento, posseduti: devono assolutamente allenarsi a tener sotto controllo il loro alleato su questo piano.

Hanno la capacità di gettar luce nel Mondo Sotterraneo e illuminare luoghi che la maggior parte degli altri non vorrebbero vedere.

Individualisti, scontrosi, spesso insofferenti alla presenza degli altri, suscettibili, hanno bisogno di un loro spazio vitale che non venga invaso. Possono aver difficoltà nella vita di coppia.
Devono sviluppare i loro progetti da soli e tenere segrete le loro intenzioni altrimenti perderanno potere e alla fine saranno deboli e sconfitti.
Tutto ciò che realizzeranno sarà dovuto solo ai loro sforzi personali.

Sono affascinanti ma suscitano timore e diffidenza. Timidi ma anche aggressivi e talora spietati.

Riescono a vivere in situazioni dove altri non sopravviverebbero e trovano nutrimento con maestria in modi inaspettati e in tutti campi. Per questo non sorprende che possano diventare guide di altre persone e maestri, pur rimanendo in fondo soli (così come gli sciamani tradizionali).

Avranno olfatto e vista, specie notturna, acuti o li acuiranno rafforzando il loro legame col Giaguaro. Così pure i loro denti e mascelle.
Sanno vedere nel buio e hanno dunque doti di chiaroveggenza, spesso fin dall'infanzia.
Se però non riescono a gestire o rifiutano la sfida di padroneggiare il loro potere, presenteranno problemi proprio alla vista e ai denti, non riusciranno a esprimere aggressività e il Giaguaro diverrà aggressivo contro di loro. Oppure si faranno dominare dall'animale saltuariamente senza riuscire a sfruttarne davvero il potere.
Sono attivi di notte e di gorno, ma più di notte. I loro poteri, specie sciamanici, saranno maggiori nelle ore del tramonto e dell'alba. 






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Animali guida - Il Simbolismo Sacro del DRAGO


Il simbolo del drago rappresentato da più secoli nelle nostre terre, deriva dal serpente primordiale che rappresenta il caos e che viene collegato alla Dea Madre.


Solo col Cristianesimo questo simbolismo diviene l’espressione del male, in quanto non riuscendo a modificarlo o distruggerne il forte significato, si era preferito demonizzarlo.
Il Drago è sempre stato accomunato al simbolo di fecondità, di nascita e morte (inizio e fine).
Rappresentato nel medioevo dall’Ouroboros, serpente o drago che si morde la corda, motivo principalmente utilizzato nelle operazioni d’Alchimia, simbolo di trasmutazione della Materia bruta.
Esprime l’idea che la fine e l’inizio si compenetrano, fanno parte l’uno dell’altro, così che esprimono l’idea della trasformazione, dell’evoluzione, della Grande Opera Alchemica applicata sia alla materia bruta che all’Individuo.
Presso le popolazioni celtiche rappresentava la reminiscenza e la rappresentazione mentale.
Nonostante questa demonizzazione il drago lo troviamo spesso rappresentato sulle chiese cristiane, a partire dal Duomo di Milano e dal simbolo stesso dello stemma visconteo.
Nell’antica Europa, in tempi remoti, quando la cultura Celtica era ancora agli albori, il concetto di Vita era un processo continuo di interscambio fra mondo profano e mondo religioso; questo è significativo, perché ci fa capire come tutto fosse armonioso, e di come l’Uomo si rapportasse alla Natura, nella sua completezza. Tutto avveniva non in modo sentimentale, come avviene oggi, ma secondo le leggi interiori che appartengono anche al Cosmo: il microcosmo che "comunica" col macrocosmo.
Un’indagine approfondita, quindi, non può scindere i due aspetti di una tradizione così antica. Spesso, si sente parlare dei Draghi, animali misteriosi e primordiali che un po’ ci incutono timore, ma nessuno ne comprende il vero significato: anch’essi fanno parte del nostro mondo, ma operano direttamente nell'astrale bianco. Per capirne le potenzialità dobbiamo immergerci ed arrivare fino al tempo degli antichi sacerdoti; tempo che ci conduce fin quasi all'origine della civiltà conosciuta. Si racconta che in origine i Druidi, appresero la loro arte magica nelle Isole a Settentrione del Mondo. Queste isole erano situate nell’Altromondo, oltre le Acque. 
Qui “… non c’è né terra, né acqua, né aria allo stato puro, ma una specie di miscuglio dei tre elementi, dove terra, acqua e aria sono mescolati come fossero tutti riuniti. L’Altromondo non è misurabile, è un eterno presente e un mondo di illusioni”. Il dio che governa queste terre è Crono (signore del Tempo); è assopito, poiché queste terre sono senza tempo. Il quinto elemento, il fuoco, non esiste ancora, e quindi “nulla può essere plasmato”. Tutto rimane inerte, in uno stato chiamato “del sogno eterno”.
L’Irlanda, la Gran Bretagna, la Scandinavia, rappresentano l'immagine terrena di queste terre, il riflesso di uno specchio gigantesco.
I Tuatha Dé Danann, popolo dell’età del Bronzo, andarono nella regione Iperborea, ad imparare la magia, le scienze, il druidismo, la saggezza e l’arte, nelle quattro città principali Falias, Gorias, Murias, Findias, ove risiedevano i quattro Druidi guardiani Morfesa, Esras, Uiscias, Semias, trasmettitori di scienza e conoscenza.
Al loro ritorno portarono quattro oggetti sacri:

  • Da Falias la Pietra di Fail (Lia Fail "Pietra del destino"), dell'elemento Terra
  • Da Gorias la Lancia di Lugh (Sleá Bua, "Lancia di vittoria"), dell'elemento Aria
  • Da Murias la Spada di Nuada (Claím Solais, "Spada di Luce"), dell'elemento Fuoco
  • Da Findias il Calderone di Dagda (Coire an Dagdae), dell'elemento Acqua.

La parte finale “as” significa “esterno”, “al di fuori”, e significa essere nel mondo senza tempo. È significativo che per giungere in queste terre, si debbano attraversare acque tempestose; queste, infatti, rappresentano l’interiorizzazione delle nostre emozioni (la Luna), e attraversarle significa andare incontro all’oblio; qui ci si deve scontrare con il “Guardiano della Soglia”, un drago minaccioso che punisce coloro che non sono ancora in grado di intraprendere questa via. 
Poiché precedono la forma, le acque rappresentano la Vita nel significato più alto del termine. Si può rimanere prigionieri della corrente che trascina dove vuole. L’acqua è quell’impulso che ci porta verso il basso, in uno stato passivo, e per vincerla si deve anteporre la parte attiva del nostro fuoco che indirizza la sua Volontà (quindi la propria Individualità), verso la Forza interiore. I druidi officiavano presso i nemeton (santuario, tempio) ossia le foreste, e all’inizio di ogni rituale proferivano queste parole: “Nemora alta remotis incolitis lucis” Abitate santuari profondi, in foreste remote.
I luoghi prescelti erano centri particolarmente carichi di forza magnetica, uniti da una linea immaginaria (ma non tanto): gli omphalos. Mediolanum (Milano), che significa “centro di perfezione”, era collegata, ad esempio, a New Grange (Irlanda), Carnac (Francia), Stonehenge (Inghilterra) e a Delfi (Grecia). 

