giovedì 10 dicembre 2015

Le persone che sanno volare...





Liberi di Essere, liberi di volare
“Piedi, perché li voglio se ho ali per volare?” (Frida Kahlo)



Non mi importa se avete gli occhi azzurri o neri, se i vostri capelli sono biondi o bianchi, se avete una chioma folta o se siete calvi, se la vostra pelle è scura o chiara…Non vi perdono il fatto che i vostri piedi non marcino a una certa distanza dalla terra, che non siate in grado di far volare l’immaginazione, che non vi immergiate nei vostri sogni, che non sappiate volare.

Una persona che non sa volare ti ancora al suolo, ti lega, ti cuce le ali e non ti lascia sognare, non ti consente di avere la testa tra le nuvole, nel sole, nella sabbia, nelle onde. Una persona che non sa volare, non vi permette di essere voi stessi.

Una persona capace di volare saprà ispirarvi, vi strapperà l’anima e il cuore, vi farà sognare, vi farà viaggiare con tutti i sensi, ballerà con voi, vi sussurrerà all’orecchio, accarezzerà la vostra pelle e la vostra mente, vi farà volare. Una persona capace di volare…

lunedì 9 novembre 2015

Più sei, più fai, più hai: Essere creativi nella vita





La creatività vuole coraggio



La mente che si apre ad una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente, diceva Albert Einstein. La creatività, concepita come dono umano, non solo per i suoi mille aspetti facoltosi ma anche come percorso di crescita personale interiore. La creatività è un dono che l'essere umano troppo spesso sottovaluta, essa è in grado di riuscir a oltrepassare le barriere della mente portando la vita di un uomo ad un elevazione proficua per esso.


Come può accadere questo? Come possiamo vivere la vita in modo creativo ottenendo ciò che può renderci felici? E che importanza ha questa creatività umana nella vita pratica quotidiana di tutti noi?

martedì 13 ottobre 2015

Realizza i tuoi sogni, non mollare mai e continua ad agire!



CONTINUA AD AGIRE REALIZZA I TUOI SOGNI NON MOLLARE MAI
Io non so quale sia il tuo sogno. Non importa quanto possa essere stato deludente ne quanto tu ci abbia provato perché quel sogno, che è nascosto nella tua mente, È POSSIBILE.



Qualcuno di voi già lo sa, che è dura, che non è facile. È difficile cambiare la vita. Ed è inseguendo i tuoi sogni che andrai incontro a mille delusioni, molti fallimenti, sentirai il dolore. Ci saranno momenti in cui dubiterai di te stesso, in cui ti chiederai:"Dio, perché, perché sta succedendo proprio a me? Sto solo cercando di prendermi cura dei miei cari, di mia madre. Non sto rubando niente a nessuno! Come può accadere proprio a me?" Per tutti voi, che avete incontrato delle difficoltà NON ABBANDONATE I VOSTRI SOGNI!

domenica 13 settembre 2015

L'Identità individuale nell'era tecnologica: L'autenticità di Essere






La necessità di Essere

"Essere o non essere è questo il problema"


L'identità personale e l'identità sociale

L'identità personale e l'identità sociale interagiscono tra loro: possiamo immaginarci il nostro sé come una struttura, una rappresentazione mentale in cui le informazioni individuali concorrono alla formazione del «cuore» della rappresentazione, ipotizza Stefano Boca, ordinario di Psicologia sociale all’Università di Palermo, mentre le informazioni di carattere sociale e culturale ne costituiscono gli aspetti via via più esterni.

Ma esiste anche una rappresentazione di noi stessi che proponiamo o meglio,“recitiamo” agli altri, come una rappresentazione teatrale. Tale concetto fu proposto originariamente dal sociologo canadese Erving Goffman in “La vita quotidiana come rappresentazione” (The Presentation of Self in Everyday Life) del 1959: per Goffman, la società non è una creatura omogenea, ma un insieme di palcoscenici in cui rappresentiamo noi stessi in modo diverso.

«Sto adoperando la parola rappresentazione - chiarisce Goffman - per indicare tutta quell’attività di un individuo che si svolge durante il periodo caratterizzato dalla sua continua presenza d'inanzi ad un particolare gruppo di osservatori e tale da avere una certa influenza su di essi». Ed è bene sottolineare che si parla di rappresentazioni «in buona fede», in cui l’attore implicitamente chiede al pubblico di credere al personaggio che interpreta, di prendere per veritiera la parte rappresentata, incoraggiando l’impressione che quella sia l’unica o per lo meno la più importante. Scopo principale dell’attore è il mantenimento della coerenza espressiva, attraverso un’unica definizione della situazione che deve essere difesa di fronte ad una miriade di possibili imprevisti.

