domenica 27 ottobre 2013

La Pranoterapia : Teoria e pratica con esercizi


LA PRANOTERAPIA
Per promuovere la guarigione a 
livello energetico



In questo articolo si intende tracciare una breve storia del fluido vitale (prana) e fornire le necessarie informazioni affinché aspiranti, terapeuti e pazienti fiduciosi possano affrontare le varie tecniche e conoscere i vantaggi e gli inconvenienti di questa terapia.

La parola prana è una parola sanscrita formata da "pra", che significa fuori e da "an" che significa respirare, muoversi, vivere. Il prana può essere identificato con il soffio che dio insuffla nelle narici di adamo donandogli la vita.

Ogni forma vivente assorbe il prana, un assorbimento in eccesso o in difetto può causare malattie. Le azioni del pranoterapeuta sono appunto dirette a riequilibrare la circolazione del prana ed a rimuovere l'energia negativa accumulate nell'organismo malato rimpiazzandola con energia nuova e salutare che dovrebbe, nel tempo, riportare le funzioni organiche alla loro primitiva armonia.

Se le premesse sono assai semplici vi sono comunque delle regole vitali che purtroppo sono spesso sconosciute o trascurate. La prima e la più importante di esse è che nessuno può dare ciò che non ha e pertanto un presunto pranoterapeuta potrà offrire del prana puro e vitale in proporzione di quanto puro e vitale è il suo organismo e, non ultima, la sua condotta di vita.

Purtroppo la faciloneria e l'ignoranza portano a sbagliare e la non applicazione delle regole fondamentali mette i pranoterapeuti ed i loro pazienti in seri pericoli. Il famoso detto "nulla si crea e nulla si distrugge" indica chiaramente che l'atto d'amore con cui una persona rimuove l'energia negativa da un suo simile può eventualmente giovare a quest'ultimo ma può essere causa di seri danni al terapeuta stesso, od ai suoi pazienti successivi, se l'energia rimossa non viene opportunamente eliminata.

Il prana (fluido vitale) è stato studiato ed analizzata nel corso dei secoli ed i vari ricercatori gli hanno dato molteplici nomi. Sembrerebbe che Ippocrate (400 a.C.) sia stato il primo ad afferrare l'esistenza di questa energia ed il suo potere guaritore che definì "via medicatrix naturae", ovvero il mezzo con cui la natura guarisce. Egli disse al proposito: "mi è apparso spesso, mentre stavo tranquillizzando un paziente, che le mie mani avessero la strana proprietà di rimuovere dalla parte afflitta, il dolore e diverse impurità"
William Reich chiamò questa energia "orgone" e l'Insegnamento Rosacrociano la definisce "energia vitale"


Paracelso (1490) affermò che la forza vitale non è rinchiusa nell'uomo ma si irradia dentro ed intorno a lui come una sfera luminosa e può essere modificata a distanza. Essa può avvelenare l'essenza della vita (sangue), causare malattie o purificare e ridare la salute. Un suo successore, J.B. Helmont (1577), estese questo concetto affermando che questa irradiazione può essere modificata dalla volontà ed arrivare ad influenzare il corpo ed il volere altrui.

Il prana può essere considerata come ciò che segna il confine tra l'animato ed il non animato; in altre parole il punto in cui la materia ha raggiunto un tale grado di complessità che può essere permeata e resa vivente dalla azione di tale energia.
Negli ultimi decenni alcuni scienziati hanno cercato di meglio definire le caratteristiche di questa forza cosmica. Tra essi un posto di rilievo spetta a W. Reich (Austria 1897-1957) che ha condotto una serie di esperimenti scoprendo che nella materia riscaldata fino all'incandescenza si producono delle vescichette, chiamate bioni, che sono visibili al microscopio e si presentano di colore blu.
I bioni possono essere considerati la base per tutte le strutture viventi, essi sono generati in continuazione e possono creare i più piccoli esseri (protozoi) o degenerare nella creazione dei cocchi e dei bacilli che sono alla sorgente di numerose malattie. I bioni emanano una energia vitale particolarmente intensa che si presenta similare a quella che proviene direttamente dal sole e permea tutta l'atmosfera 