I draghi della tradizione celtica rappresentano i guardiani delle nostre potenzialità, e di quello che abbiamo “ereditato” da lontano. Questi ci permettono di avere una chiave in più per conoscere noi stessi. Sono lo specchio del nostro Cosmo interiore e rappresentano i “guardiani dei Templi”:  


Questi Draghi sono a guardia dei loro tesori, e riuscire a vincerli, significa compiere la propria trasmutazione, la via palingenetica che porta all’equilibrio interiore. Compiere questo cammino è pericoloso, se non si è più che preparati. Vi sono 3 stadi principali (secondo gli antichi sacerdoti), che l’individuo deve superare durante il proprio cammino palingenetico: 
  • 1. Fase di regressione o morte iniziatica, durante la quale ci si spoglia di tutti gli stereotipi della vita moderna, per apprendere le arti druidiche.
  • 2. Fase di rinascita, durante la quale ci si appropria delle conoscenze degli Avi. I Totem ci guidano alla contemplazione della Natura.
  • 3. Fase della rivelazione, durante la quale si completa la formazione iniziatica per procedere lungo il cammino palingenetico. I Draghi ci aiutano ad attraversarli, a patto che siano gli Uomini a volerlo, a porre la propria Volontà (superiore) al servizio del divino che risiede in ogni dove.

I quattro animali primordiali, a differenza dei draghi, rappresentano le ere terrestri e l’involuzione dell’Essere Umano, verso la materia. Anche se molti sono convinti del fatto che discendiamo dalla scimmia, la mitologia e le tradizioni di tutti i popoli della Terra, confermano il fatto che l’Uomo Primordiale, era in origine un dio, e che a seguito della sua discesa in terra, ha subito delle metamorfosi. Tutti parlano di sfere di pura energia, e le scimmie sono soltanto il tentativo, grossolano, di materializzazione di queste forze. Nel ciclo mitologico d’Irlanda, presente nel “Lebor Gabala Eireann”, si fa menzione di quattro stirpi di dei e semidei, che furono i fautori di queste ere. L’Uomo, in queste fasi, subisce delle “trasformazioni” simboleggiate dai Totem, da quelle forze rese manifeste e disposte al suo servizio.  

La Materia manifesta va alla scoperta e alla conquista della terra. Si cerca di ritornare alla fonte, risalendo la spirale dei tempi, verso un ciclo anteriore ma ad un grado più elevato. Secondo la legge dell’evoluzione. Dopo i Milesi (figli di Mile), giunge in Irlanda S. Patrizio, l’indovino, il quale deve ritornare “a casa”, verso la fonte originaria, memore di tutte le sue esperienze fatte nelle precedenti ere.

Le strade percorse da millenni dai nostri antenati, sono rese oggi più difficili dalla nostra lenta ma inesorabile involuzione verso la materia. Questo non significa, però, che il nostro sia un cammino impossibile, anzi, possiamo affermare con assoluta certezza, che i tempi odierni vedono un campo più proficuo per ripercorrere le “strade dei Padri”, ricchi delle nostre esperienze passate: è un processo, anche questo, lento che però ci da la possibilità di ritornare "alla Casa del Padre". Dobbiamo faticare maggiormente, rispetto alle altre ere, ma altrettanto maggiori saranno i risultati che otterremo. 




L'ENERGIA del DRAGO

Il drago (o dragone) è una creatura diffusa in moltissime mitologie e culture; la rappresentazione più diffusa in Occidente, sviluppatasi soprattutto nell'iconografia medievale, è quella del rettile coperto di scaglie, con lungo collo e lunga coda, ali di pipistrello e possenti fauci dalle quali la bestia è in grado di sputare getti di fuoco.
I draghi sono tuttavia mostri molto più antichi, si ritrovano ad es. presso gli antichi Egizi, i Sumeri e i Greci (Ercole nella "seconda fatica" affronta l'idra di Lerna www.edicolaweb.net/luci024a.htm). 





Il simbolo del drago ha un fortissimo impatto sulla psiche; suscita paure ancestrali (forse ricordo filogenetico dell'epoca dei dinosauri) ma anche fascino ed ammirazione, a livello esoterico racchiude la simbologia dei piani di potenze, sia nel loro aspetto distruttivo che in quello di potenzialità da trasformare e padroneggiare per metterle al servizio della coscienza.

In Europa la figura del drago è di solito connessa al ruolo del divoratore - spesso con sacrifici umani - e del guardiano o custode di qualche tesoro, ruolo questo, che si accentua soprattutto nell'epoca cavalleresca, dove l'eroe che uccide il drago solitamente salva qualche donzella o qualche popolazione oppressa e si appropria del tesoro custodito.
Nel simbolismo cristiano i draghi sono spesso considerate creature del diavolo ( "drago rosso" o "antico serpente"), diventando simbolo e incarnazione del male da abbattere, come fanno appunto San Giorgio e San Michele Arcangelo; eppure anche nel Cristianesimo esiste un'accezione positiva per i draghi i Serafini sono detti "draghi alati" o "serpenti fiammeggianti".


Il drago compartecipa dei quattro elementi: può essere creatura terrestre o sotterranea (ctonia), acquatica, aerea ed è certamente connessa al fuoco.





Come riportato nell'interessante articolo di Franco Cardini su www.airesis.net/IlGiardinoDeiMagi/Giardino%201/cardini_drago_5.htm



"Ciascuno di noi ha il suo drago da abbattere: per questo il Drachenkampf (lett. "battaglia con il drago"), la vittoria su se stessi e sulle pulsioni più abbiette dell'io, diviene un momento centrale del "processo d'individuazione" proposto da Carl Gustav Jung. Tale battaglia, volta alla conquista del tesoro che sta nel fondo di noi stessi, è però, appunto perché tale, una iniziazione. Nella Sigurdhsaga, per questo, il cuore e il sangue del drago Fafnir, ingeriti dal vincitore Sigurdh, gli daranno il dono di intendere il linguaggio degli uccelli: (N.d.R. da notare che nella Tradizione spesso gli uccelli sono associati agli iniziati) cioè gli procureranno la sapienza che deriva dalla vittoria su se stessi e sulla parte più oscura e ferina di sé. Mostro ma anche maestro, il drago si sacrifica rivelando al suo uccisore - che perciò è anche suo allievo, e quindi, ritualmente, suo figlio - il segreto profondo dell' essere. L'iniziazione termina con la morte dell'iniziatore e con il suo rivivere - attraverso l'ingestione del cuore e del sangue - nell'iniziato. E l'eroe sa bene che affrontare il "suo" drago significa guerreggiare con se stesso,, suicidarsi come uomo vecchio per risorgere come Uomo Nuovo."