L’identità sociale è conosciuta dal soggetto che generalmente accetta e partecipa attivamente a questa definizione. Ma cosa succede se il soggetto si ritrova condannato ad una identità ed una definizione di sé che vorrebbe lasciar andare senza riuscire a farlo? Il problema è sentito particolarmente da coloro che sperimentano una notevole mobilità sociale verso l’alto o verso il basso (più frequente in questo periodo congiunturale caratterizzato da difficoltà a mantenere una identità lavorativa, con lavoratori che si barcamenano a fatica tra più attività, passando dal lavoro fisso al precariato o precipitando dal precariato più o meno stabile alla disoccupazione, alla povertà o alla miseria conclamata).

Difficilmente il «pubblico» si adeguerà immediatamente ad un repentino cambiamento di ruolo. A colui che sale la scala sociale si potrà, in qualsiasi momento, ricordare qualche elemento doloroso del suo passato, come un marchio che resta incollato addosso per sempre; chi invece scende la scala sociale dovrà fare i conti le proprie emozioni di perdita, ed anche con le rappresentazioni mentali di coloro che lo hanno conosciuto in tempi migliori e che adesso possono vederlo come la vittima di una situazione senza via d’uscita. Per riuscire a risalire, in ambienti particolarmente chiusi e refrattari a qualsiasi cambiamento, alcuni cercano di risolvere il problema in modo drastico, allontanandosi dal luogo in cui vivono. Ma non è un percorso facile né indolore.


Ecco perché oggi, più che mai, è necessario gettare le basi per un sistema sociale più aperto che consenta all’individuo di modificare l’immagine che ha di se stesso, sia di fronte a sé, sia di fronte agli altri.

Articolo redatto da: LaStampa.it, 10/08/2012

Questa premessa introduce la delicata e complessa tematica con cui l'essere umano, in cerca della sua identità spirituale, prima o poi dovrà fare i conti, per riuscire a trovare il proprio equilibrio interiore.

In quest'era tecnologica la nostra identità viene messa più e più volte in bilico, da noi stessi e dalla società. Se non abbiamo un senso di autenticità solido, se la vita quotidiana ci porta ad allontanarci dall'Essere, se l'ego interviene nella nostra mente camuffato da "verità" assoluta rischiamo di dover raccogliere prima o poi i pezzi della nostra identità, e con molto dolore e fatica ricomporre poi il nostro equilibrio emotivo, e con conseguenza un immane dispersione di energie.

I social network, in questo caso hanno contribuito a creare identità alterate attraverso i pensieri degli utenti che ne seguono altri o nel caso più estremo le persone impersonificano virtualmente ruoli totalmente lontani dalla verità dell'individuo stesso per fuggire da problemi reali di quotidianietà, predicando nello stesso tempo il percorso spirituale adatto per l'essere umano.

Per questo motivo è molto importante per la nostra sanità spirituale riuscire a comprendere che questa può essere vissuta ed alimentata sopratutto vivendo la realtà, la realtà materiale concreta, le persone che ci sono vicine, sperimentandole nella materialità quotidiana, evitando di fuggire da essa per non affrontarla, rifugiandosi in un mondo inreale.

La realtà virtuale può essere fonte di informazioni mentre la sperimentazione della vita è concreta, dobbiamo iniziare ad accettare la materia quanto lo spirito, altrimenti la realtà sarà sempre divisa su due piani, generando confusione nell'animo.


L'articolo che segue è di Silvia Scorrano dal sito web: www.psicologo-milano.it che reputo molto interessante sotto molti punti di vista.

In che modo la realtà virtuale e le emozioni di un soggetto entrano in contatto?
Le teoria dell’identità sociale e della Self Categorization Theory (Turner et al. 1987) distinguono diversi Sé (self-categories) nel soggetto. Abbiamo un’identità sfaccettata, alcune caratteristiche di personalità sono “innate” e, come tendenze caratteriali, ci accompagnano durante la nostra crescita, altre sono dovute alla nostra appartenenza ai gruppi sociali (valori, norme, opinioni che abbiamo fatto nostre).

È possibile considerare l’ambiente virtuale dei social network alla stregua di un qualsiasi altro contesto sociale di cui fa parte il soggetto?


Data la loro capacità di accogliere e supportare gruppi e comunità disperse, i social network sono veri e propri cyberspazi ossia luoghi virtuali che permettono la creazione e lo sviluppo di gruppi e comunità (Barak e Suler 2008). In generale il rapporto uomo - virtualità è soggettivo; esso risente delle caratteristiche peculiari della persona nonché del suo modo di interagire con la tecnologia prima, con la virtualità poi.


Cosa rappresenta un social network per un uomo?