È interessante notare che 70 anni prima H. P. Blavascki scriveva nella Dottrina Segreta: "Possiamo considerare il prana come un insieme di vite ignee (di fuoco) che forniscono ai microbi il mezzo di costruire le cellule fisiche. Una vita ignea è così piccola che vicino ad un batterio sarebbe nella stessa proporzione di un batterio vicino ad un elefante - e più avanti - il sole è la riserva della forza vitale; da esso partono le correnti vitali che vibrano attraverso lo spazio come pure attraverso gli organismi di ogni essere vivente"

Il prana in arrivo sulla terra penetrando in alcuni atomi dell'atmosfera li rende luminosi. Il fenomeno descritto è visibile in una giornata serena guardando il cielo a circa un metro dal sole. In questo modo è possibile notare una grande quantità di globuli luminosissimi che appaiono e scompaiono dopo aver compiuto una velocissima traiettoria a spirale.

Il prana, per poter essere utilizzato dal corpo umano, dopo l'assorbimento, subisce una elaborazione che lo trasforma in energia nervosa. Essa vitalizza il corpo vitale e quest'ultimo dà energia al corpo fisico; la salute dei vari organi dipende perciò dalla quantità di prana distribuito.

Un uomo vigoroso elabora una quantità di prana superiore al necessario e diventa perciò una sorgente di forza e salute per coloro che lo avvicinano. Al contrario chi non è più capace di elaborare il prana nella quantità sufficiente diventa una specie di spugna e tende a carpire la vitalità di ogni persona sensibile che venga a trovarsi nelle sue vicinanze. Questo spiega la spossatezza avvertita da alcuni dopo essere rimasti con persone esaurite o malate.


La respirazione è la strada primaria con cui il prana entra in noi, non per nulla la lunghezza della vita degli animali è legata alla loro velocità e profondità di respirazione. Se consideriamo la nostra capacità polmonare (5-10 litri di aria), ed il fatto che ad ogni respiro ne introduciamo circa mezzo litro, è facile comprendere come buona parte dei polmoni rimanga inutilizzata e diventi, a causa del ristagno, un fertile terreno per i batteri infettivi.

Una respirazione incompleta apporta poca energia vitale e questo può creare problemi circolatori, o disturbi al fegato, perchè un terzo del sangue resta stagnante in quest'organo che si ingrossa e si congestiona ponendo le basi per una autointossicazione generale 

È altamente salutare un ciclo di 10 respirazioni complete da fare al mattino ed alla sera davanti ad una finestra aperta. La respirazione completa consiste nel riempire prima la parte bassa dei polmoni (l'addome si gonfia) e poi la parte alta (le spalle si alzano). Nella espirazione si svota prima la parte alta e poi quella bassa. Completare l'esercizio premendo il fegato con la punta delle dita durante ogni espirazione. Per evitare problemi circolatori iniziare con due o tre respirazioni ed aumentare gradatamente nel tempo.

Il pino e l'eucalipto sono in grado di trattare il prana come il corpo umano e solitamente ne elaborano molto più del necessario. Succede perciò che il prana in eccesso venga estromesso creando intorno a tali piante una atmosfera particolarmente salutare per coloro che soffrono di esaurimenti nervosi.

Se volete provare la quantità di prana che siete in grado di irradiare appoggiate su un tavolo un riquadro di stoffa nera (meglio se velluto) ed oscurate l'ambiente in modo che vi sia una debolissima luce diffusa. Ponete quindi le mani (con le dita aperte), una di fronte all'altra, distanti circa 5 centimetri ed allo stesso livello, sopra il tessuto indicato.
Guardando dall'alto si vedranno delle strisce di un colore grigiastro che partono dalle punte delle dita di una mano per congiungersi con quelle dell'altra. Più tali strisce saranno intense e maggiore sarà l'intensità del prana emesso.

Una persona sana e vigorosa cambia le particelle del suo corpo vitale in continuazione ed espelle con forza le vecchie dai pori della pelle formando intorno a lui un'alone che lo protegge dai vari germi presenti nell'atmosfera.