IL DRAGO CINESE è un animale con precisi attributi divini: capace di chiamare il vento e la pioggia, di controllare le forze naturali, è un assistente in battaglia ed il mezzo di trasporto degli abitanti del cielo ("Il drago era il re di tutte le creature ricoperte da squame, saliva al cielo nell'equinozio di primavera e discendeva verso l'abisso profondo nell'equinozio d'autunno"). Assieme alla tigre bianca, alla fenice rossa, e alla tartaruga nera, il drago (verde) era considerato simbolo di fortuna e prosperità, guardiano della direzione dell'Ovest. A partire dal III-II sec. a.C. assunse per lo più il significato di antenato del clan dominante e quindi simbolo del potere imperiale.


Il drago imperiale tradizionale, detto long, è un enorme sauro dalla testa cornuta (leonina) con lunghi baffi, dal corpo agile, squamoso e munito di quattro zampe dotate ciascuna di cinque artigli possenti; tale creatura era in grado di dominare gli elementi ostili allo sviluppo della vita e per questo protettrice della vita stessa.

  • Draghi celesti (imperiali): di colore verde molto chiaro, erano a guardia del cielo ed erano gli unici ad avere 5 artigli per zampa;
  • Draghi spirituali: di colore azzurro, erano i più venerati in quanto guardiani del vento, delle nuvole e dell'acqua, e quindi da loro dipendeva il raccolto dei contadini;
  • Draghi terrestri: di colore verde smeraldo, erano i guardiani dei corsi d'acqua, regolandone il flusso e vivendo nelle profondità dei fiumi;
  • Draghi sotterranei: di colore dorato, erano i custodi di grandi ed immensi tesori e dispensatori di felicità eterna;
  • Draghi rossi e Draghi neri: creature violente e bellicose, che si scontravano continuamente nell'aria causando con la loro energia violente tempeste.



Il simbolismo e la mitologia del drago: tutto quello che avreste voluto sapere sui draghi e non avete mai osato chiedere

 


  1. In Cina il drago più diffuso e potente si chiama lung ed è il prototipo dei draghi orientali. Oltre a esso esistono altri tipi minori di draghi: il li, un drago senza dimora che vive sul l'oceano; il chioo, che vive nelle paludi ma ha la tana sulle ì montagne; il Drago del Tuono, che sembra fatto di ossidiana e può trasformarsi in un bimbo dalla pelle azzurro chiaro a cavallo di una carpa rossa. Il t'oo t'ieh, che ha una testa e due zampe anteriori, ma due corpi, con zampe posteriori e code separate; personifica l'ingordigia e viene di pinto sui piatti per scoraggiarla. Anche di lung esistono diversi tipi, tutti riuniti in un impero di draghi, alla cui reggenza stanno i Re Draghi, con compiti dirigenziali diversi: il Tien Lung, il Drago Celeste, protegge le dimore degli dei e regge il cielo; lo Shen Lung, il Drago Spirituale, genera e controlla per gli uomini il vento e la pioggia; il Ti Lung, il Drago della Terra, controlla i fiumi e le acque; lo Hsien Lung, il Drago della Pioggia vero e proprio; il Fu Ts'an Lung, il Drago del Mondo Sotterraneo, conosciuto anche come il "Guardiano dei tesori occulti", che fa appunto la guardia a gemme e metalli preziosi e regna sul sottosuolo. Qualche racconto cita anche il Pan Lung, che è il guardiano di luoghi nascosti. A questi si aggiungono il Drago Spiraliforme e il nobile Drago Giallo; nato dal fiume Lo, esso simboleggia il leggendario imperatore Fu Hsi, cui avrebbe suggerito, emergendo improvvisamente dalle acque del mare, gli elementi della scrittura, nonché gli otto trigrammi basilari che composero l'antico libro I-Ching. Esiste poi un drago che è conosciuto specificamente con il nome di "Re dei Draghi" ed è composto da quattro draghi minori, ciascuno dei quali domina un mare: il mare settentrionale, il meridionale, l'orientale e l'occidentale.

    Tuttavia il dispensatore di tempeste oceaniche è un drago a sé stante, il Tun Mi Lung. Draghi diversi controllano pure quattro diversi fiumi, posti anch'essi ai quattro punti cardinali e a volte identificati coi quattro mari. Il comandante di tutti i draghi dei fiumi è il grande Chien Tang, che è color rosso sangue, ha una criniera fiammeggiante, ed è lungo decine di chilometri. Ogni drago appartenente alla gerarchia dei cieli deve recarsi una volta all 'anno al Palazzo Celeste per rendere conto della propria attività e degli eventi dell'anno passato, a seconda
    del proprio compito. Appositi censori, allora, distribuiranno premi e punizioni e, nel caso in cui qualcuno venga licenziato e rimpiazzato, si segnala il nuovo assunto agli uomini tramite sogni, al che essi devono festeggiarlo. Neppure gli esseri umani, infatti, possono ignorare questa burocrazia e a seconda dei casi e delle gerenze vi saranno preghiere specifiche per il drago specifico.
    A questo proposito, quando uno di essi è irato, per placarlo la gente usa appendere fuori dalle porte di casa fogli gialli con la sua immagine. Esiste infine una differenza importante nella rappresentazione dei draghi orientali, tra quelli a cinque, a quattro e a tre artigli. Sul numero di artigli si assiste a un curioso fenomeno campanilistico: secondo i cinesi i draghi nascono in Cina con cinque artigli, poi man mano che si spostano ne perdono uno: quando arrivano in Corea hanno quattro dita e in Giappone tre. I giapponesi, però, ribaltano il percorso, sostenendo che i draghi nascono nella loro terra con tre artigli, poi man mano che si spostano ne acquistano uno.

    Il drago orientale ha un corpo serpentiforme molto allungato, con quattro arti e un'ossatura sottile. Come le leggende occidentali, anche l'iconografia orientale - ampiamente rappresentata in testi come il San Ts'oi T'ui Hui, del XVII secolo (dinastia Ming) - illustra il drago con attributi di animali differenti: corpo di serpente, scaglie di carpa, testa di cammello(o di mucca), corna di cervo, occhi di coniglio, orecchie di toro, lungo collo come un'iguana, addome di rana, tozze zampe di tigre e artigli d'aquila. Nella maggior parte dei casi una criniera leonina ricopre il collo, il mento e i gomiti. La grande bocca è affiancata da due lunghe vibrisse, che servono al drago anche per trovare la via sui fondali fangosi. Il corpo del drago - i cui colori variano dal verde, al blu al nero, al bianco, al rosso e al gial loor- è ricoperto da 117 scaglie, 81 infuse di energia yang e 36 di yin, che palesano la tempra dell'animale. Infatti il drago è simbolo dello yang e quindi della virilità. Il benefico equilibrio con l'elemento yin è assicurato dall'associazione con la tigre, con cui rappresenta pure la coppia cielo-terra. Accoppiato invece con la fenice, motivo assai ricorrente in Asia, il drago è anche simbolo di prosperità e lunga vita.