Innanzitutto un punto di incontro tra le reti reali e le reti virtuali. Considerando solo questo punto di vista, i social network consentono all’uomo di aumentare le opportunità di cambiamento della sua posizione o di aumentare le proprie relazioni all’interno di una rete sociale. In tal maniera essi creano o modificano l’esperienza sociale, fornendo al soggetto un’arma a doppio taglio. L’“impression management” è un’espressione che sta ad indicare la possibilità del soggetto di scegliere la propria presentazione quindi tagliare, nei limiti del possibile, la propria immagine secondo il suo desiderio (personalizzando il profilo, scegliendo le foto che lo rappresentano, i contenuti da condividere per esprimere se stesso).


Si può parlare di realtà, riferendosi a quanto avviene nei Social Network?

Ovviamente l’interazione tra il mondo reale e il mondo virtuale è bidirezionale, il risultato è un’interrealtà nella quale l’uomo è in grado di controllare e modificare l’esperienza e la sua e le altrui identità sociali in maniera totalmente nuova rispetto al passato; se alcuni fanno un utilizzo inconsapevole dei social network a questo scopo, d’altro canto alcune reti virtuali nascono consapevolmente per favorire l’uomo nella promozione della sua professionalità.


Le emozioni e i social Network: è tutto come nella realtà o si va incontro a un nuovo modello di relazione?

Un secondo aspetto critico è l’“analfabetismo emotivo” (emozional litteracy). Con questa espressione Goleman (1995) intende:
La mancanza di consapevolezza e quindi di controllo delle proprie emozioni e dei comportamenti ad esse associati;
La mancanza di consapevolezza delle ragioni per le quali si prova una certa emozione;
L’incapacità a relazionarsi con le emozioni altrui - non riconosciute e comprese - e con i comportamenti che da esse scaturiscono.

Un fattore di incremento dell’analfabetismo emotivo è l’utilizzo massiccio dei media che favoriscono un modello di relazioni mediate, privando il soggetto di quegli script utili alla lettura e l’applicazione dei comportamenti sociali. A venir meno è soprattutto la capacità di riconoscere le emozioni dell’altro e, di riflesso, di comprendere le proprie; ciò in prima istanza porta al disinteresse emotivo. Sto parlando di ragazzi che comunicando spesso tramite la tecnologia hanno disimparato a riconoscere la ricchezza della comunicazione diretta (le sfumature importanti della comunicazione non verbale ad esempio). Certo è che il social network spesso facilita l’espressione di sé, abbattendo il timore del giudizio immediato.



Svelare se stessi ad un social network in ogni caso non offre la giusta ricompensa relazionale: l’uomo è fatto di emozioni e pensieri fluidi che, nella forma “stentorea” dei messaggi/status virtuali vengono stabilizzati. I pensieri e le emozioni di un adolescente sono ancor più fluidi, alla ricerca di risposte e conferme che sono frustrate dalla comunicazione mediata.



L’identità personale e la coscienza


Ma come riuscire a mantenere autentica la nostra identità? E come vivere l'ambiente virtuale in modo spirituale? Ed è possibile unire entrambe le cose?

Negli ultimi anni la rete virtuale ha catturato l'individuo e la massa, amalgamando in se realtà ed illusione, ponendo un varco tra le persone. Questa divisione ha generato nello stesso tempo un unione illusoria tangibile.

Il concetto di spiritualità immerso nei social network o nel web ha generato confusione e per quanto sia lodevole il risveglio spirituale a livello collettivo, attraverso anche informazioni pubblicate ed apprese nel web, la persona che procederà verso la conoscenza del suo sè ad un certo punto necessiterà della propria interiorità e consapevolezza per arrivare direttamente nel proprio risveglio spirituale.

Per quanto sia utile al cammino iniziale del risveglio la ricerca di informazioni, l'individuo che vuol scoprire se stesso inevitabilmente e paradossalmente dovrà allontanarsi dalle stesse informazioni apprese per far spazio ad una nuova consapevolezza.


Fintanto che l'essere umano alla ricerca del proprio scopo di vita e della propria autenticità legata alla sua identità, si prodicherà nella ricerca di "illuminazioni" scritte su articoli pubblicati in rete o di maestri spirituali, trovati sul web o sui social network, la sua stessa ricerca non avrà continuità; questo cercare incessantemente le risposte per riuscir ad illuminare i suoi bisogni spirituali, non gioverà all'essere, al contrario lo allontanerà dalla propria consapevolezza.


"Quando l'allievo è pronto il maestro giunge" è una frase metaforica che racchiude l'essenza del proprio maestro interiore: la consapevolezza.

Lo spirito non cerca nessuno all'infuori di se stesso; L'anima non ha bisogno di leggere testi per avere l'illuminazione; Il percorso spirituale non ha bisogno di indicazioni altrui per raggiungere la meta; L'essere umano al contrario, necessita di Anima e Spirito: del proprio Spirito, della propria Anima per ri-trovarsi. Nulla in più.