Nella persona debole o esaurita quest'alone è pressoché mancante e le particelle espulse cadono a terra, come l'acqua senza pressione se ne esce da un tubo. La difesa naturale viene perciò a mancare ed i germi possono penetrare nell'organismo con più facilità.





COME IMPARARE A RILASSARSI 


Visto e considerato che ogni malattia non è altro che una congestione energetica dovuta a tensioni innaturali apparirà chiaro come la prima cosa da fare per intraprendere un processo curativo consiste nel rilassarsi nel modo migliore.
Gli esercizi che seguono sono rivolti a tale scopo. Essi possono essere praticati stando seduti o sdraiati. La posizione a pancia in su con un materasso duro in un ambiente tranquillo e poco illuminato è certamente la più consigliabile.

Se si effettua il rilassamento sdraiati è bene coprirsi con una coperta perchè esso rallenta i processi fisiologici ed è facile che sopravvenga una fastidiosa sensazione di freddo.
Le gambe non devono essere accavallate e le braccia devono appoggiarsi tranquillamente sul materasso o sul grembo, magari ponendo la mano destra nell'incavo della sinistra.

Effettuati i preparamenti descritti iniziare la serie di esercizi rivolti a togliere le tensioni muscolari. Questi esercizi comportano una tensione muscolare volontaria accompagnata dall'inspirazione ed il rilascio della tensione stessa da effettuarsi durante l'espirazione. Ogni azione deve essere fatta con calma seguendo un ritmo naturale, evitare azioni brusche o disarmoniche che pregiudicano il raggiungimento di un buon rilassamento.
Agli esercizi per il rilassamento muscolare far seguire quelli del training autogeno e quelli per la respirazione. Si suggerisce di registrare il tutto in modo che sarà poi possibile seguire gli esercizi ascoltando il registratore. È pure possibile chiedere a qualcuno di leggerci le istruzioni. In entrambi i casi il rilassamento sarà conseguito con maggiore facilità.





LA PRANOTERAPIA IN PRATICA 

Le sostanze negative, rimosse dal paziente... Si presentano agli occhi del chiaroveggente come una gelatina nerastra che se gettata sul pavimento vi aderisce... e può essere assorbita da chiunque passi in quel posto (Max Heindel).


Vi sono due atti principali che il pranoterapeuta compie a favore dei pazienti:
  1. Rimuovere i miasmi (sostanze tossiche e dannose).
  2. Dare nuova energia vitale per rivitalizzare gli organi malati.

Come ben delineato da Max Heindel in "Principi occulti di salute e guarigione" (entrambe queste azioni possono, qualora non condotte con le regole dovute, creare dei problemi al paziente od al terapeuta.

Solo i pranoterapeuti che hanno la chiaroveggenza sono in grado di vedere le sostanze che vengono manipolate durante la terapia e non corrono il rischio di muoversi alla cieca senza avere alcun riscontro di ciò che le loro azioni stanno causando a livello energetico.

L'energia negativa che il pranoterapeuta toglie al paziente resta attaccata alle sue mani come una gelatina vischiosa. Alcuni guaritori, conoscendo il fenomeno, scuotono con forza le mani verso terra ad intervalli regolari, onde liberarle da tale porcheria. Purtroppo questa è una pratica altamente pericolosa perchè, sono parola di Max Heindel, tale sostanza resta vicina alla terra come una gelatina nerastra in continuo movimento e può essere riassorbita da chi, inconsapevolmente, vi ponga un piede o vi passi al di sopra.

Può accadere allora che il pranoterapeuta, la persona in cura, od un paziente successivo si trovino a camminare in tale ristagno velenoso ed assorbano nel loro organismo la sostanza velenosa con le conseguenze facilmente immaginabili.

Per liberare le mani bisogna scuoterle energeticamente verso un fuoco oppure in un lavandino dove scorra acqua corrente. Le mani e le braccia devono poi essere accuratamente risciacquate ma non asciugate in quanto l'umidità presente facilita la rimozione delle sostanze nocive ed il passaggio del fluido vitale.