    I draghi orientali vengono di solito rappresentati con una perla infuocata tenuta tra gli artigli, tra le fauci o sotto il mento, in una piega della gola. Apparentemente è il posto da cui il drago, soprattutto quello maschio - che per i cinesi è il più diffuso - trae la sua saggezza e il suo potere. La capacità di volare è invece dovuta generalmente al ch'ih muh, una protuberanza a mo' di vescicaposta sull'apice del capo. A parte casi eccezionali, infatti, il drago orientale non è dotato di ali, anche se queste possono spuntare tardivamente nei lung molto anziani. I draghi vengono avvistati raramente perché, oltre alla capacità di scomparire in un lampo e di variare le proprie dimensioni a piacere, saggiamente i nascondono in caverne montuose o sui fondali acquatici più profondi, dove riposano soprattutto nelle stagioni fredde; quando fa caldo, infatti, amano volare nel cielo.



     

     

    Ciclo di vita del drago

  2. I draghi orientali depongono le loro uova sulle rive di torrenti montani, fiumi o laghi; in genere occorre un migliaio di anni perché un uovo si dischiuda e l'avvenimento è sempre accompagnato da un temporale. Quando la prima crepa appare in un uovo, entrambi i genitori prorompono in alte grida; il grido del padre suscita i venti, mentre quello della madre li calma. Ecco così, ancora una volta, l'equilibrio di yin e yang. Ma quando l'uovo si schiude completamente e il cucciolo nasce, tempeste violente scuotono la terra. Anche la piena maturazione di un drago è una quest ione lunga, che richiede più di tremila anni, attraverso varie fasi: dapprima il piccolo ha l'aspetto di un serpente d'acqua, poi in cinquant'anni sviluppa una testa di carpa, diventando un Kiao. Nel corso dei mille anni seguenti diviene sempre più simile a un pesce: ora è grande come una carpa, ma la sua fisionomia è quella di un drago; ha quattro piccoli arti, una lunga coda', la barba e quattro artigli per ogni zampa; possiede delle orecchie ma è sordo e si chiama Kiao Lung. In altri cinquecento anni si sviluppano le corna, che gli servono per espletare una funzione
    che è riconducibile all'udito, e prende il nome di Kioh Lung, il drago più comune. Dopo altri mille anni arriveranno le ali e la creatura si chiamerà Ying Lung. Secondo le leggende, la femmina di drago dà generalmente alla luce nove figli(numero mistico importante per l'Oriente)annidiata, ognuno con caratteristi che e personalità specifiche, le quali ispiranole diverse rappresentazioni. Non c'è accordo sui i loro nomi, ma secondo la maggior parte delle testimonianze sui cornicioni dei palazzi troviamo il temerario, avventuroso Hao Hsien, che adora arrampicarsi; spesso si nota l'immagine di un drago anche sui frontespizi dei tempii, perché si dice che questi animali siano sempre all'erta. Parimenti vengono poste immagini di draghi sui pinnacoli, soprattutto nella forma del fratello Chi Wen, che si diletta a contemplare le distanze. Sulle porte troviamo il drago Jiao Tu, dalle labbra strette come le valve di un mitilo, mentre sui moli e sulle arcate dei ponti, sebbene tutti i draghi adorino l'acqua, appare più comunemente Pa Hsia, che è un ottimo nuotatore. Il ritratto di Suan Mi, appassionato di fumo e fuoco, sta sulle gambe dei bruciatori d'incenso, là dove suo fratello Pi Hsi, robusto animale da soma, adorna le gerle e regge le basi dei monumenti. Sulle impugnature di spade e coltelli appare Ya Tzu, valente e bellicoso guerriero, mentre Pu Lao, amante dei suoni e forte urlatore quando attaccato, è rappresentato sulle campane, e l'appassionato di musica Chiu Niu sugli strumenti musicali a corda. Infine troviamo figure di draghi sulle tavole di pietra e sui libri, perché amano la letteratura e lo studio; sui cancelli delle prigioni, perché li intrigano le liti e i guai, e sul trono di Budda, per la loro propensione al riposo.



     

     

    I figli umani del drago: gli imperatori

  3. Oltre alla normale figliata, un drago - sia femmina che maschio - può accoppiarsi con un essere umano, allorché nascono uomini destinati a diventare re. I sovrani di molti paesi asiatici proclamarono di avere antenati draghi e uno degli appellativi con cui amavano essere chiamati era "faccia di drago". Altri sovrani si limitarono a eleggere i draghi loro protettori e si deve alla Cina, con la figura del "drago imperiale", la visione dell'animale come simbolo del potere regale. L'onore figliò la superbia e una legge statale stabilì che solo l'imperatore e il suo seguito potevano servirsi dell'immagine del drago a cinque artigli, di solito di colore giallo.
    Poiché il drago cinese era incommensurabilmente saggio e si faceva benefico dispensatore celestiale di pioggia, esso poteva assurgere a metafora ideale dell'imperatore meritevole, il cui mandato divino, come mediatore tra cielo e terra, doveva assicurare il benessere dei sudditi. Il grande potere del drago poteva
    essere trasmesso al popolo dal buon governo del sovrano. L'avvistamento di un drago era per lui cosa assai gradita, perché rappresentava il messaggio del Cielo al popolo, con cui gli si rendeva noto che il suo regnante stava facendo un buon lavoro.
    Molte leggende sorsero sui rapporti tra imperatori e draghi, tanto che la gente prese a pensare che i primi avessero la capacità di mutare se stessi nei secondi. Eppure, nonostante questa grande considerazione che giunge alla venerazione, si esplica qui una delle apparenti contraddizionidella cultura estremo-orientale: anche tra gli asiatici si celarono assassini di draghi, mossi al dissacrante massacro nel nome dell'avida appropriazione del loro potere. Il sangue, il grasso, il cervello, la saliva, i denti e le corna del drago sono infatti considerati dai cinesi medicine miracolose, usate per curare di tutto.
    Questa "dracofagia" ricorre anche nelle leggende europee, dalle quali 'si deduce che mangiare il cuore di un drago dà al consumatore la capacità di capire gli uccelli, la lingua del drago rende in grado di vincere ogni disputa verbale, mentre spalmare del sangue di drago sulla pelle protegge contro le fe rite, In generale, è proprio al sangue di drago che vengono attribuiti i poteri più ampi ed efficaci, Per i cinesi, i rimedi migliori sono ritenute le ossa, che peraltro sembrano piuttosto facili da trovare. Fino al 1927, infatti, interi villaggi cinesi simantenevano rinvenendole nel corso di scavi e vendendole. Quando una delegazione dell'American Museum of Natural History giunse in Cina per condurre indagini su queste voci, trovò con enorme disappunto interi magazzini colmi di quelli che per loro erano fossili di animalipreistorici, Gli scienziati americani ne acquistarono in gran quantità, donandone una parte al museo di Pechino e riservandone un'altra al museo di New York. Dopo questo episodio, la vendita di "ossa di drago" venne proibita, ma continua tuttora sul mercato nero. Anche la saliva dei draghi, che galleggia sulla superficie dei mari, è ottima per incidere l'oro e la giada e può concorrere alla produzione di ottimi profumi e incensi. In più, si dice che la carne di drago sia una vera prelibatezza, tanto che l'imperatore Huo è famoso per aver fatto cucinare un drago caduto sul suo palazzo durante una tempesta.