L'identità spirituale, malgrado quel che si pensi in questo strano mondo scisso tra materia e spirito, è importante quanto l'identità individuale la quale necessita di esser vissuta nella realtà materiale non illusoria, come può essere quella virtuale. Esiste divisione in questo mondo perchè non viviamo la vita per quella che è realmente, la nostra identità viene smontata in base alle nostre credenze, alle credenze degli altri. Cambiare idea è procedere in avanti, accettare sè stessi e la propria realtà è la chiave per vivere la vita che desideriamo.


Questo bisogno di evadere dalla realtà di un mondo che ci appartiene per metà, di cui non condividiamo i meccanismi sociali, nel quale lo spirito fa fatica ad emergere porta l'individuo a ricreare la propria realtà ed il più delle volte si illude che sia quella adatta a lui, allontanandosi dalla propria che quasi sicuramente lo avrebbe condotto, forse con sofferenza, nel bocciolo della sua spiritualità effettiva.

Possiamo essere autentici e rispettare la propria identità e nello stesso momento possiamo sentirci parte di questo mondo; Gandhi diceva: "Per cambiare il mondo prima cambia te stesso" . Non esiste frase più vera di questa: cambiare, accettare di cambiare, accettarsi, evolvere, diventare consapevoli, queste sono le armi per cambiare il mondo, quel mondo reale di cui facciamo tutti parte in cui esiste un altro mondo virtuale parallelo che ci porta via da noi stessi, da ciò che siamo.



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Diario di una ragazza indaco di Michela Marini © COPYRIGHT


mercoledì 5 agosto 2015

La favola dell'Amore e della speranza





C'era una volta la speranza che girovagava per la strada senza sosta cercando disperatamente l'amore.

Il suo viaggio iniziò molto tempo fa, il primo incontro fu con la delusione, che nascosto ben bene in un angolo buio sbuco' fuori presentandogli la paura.

La speranza e la paura fecero un gran pezzo di strada insieme, fin che' un giorno videro la passione camminare fiera dinnanzi a loro. Incuriosita da tale bellezza la speranza accelero' il passo lasciando dietro di sé la paura, che continuava a seguirla determinata.

La passione correva veloce, così veloce da non lasciar traccia dietro di lei. La speranza durante la corsa inciampo' nella fretta, che come suo solito inizio' a dare cattivi consigli.

Il tempo si fermò ad ascoltare la conversazione, ma il tempo aveva sempre una scusa valida per demoralizzare la speranza. Così la paura la raggiunse e proseguirono per un altro pezzo di strada insieme.

La speranza però, ricordando i consigli della caparbietà, continuò a cercare l'amore. Ed incontrò l'incomprensione, poi il silenzio ed il rifiuto.

La paura non smetteva di accompagnarla nel suo viaggio, si allontanava ma la raggiungeva sempre.

La speranza era stanca, il suo unico desiderio era quello di incontrare l'amore, così si fermò e si mise seduta accanto alla tristezza, che non smetteva mai di lamentarsi; accanto a loro si sedette ancora una volta la paura che chiamò l'insicurezza.

La speranza seduta tra tutte loro a testa china non vide passare l'amore a pochi passi da lei. Così mentre la speranza voltava il suo sguardo altrove, l'amore si allontanava sempre più; ad un tratto il coraggio arrivò con la follia che con il suo modo eccentrico di mostrarsi distolse lo sguardo cupo della speranza.

La speranza si voltò e con l'aiuto della volontà raggiunse l'amore che lo stava aspettando insieme alla pazienza.

Da quel giorno la speranza di trovare l'amore non lasciò più spazio alla paura e la strada che iniziarono a percorrere insieme fu chiamata vita.


Michela Marini





lunedì 13 luglio 2015

Le persone sensibili assaporano ogni millimetro di vita





Vengono giudicate esagerate, ansiose e pazze..Ed invece vivono ed assaporano ogni millimetro di vita, le persone sensibili.



Quanti di voi non hanno mai ricevuto consigli drastici e razionali su come prendere in mano certe situazioni estreme dalle persone che vi sono accanto? E quanti di voi hanno accanto persone che non riescono a comprendere le vostre reazioni "estreme" di fronte, per esempio, a una lacrima scesa per via di un tramonto? Ad un brivido scaturito nel vedere due persone che si abbracciano? Ad una frase balbuziente detta perché le parole vi si legano in gola per l'emozione? Ad un sorriso scoppiatovi in viso solo perché avete osservato un uccellino cantare su un ramo? Ad un pianto sconvolgente perché avete visto due persone litigare? Ad un attacco di ansia poiché le persone per strada vi sembrano completamente assenti? E la tristezza vi assale per non poter fare nulla, e la gioia vi rapisce d'innanzi alla meraviglia della natura?

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