Questa forma di terapia presenta perciò dei rischi per il paziente e per il guaritore. Oltre a quello accennato va considerato il fatto che il guaritore offre la sua energia al paziente e la medesima non è soltanto fisica ma anche eterica e dei mondi del desiderio e mentale.

Appare perciò evidente come la salute fisica e le concezioni morali di un guaritore possano essere, seppur parzialmente, trasmesse al paziente. Ciò rende la scelta del guaritore una azione da farsi con le dovute cautele e valutazioni.

Il terapeuta, d'altro canto deve tener sempre presente che la maggior parte dei malati non elabora prana a sufficienza. Essi sono dei vampiri di energia e lo sono tanto di più quanto il loro fisico, nello stato di salute era forte e robusto. Questo comporta il rischio di essere privati di troppa energia e di ritrovarsi deboli od esauriti dopo uno o più trattamenti.

Da quanto sopra appare chiaro come la professione del pranoterapeuta non deve essere affrontata a caso. Il desiderio di guarire non deve permettere che il buon senso e la ragione vengano poste da parte mettendo così a repentaglio la propria salute.

Va pure ricordato che chi esercita delle attività paramediche senza debite autorizzazioni può incorrere in seri guai qualora un paziente lo denunciasse, a ragione od a torto, in seguito ad un peggioramento della sua situazione.
Per ovviare a tali inconvenienti si eviti nel modo più assoluto di fare diagnosi, dare prescrizioni e richiedere compensi. 

Se il paziente ritiene di doverci un compenso diamo a Cesare qual che è di Cesare, ciò significa che se abbiamo già di che vivere possiamo disporre del danaro nel modo più opportuno. È stato scritto che il danaro che qualcuno ha in eccesso è il danaro di chi non ne ha.






Mano destra e mano sinistra 


Energeticamente parlando la mano destra e quella sinistra si presentano assai differenti. La magia stessa e la tradizione popolare attribuiscono infatti alla mano destra il bene, l'attività (magia bianca) ed alla sinistra il male e la passività (magia nera).
Nella pranoterapia la mano destra dona energia ed è in grado di rivitalizzare l'organo ammalato mentre la sinistra ha più lo scopo di assorbire il male ed i miasmi negativi (tossine).
Nel corso della prova si ebbe modo di rilevare come l'azione della mano destra non disturbava il moltiplicarsi del bacillo mentre quella della sinistra ne bloccava la crescita.
Anche il movimento stesso ha un suo significato ben preciso. Si è riscontrato che il movimento rotatorio attorno ad una massa produce un effetto eccitante qualora condotto in senso orario ed un effetto calmante se fatto in nel senso antiorario.





Le tecniche utilizzate 


Generalmente le varie tecniche sono sviluppate dal guaritore stesso con la propria esperienza. Di seguito vengono date le informazioni preliminari a cui il principiante può attenersi onde iniziare la sua attività terapeutica.



L'energia bioradiante (prana) non deve necessariamente essere proiettata sull'organo ammalato in quanto si diffonde all'intorno ed è l'organo stesso che l'attira a sé. Per questa ragione alcuni pranoterapeuti irradiano soltanto il capo del paziente ponendo entrambe le mani sopra la sua testa od ai lati del volto. In quest'ultima posizione vengono irradiate anche le orecchie influenzando così un'area che è il punto di passaggio di alcuni canali energetici (meridiani) facenti capo a diversi organi interni.

Nei casi di disturbi nervosi e di astenia è bene irradiare il plesso solare, che è situato poco al di sopra dello stomaco, ed ha una importante relazione con il sistema nervoso ed il buon funzionamento del fegato, dello stomaco e dei visceri in generale.

Per beneficare il plesso solare si provvede a far coricare il paziente e si irradia la sua fronte con la mano destra mentre la mano sinistra viene posta all'altezza del diaframma.
Per irradiare un determinato organo si consiglia la tecnica delle mani poste in opposizione.