    Nel segno del drago: il drago secondo l'oroscopo cinese

  4. Poiché nell'oroscopo cinese esistono dodici segni zodiacali rappresentati ciascuno
    da un animale e ciascuno associato a un anno di nascita, l'anno del drago ha luogo ogni dodici anni. In più, ciascun animale astrologico si associa a uno dei cinque elementi che per la cosmogonia cinese costituiscono simbolicamente l'universo.
    Esisterà quindi un drago di metallo, uno di acqua, uno di legno, uno di fuoco e un drago di terra. L'anno conosciuto nel calendario cristiano con la data del 2000 è rappresentato nell'oroscopo cinese dal drago di metallo (chin lung). L'ultimo anno del drago di metallo è stato dunque nel 1940. Quello del drago è un anno fortunato,tuttavia per godere appieno dei suoi vantaggi si consiglia di prendere le cose con calma e pazienza, stando attenti alla propria salute. Il drago di metallo è quello dalla volontà più forte: inflessibile, ostinato e combattivo, anche a costo di ignorare i sentimenti altrui. È inutile cercare di convincerlo che una cosa non si può fare e se non riesce a ottenere appoggio, farà da solo. Del resto è portato al successo proprio perché rifiuta di accettare il fallimento. Una simile assenza di regole può favorirgli rapide scalate a posizioni di autorità, ma spesso a costo di distruggere relazioni importanti. Un vecchio manuale d'astrologia riporta:
    «Le persone nate nell'anno del drago hanno ricevuto i doni della salute, dell'energia, del coraggio e dell'intelligenza. Parlano con sincerità e sono oneste. Il drago rappresenta il Più grande potere celestiale e, insieme alla tigre, ha l'influenza più benefica in senso astrologico. Simboleggiando la vita e la crescita, si dice che il drago conferisco le seguenti quattro benedizioni: virtù, ricchezza, armonia e longevità. Di tutti i segni, questo è il più eccentrico. Le persone del drago sono lavoratori eccezionali, ma a volte si prodigano per il male piuttosto che per il bene. I draghi sono sensibili all'adulazione, Collerici, eccitabili ed enormemente caparbi, evitano spesso il matrimonio, per affrontare in solitudine la vecchiaia».
    Il segno del drago ha ottime relazioni con quello del topo, della scimmia e a volte del serpente, pessime col segno del cane.
    Ancora oggi i draghi vengono mostrati in parate per celebrare il capodanno cinese, dal momento che l'immagine dell'animale impedisce agli spiriti maligni di infestare il nuovo anno. Si tratta di una delle manifestazioni più gioiose dell'ancestrale rapporto tra uomini e draghi, e anche se il drago non fu altro che un parto dell'uomo e della sua immaginazione, senza dubbio dobbiamo dare ragione ai popoli asiatici che se ne definirono figli, perché il drago si fece padre delle paure e delle istanze, delle forze e delle fantasie degli uomini, si fece loro simbolo, nel bene e nel male. Un velo di mistero ha sempre avvolto i draghi e sempre li avvgerà, ma non smetteremo mai di cercarli e di rappresentarli, perché i miti non sono che frammenti della vita interiore dell'uomo antico e in qualche modo conoscere il drago vuoi dire conoscere l'uomo.

    Gli anni lunari del drago secondo l'oroscopo cinese:
    8 gennaio 1940 - 26 gennaio 1941
    27 gennaio 1952 - 13 febbraio 1953
    I 3 febbraio I 964 - I febbraio 1965
    31 gennaio 1976 - 17 febbraio 1977
    17 febbraio 1988 - 5 febbraio 1989
    5 febbraio 2000 - 24 gennaio 2001



     

     

    I draghi del Nuovo Mondo: Quezalcoatl

  5. La figura del serpente alato, che può ricordare alcune razze di draghi, è di
    importanza capitale nei miti dell'America Centrale del periodo precolombiano.
    La nota divinità Quetzal ha influenzato probabilmente il dio alato messicano Amphitere. Proprio in Messico, a La Venta, capitale degli Olmechi, un popolo di astronomi che abitava il Messico 3500 anni fa, è stata trovata una scultura di un serpente piumato; i miti autoctoni lo citano come divinità e lo pongono a fianco di uomini sapienti dalla pelle chiara, che si abbigliavano proprio come serpenti ricoperti di piume e che sarebbero giunti in Messico su grandi navi senza remi. Questi misteriosi individui dai tratti caucasici sono stati rappresentati a La Venta in venti grandi sculture. Presso i popoli dell'America Centrale il serpente piumato è visto come portatore di civiltà, maestro di astronomia e architettura. Ecco che secondo le leggende maya il dio serpente portò in Messico l'arte delle piramidi e, queste stesse leggende descrivono le piramidi come strumenti per trasformare l'anima dopo la morte, con vaghe correlazioni con l'Egitto. Proprio in Egitto, infatti, è stata trovata la rappresentazione di un'anima umana che riposa su un serpente piumato e negli antichi miti locali il drago Apep governava il mondo delle tenebre.




     

     

    Anche i draghi ascoltavano la predicazione del Budda

  6. Nel dodicesimo capitolo del Sutra del Loto viene descritto un evento eccezionale: il bodhisattva Manjushri racconta di aver predicato nel palazzo del re dei naga, sul fondo del mare, e che Sagara, la figlia del re drago, in seguito all'apprendimento degli insegnamenti del Budda, ha ottenuto l'illuminazione. I naga, ovvero i draghi, venerati nell'antica religione popolare indiana, erano una delle otto categorie di esseri non umani che proteggevano il Buddismo. L'evento descritto in questo testo è particolarmente eccezionale: Sagara, oltre a essere di sesso femminile, ha appena otto anni.
    È la prima volta che nelle scritture buddiste viene menzionata la possibilità di ottenere l'illuminazione "così come si è", senza dover praticare le austerità vita dopo vita, per eoni. Il fatto è particolarmente eclatante, perché Sagara, oltre ad appartenere a una razza animale, è di sesso femminile: fino ad allora si credeva che una donna non potesse ottenere direttamente l'illuminazione, ma dovesse prima rinascere come uomo.
    Secondo la tradizione del Buddismo Mahayana, il Sutra del Loto, le cui prime redazioni giunte sino a noi risalgono al 255 d.C. venne predicato negli ultimi otto anni della vita del Budda Gautama Siddharta Shakyamuni, vissuto intorno al VI-V secolo a.C. e, insieme al Sutra degli Infiniti Significati e al Sutra del Nirvana, rappresenta la summa dei suoi insegnamenti.



     

     


  7. Nel 2000 l'astrologia cinese celebrò l'anno del Drago di Metallo. Quell'anno la rivista Arti d'Oriente gli dedicò un articolo per ripercorrerne la simbologia e la leggenda, curato da Saverio G. Lungrich-Stift. Spero di fare cosa gradita ripropronendolo a chi non ha avuto occasione di leggerlo. Buona lettura.


    "Quando il drago ruggisce i monti tremano, quando il drago sussurra il saggio ascolta"

    Proverbio cinese


    "Quando una tigre ruggisce, soffiano i venti della tempesta,
    quando un drago canta, le nubi si radunano.
    Il verso di una lepre o il raglio di un asino
    non hanno invece alcun effetto sul vento e sulle nubi".

    Nichiren Daishonin (monaco buddista giapponese, 1222-1282)

    Il colpo poderoso della coda di un drago spazza via il decrepito millennio, mentre i suoi occhi acuti illuminano brillanti le nebbie del futuro. Il 5 febbraio 2000, infatti, è in iziato per la Cina l'anno del dragone di metallo, che si concluderà il 24 gennaio 2001. Si tratta di un evento denso di significato per l'Estremo Oriente, per l'importanza preminente che la figura del drago riveste in ogni aspetto della cultura orientale. Tanto che i draghi orientali hanno la mitologia più registrata al mondo. In realtà. i draghi popolano da migliaia di anni le leggende di ogni parte della terra, il che ne fa delle figure mitologiche degne non solo del massimo rispetto, ma anche di grande interesse. Il drago, figura archetipa del mondo e della sua creatura più fantasiosa, l'uomo.
    La natura ha dotato l'essere umano di un sistema nervoso che gli consente una ricchissima elaborazione della realtà che crede percepita oggettivamente, sino a creare al suo interno un infin ito mondo parallelo di rappresentazioni fantasmatiche. Gli intellettuali sono stati pertanto indotti a credere che il mito poggi su una base di realtà. E il drago è un mito diffusissimo, caratterizzato da tratti costanti. Anche gli adstrati testimoniano quest'ampia diffusione omogenea, dal greco drakon - che indica con rilevanza filologica un serpente - al latino draco, al francese antico dragon, all'inglese medioevale drago(u)n. Ma se l'opinione comune generale, in Oriente come in Occidente, è che i draghi non siano creature reali, un gran numero di persone non ne esclude un'esistenza passata, magari proprio sotto forme zoologicamente più accettabili e meno fantasiose di quelle immortalate dall'iconografia. A questo proposito le teorie dilettantesche, alla pari delle fantasie puerili che ne sono alla base, possono suggerire numerose proposte. Una delle più comuni è l'identificazione con specie di dinosauri. In realtà lo stato attuale della scienza paleontologica ci informa che passarono quasi cento milioni di anni dalla scomparsa dei dinosauri, nel periodo cretaceo del l'era mesozoica, alla comparsa dei primi ominidi bipedi, circa sette milioni di anni or sono. Oppure qualche dinosauro sopravvisse ai cataclismi che segnarono la terra nella preistoria e che uccisero i suoi compagni? Allora, se di derivazione da sauri preistorici bisogna parlare, non sarebbe più realistico supporre che gli antichi videro scheletri interi e ben conservati di dinosauri, i quali influenzarono massicciamente la loro immaginazione? Tra l'altro, in cinese la parola per dinosauro è kung lung, cioè "drago terrorizzante". L'immaginazione dell'uomo contemporaneo, del resto, segue sentieri paralleli, nella facilità di paragonare la figura del drago a quella di antenati di rettili, mammiferi o uccelli attuali, come iguanodonti, stegosauri, anchilosauri,teropodi e gli straordinari pterosauri. Allo stesso modo, ancora oggi non sono pochi gli animali che possono ricordare un drago: dalle iguane, ai draghi di Komodo, finanche alle libellule, che del resto nel giurassico erano grandi come uccelli di taglia media. Non dimentichiamo infatti che in base a un'analisi del mito draconiano sarebbe più verosimile pensare ai draghi come ad animali di piccole dimensioni, tra il mezzo metro e i tre metri. Altre ipotesi pongono in campo teorie vaghe sviluppatesi dall'evoluzionismo di matrice darwinista, spiegando la creatura drago come un arcano prodotto dell'evoluzione di rettili primitivi, gli stessi che secondo rami di sviluppo differenti diedero vita a dinosauri, a mammiferi e ad altri rettili più evoluti. Oppure il drago potrebbe essere, nell'evoluzione successiva della materia vivente, una mutazione di passaggio tra i dinosauri e i mammiferi, come accadde realmente a rettili che possedevano alcune proprietà dei mammiferi e che in effetti possono ricordare dei draghi.

     
    Il simbolo del drago

    In ultima analisi, qualunque realtà sia all'origine del mito del drago, ai più apparirà senza dubbio più realistico dire che il mito si basa sempre su un'istanza umana, una necessità di produzione della mente. Va da sé, dunque, che la mitopoiesi sia un veicolo d'elezione - e da ciò parte del suo grande fascino - per lo studio e la comprensione dell'uomo stesso. E poiché la simbologia del drago ha permesso di compensare più di una istanza dell'essere umano, il drago si fa mezzo di conoscenza dell'uomo. A livello simbolico, più ancora che nei tratti somatici e leggendari, si pone una divisione macroscopica tra le due maggiori famiglie di draghi, quella orientale e quella occidentale. Vieppiù, non tanto nel simbolismo,quanto nel modo del l'uomo di rapportarsi a esso nelle due diverse aree culturali. Il simbolismo del drago in sé ha infatti numerosi e rilevanti tratti in comune tra i due emisferi: primitivamente i draghi erano ovunque associati alla padronanza delle potenti forze primordiali della "Grande Madre Terra",impersonando le quali essi potevano farsi sia creatori che distruttori, detentori di un controllo sul destino dell'umanità. Energie caotiche al di fuori del controllo - quando non addirittura della comprensione - dell'uomo, il quale le vede manifestarsi con un senso di enorme meraviglia e spesso di grande timore reverenziale. Un esempio pressoché ubiquo è rappresentato dall'attribuzione ai draghi del controllo delle forze violente delle acque nelle loro varie forme. Non solo l'Estremo Oriente, ma anche l'Africa e l'Europa possiedono leggende sotto questo segno; tra gli esempi più celebri il fiume III in Tirolo, che era personificato da un drago e il fiume Rodano in Provenza, dove viveva la femmina di drago La Tarasque, che fu uccisa da santa Marta con una croce e dell'acqua santa. Neppure è un caso che i draghi, alla pari di altre creature dai tratti fantastici, popolino sempre luoghi inaccessibili - cioè non facilmente esplorabili dall'uomo e quindi misteriosi - come il fondo dei mari o dei laghi, il cielo, o remoti antri montani. Lì possono trovare dimora le paure degli uomini, collocate nell'ignoto. Il mistero è anche qui, come altrove, una ch iave per capire vari collegamenti tra miti e corrispettivi spunti mitopoietici. Ma proprio qui si può ravvisare il sorgere di una consueta differenza di approccio allo stesso simbolo tra Oriente e Occidente: in Oriente l'uomo sceglieva di conciliarsi, integrarsi e finanche sottoporsi, adorandole, alle sopraccitate potenze cosmiche selvagge; e allora ecco i riti e le usanze per compiacere il drago, cioè, alla fine, la natura e suscitarne le manifestazioni utili, bandendo quelle dannose. In Occidente, invece, si ergeva a loro dominatore e regolatore: l'uomo regolato del cosmo antropocentrico che doveva porre rimedio al caos primigenio. Ne deriva che in Occidente il drago è visto per lo più negativamente, mentre in Oriente può provocare manifestazioni sia benigne che maligne, che neppure vengono pensate con questi attributi, ma solo come aspetti diversi della natura, senza un giudizio etico.
    A ogni modo, il drago - creatura carnale o simbolica - si associa nella maggior parte dei casi a paure innate e predisposte. Il fatto che nell'aneddotica occidentale il giovane dovesse uccidere un drago come rito d'iniziazione può essere forse letto come il superamento delle sue paure di bimbo o di essere umano in formazione per diventare un adulto forte, con l'esempio di prodi del calibro di Beowulf e, attraverso la mirabile prodezza, ottenere il riconoscimento del valore vi rile, necessario all'accettazione sociale con la stima e l'ammirazione del gruppo. Il drago come rito individuale e sociale di passaggio all'età adulta, dunque. Inoltre, poiché il drago è una creatura di grande potenza, spesso affrontabi le solo da un'altra creatura mitologica, come un gigante o un eroe, si muta in una icona importante e ambita per mettere in risalto l'abilità almeno altrettanto straordinaria di un uomo. Così il drago diventa per gli eroi occidentali prova e premio supremi, quindi ricettacolo di aggressività. Ecco che i draghi diventano in molte culture - tra cui quelle indiana, greca e mediorientale - maligni e crudeli. Parallelamente troviamo in quelle stesse culture il mito del cavaliere e dell'eroe che uccide il drago, tanto che persino la leggenda di san Giorgio, martire cattolico che assurge a modello più noto di mito occidentale del drago, si richiama a esso, permettendoci un collegamento ideale tra Oriente e Occidente. Infatti si pensa che il santo vissuto nel III secolo morì aLydda, in Palestina (l'attuale città israeliana di Lod), e secondo la sua biografia narrata nel 1265 da Jacopo da Varagine nella sua Legenda Aurea, Giorgio salvò la figlia di un re libico da un drago. Ebbene, dalla storia di san Giorgio emergono interessanti richiami al mito greco di Perseo, che salva Andromeda da un mostro marino proprio presso Lydda. E a sua volta la storia di Perseo, come quelle di moltissimi altri cavalieri che salvano donzelle dalle fauci del draghi, presenta un canovaccio diffuso. In Occidente, dunque, è lunga la tradizione che vede il drago come essere malvagio e identificato con forze malefiche. E se non si deve al cristianesimo l'invenzione della sua uccisione - quanto piuttosto a un travisamento di precedenti culti animistici - è vero che di tale tradizione, come di altri miti e simboli di credenze precedenti, il cristianesimo si appropriò in maniera massiva ed efficiente.


    Le teorie cristiane presero a considerare il drago come esacerbazioni dell'inferno, aggiungendo storie in cui il diavolo appariva sotto le spoglie di un drago (nei ceppi linguistici slavi la radice glottologica per le due parole è la stessa). Su quest'onda, nella letteratura rinascimentale i cavalieri, epigoni di san Giorgio e rappresentanti della purezza e del coraggio uccidono i draghi, simbolo del male. Per questi cavalieri c'era comunque in gioco una ricompensa ben più materiale: in Europa uccidere un drago significava appropriarsi degli immensi tesori che esso custodiva nella sua tana. Anche questo, però, è passibile di metafora, perché in Occidente il tesoro custodito dal drago è l'oro dell'anima, che giace nel caos primordiale delle energie, colto dallo sforzo eroico che si fa anche sforzo umano di ordinare il cosmo. Di conseguenza gli eroi ammazzadraghi sono individui con il coraggio e le risorse per cercare di redimere in se stessi quegli elementi psicologici che impediscono l'illuminazione. E l'amata donzella da salvare dalle grinfie del drago è in termine junghiano l' "anima": l'aspetto femminile yin dormiente di ogni mente mascolina yang.

    Draghi europei
    Il drago agli albori della scienza

    Una nuova diatesi, di stampo moderno, si sarebbe frapposta tra Oriente e Occidente con il cammino della storia, nelle epoche in cui in Europa si produsse la lenta conversione dall'antico rapporto con la natura mediata dal mito archetipo a uno filtrato da e ricercato nell'analisi scientifica. La mentalità generale delle culture meno tecnologiche mantenne invece i valori densi di significato del portato simbolico e rappresentativo dei miti: per loro l'approccio aforistico, con leggende a non finire dai contenuti di verità e saggezza, rimaneva valido e senza macchia. A partire dal XVII secolo, gli scienziati europei - anticipando in qualche modo e in embrione la potente ventata razionalistica e antropocentrica del positivismo illuminista, con il suo esaltato primato del sapere ragionato - cominciarono a mettere in dubbio l'esistenza dei draghi, pur senza escludere del tutto quella di creature straordinarie. La sola apertura a questa possibilità diede luogo allo sbizzarrirsi della fantasia di imbroglioni. Nei Paesi europei fecero così la loro comparsa finti draghi costruiti con frammenti di vari animali, come topi, pipistrelli e serpenti. Alcuni di questi falsi sono ancora oggi presenti in musei europei, come il Tirol Landesmuseum Ferdinandeum di Heidelberg, che conserva una "lingua di drago" montata in argento. Essa fu portata nel monastero di Wilten da un crociato di ritorno dalla Terra Santa, ed è in realtà un rostro di pescespada. Si tratta comunque del prosieguo di credenze medioevali, epoca in cui non era rara l'idea che i draghi esistessero veramente. D'altro canto, gli artisti medievali rappresentavano con tratti fantastici, sorti dalla loro immaginazione, anche animali reali ma esotici, per i cui ritratti - non essendo esso mai stati visti dal vivo - si basavano sulle menzioni della Bibbia e su descrizioni orali. Eppure, ancora nel XVII secolo non mancava chi continuava a sostenere ipotesi bollate in seguito dagli scienziati come fantastiche. Uno degli esempi più rappresentativi è il celebre testo, diffusissimo tra i suoi contemporanei, di Eberhard Werner Happel, pubblicato tra il 1683 e il 1691 col titolo Relationes Curiosoe; si trattava per l'appunto di una raccolta di curiosità, in cui facevano la loro comparsa anche testimonianze sui draghi. Tra le sue affermazioni più interessanti vi sono quelle sulle origini di queste creature. Ebbene, Happel, escludendo che simili creature possano nascere da animali comuni, per quanto incrociati, decide di rifarsi nientemeno che a una controversa teoria geologica della sua epoca, l' "aura seminalis", o "principio spermatico". Con l'ispirazione di concetti come la "vis plastica" di Robert Plot e la "brezza seminale" di Karl Nikolaus Lang, il massimo assertore della "teoria spermatica" fu Edward Lhwyd(1660- 1709). Secondo questa teoria, losperma maschile di un animale poteva dare vita a una creatura, per quanto imperfetta, anche senza un utero femminile, bensì penetrando nella terra attraverso delle spaccature e ivi trovando il nutrimento necessario ("umidità salina di specie occulta"). È a questo punto che Happel intuisce come completare la propria elucubrazione: i draghi popolano luoghi remoti come le piaghe deserte, le caverne o i dirupi, luoghi che riescono a raggiungere solo aquile e altri uccelli da preda; qui essi portano le loro prede: altri uccelli, serpenti, agnelli, piccoli mammiferi, cani e persino bambini. I resti delle vittime marciscono nella terra, ma i loro semi vitali rimangono attivi e si uniscono tra loro e con quelli degli uccelli da preda. La creatura nata da questo miscuglio, attraverso quella che Happel chiamò "putrefazione fermentazionale", non poteva che avere una fisionomia straordinaria, che mostrava le caratteristiche dei singoli animali genitori: testa e coda di serpente, ali di uccello o di pipistrello, orecchie di coniglio. Ma già prima di Eberhard Werner Happel gli scienziati europei si erano occupati dei draghi: nel 1608 il naturalista Edward Topsell li considerava dei rettili, dalle numerose somiglianze con i serpenti. E in tempi più recenti, Peter Karl van Esling, direttore nel secolo scorso dell'Hague Zoo, dichiarò di aver visto coi propri occhi un drago d'acqua, mentre nel 1860 si trovava in viaggio nell'Atlantico per raccogliere specie marine: «Di colore blu chiaro e argento, .. occhi enormi e pupille verticali... testa adorna di creste blu chiaro e verde .. , lungo circa sette metri». Anche l'epoca contemporanea presenta un certo numero di testimonianze e di appassionati, estrosi studiosi,come Volodimir Kapusianyk, inventore della "Draconologia", Egli - che oggi, all'età di novantotto anni, risiede in una casa di riposo del Saskatchewan - afferma di aver visto l'ultimo drago esistente; si trovava in uno zoo viaggiante del Nebraska, era scarno, lungo a malapena due metri e mezzo e morì nel 1911. Kapusianyk si inserisce in una lunga teoria di descrizioni su una supposta fisionomia dei draghi.


     
    Fisiologia del drago
     
    Tra studi filologici, ipotesi pseudoscientifiche e voli pindarici, esce un ritratto del drago europeo assai variegato. Esistono infatti diverse razze di draghi occidentali, ciascuno con tratti propri ma con caratteristiche comuni. In molti testi sull'argomento il drago viene descritto come un rettile omeotermo. Secondo altri, invece, i draghi - proprio perché omeotermi - non sono rettili, non sono mammiferi perché covano uova e non producono latte, e non sono uccelli perché hanno scaglie e arti. Non resterebbe dunque che continuare ad attenersi alla coesistenza nel drago di caratteristiche di tutte queste specie. Il drago occidentale ha testa grossa, collo lungo, gambe sottili, coda massiccia e ali molto ampie. Queste, infatti, devono essere più larghe del corpo perché un drago possa avere la forza di sollevarsi e di volare. Sempre per facilitare il volo, le ossa dell'animale sono dure ma cave, il che - come negli uccelli - conferisce leggerezza al corpo. Il corpo del drago è coperto di piccole scaglie pentagonali dure e lucenti, grazie alla cheratina e a sostanze minerali (ferro soprattutto) di cui il corpo dell'animale è ricco. La funzione principale di queste escrescenze cornee è la protezione del corpo, ma ciò non toglie che esse siano ben articolate tra loro per agevolare i movimenti sinuosi. Poiché vanitoso, il drago è una creatura molto pulita e può rizzare le scaglie per pulirle, per sembrare più grande e incutere paura o per raffreddare la temperatura del corpo. I colori dei draghi sono estremamente vari e non uniformi, con prevalenza di tonalità di blu, rosso e verde. In alcune razze, in seguito a stati emotivi, le scaglie possono cambiare colore, grazie a una varietà di cromatina. Ma quando le scaglie stesse assumono una parvenza pallida e opaca, manifestano un chiaro segno di malattia. I draghi sono dotati degli stessi sensi degli uomini, solo molto più sviluppati. Grandi sono la loro intelligenza e la memoria, soprattutto nelle femmine, tanto che alcune di esse sarebbero state in grado di parlare e addirittura di intrattenere discussioni sofistiche, Secondo altri racconti, i draghi sanno compiere atti definiti magici, che in realtà sono usi della natura supernormali, consentiti dalla loro comprensione elevata del modo in cui agiscono gli elementi della natura. Così possono compiere prodigi come cambiare forma e dimensione, divenire invisibili o creare scudi di forza per proteggere i tesori ed effetti allucinatori indotti nei cacciatori di draghi. Tuttavia le due armi principali dei draghi europei sono gli artigli e soprattutto fuoco, ghiaccio o acido emessi dalle fauci. Nei draghi "sputafuoco" la fiamma tremenda deriva da una reazione chimica tra il gas metano creato dalla digestione degli alimenti e una piccola quantità di fosforo. Nei draghi "sputaghiaccio", invece, residui alimentari danno luogo a un gas simile all'azoto, che viene compresso e raccolto nei polmoni e poi, tramite una decompressione repentina, espulso dal la bocca a basse temperature, Infine alcuni draghi possiedono un organo particolare che produce un acido altamente corrosivo, emesso dal drago con una potente espirazione.

     
    La società dei draghi
     
    I draghi sono monogami e si accoppiano con lo stesso partner per tutta la vita. Loro malgrado, in varie tradizioni l'evento dà spesso luogo a fenomeni atmosferici violenti, come piogge e allagamenti. L'incubazione delle uova di drago può durare migliaia di anni (sebbene per alcune specie minori bastino pochi anni) e anche il periodo necessario a diventare adulti e riproduttivi è molto lungo, fattore che rende i draghi ancora più suscettibili di estinzione. I draghi, però, muoiono raramente di vecchiaia: piuttosto per malattie, incidenti o azione di nemici, tra cui il primo è l'uomo. Un altro awersario importante dei draghi è il millepiedi, che risale le narici dell'animale fino ad arrivare all'encefalo, uccidendolo. Questi animali tendono a essere solitari per natura, ma non esitano a vivere, se necessario, in gruppo. Le loro tane sono poste in caverne naturali di pietra, oppure vengono scavate nella terra. Per questioni di riservatezza e protezione, la locazione ideale è sulle montagne, tra i picchi più inaccessibili, anche a costo di fare poi lunghi viaggi per procacciarsi il cibo. Del resto, le esigenze alimentari dei draghi europei si limitano a un pasto sostanzioso - bovini, ovini e anche esseri umani - al mese. Nella tana del drago si trovano interi tesori di gemme, che gli fanno da giaciglio e dalle cui proprietà magnetiche trae energia. Anche per questo esso ama molto l'arte e i preziosi - sopratt utto l'oro, l'argento, le perle e pietre come diamanti, coralli e giada. Secondo alcune tradizioni il drago è pure un abile intagliatore di gioielli, tanto da adornarsene o costruirvi interi palazzi sul fondo dei mari.




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Diario di una ragazza indaco di Michela Marini © COPYRIGHT 
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