Questa è un modo di guarire che ha le sue origini in tempi antichissimi e consiste nel porre la mano destra sotto (o dietro) la schiena all'altezza dell'organo ammalato. La mano sinistra viene posta sopra (o davanti) all'organo stesso in modo da creare un duplice passaggio di energia; ovvero il prelievo delle tossine e la donazione delle energie vitalizzanti.

Il dott. Racanelli, con la sua lunga esperienza, consiglia di porre prima la mano destra (onde dare energia all'organo) e poi la sinistra per togliere le tossine che l'organo vitalizzato tende a rimuovere da se stesso.

La durata del trattamento varia da 10 a 30 minuti ed il numero dei trattamenti è relazionato alla serietà del caso. In genere vengono consigliati dei cicli di terapia da ripetersi ad intervalli regolari.






I passaggi (movimenti) principali 

I passi sono dei movimenti particolari aventi lo scopo di sedare (ridurre l'attività) o di tonificare (aumentare l'attività). I guaritori tendono a concentrare l'azione di tali passi sul plesso solare, sulla nuca, sulla spina dorsale e sul plesso sacrale (parte alta delle natiche). I passi rilassanti sono quelli fatti in senso antiorario sul capo e sul corpo oppure fatti dal capo verso i piedi su 1n soggetto sdraiato i passi tonificanti sono quelli fatti in senso orario o partendo dai piedi per risalire fino alla testa.
Anche la velocità con cui i passaggi vengono eseguiti ha la sua importanza, i passi veloci tendono infatti a vivivacizzare mentre quelli lenti hanno un effetto rilassante.



La diagnosi 

Sempre considerando che la diagnosi è di competenza dei medici può essere utile sviluppare la capacità di rilevare gli organi ammalati. Questo può essere fatto facendo sdraiare il paziente e passando sul suo corpo con le mani una di fianco all'altra (non devono toccarsi). Con una certa esperienza sarà possibile avvertire una sensazione di formicolio (o di calore) in presenza di un organo ammalato perchè esso, per sua necessità, tenderà ad assorbire una notevole quantità di energia.



Esercizi di decongestionamento muscolare 


Note: dopo ogni esercizio rilasciare l'aria e la tensione muscolare pensando "Relax...". Eseguire il tutto in modo calmo, sereno e tranquillo.
  • inspirare stringendo forte il pugno destro,
  • inspirare stringendo forte il pugno sinistro,
  • inspirare stringendo forte entrambi i pugni,
  • inspirare piegando il piede destro verso il ginocchio (gamba stesa),
  • inspirare piegando il piede sinistro verso il ginocchio (gamba stesa),
  • inspirare piegando entrambi i piedi verso il ginocchio (gambe) stese),
  • inspirare stringendo forte le natiche,
  • inspirare chiudendo con forza gli occhi,
  • inspirare stringendo forte i denti,
  • inspirare cercando di aggrottare la fronte,
  • inspirare cercando di arricciare il naso,
  • inspirare spingendo le labbra in avanti,
  • inspirare piegando gli angoli delle labbra in basso,
  • inspirare spingendo la lingua verso il palato ed all'indietro,
  • inspirare guardando al limite massimo di destra (occhi chiusi),
  • inspirare guardando al limite massimo di sinistra (occhi chiusi),
  • inspirare guardando al limite massimo in alto (occhi chiusi),
  • inspirare guardando al limite massimo in basso (occhi chiusi).





Esercizi di Training Autogeno 


Formulare i seguenti pensieri, utilizzare l'immaginazione affinché le frasi portino l'effetto desiderato. Non usare sforzo alcuno, immaginare che la situazione descritta sia effettivamente quella reale.
  • la mia mano destra è pesante... molto pesante,
  • il mio braccio destro è pesante... molto pesante,
  • la mia mano sinistra è pesante... molto pesante,
  • il mio braccio sinistro è pesante... molto pesante,
  • il mio piede destro è pesante... molto pesante,
  • la mia gamba destra è pesante... molto pesante,
  • il mio piede sinistra è pesante... molto pesante,
  • la mia gamba sinistra è pesante... molto pesante,
  • tutto il mio corpo è pesante... molto pesante.




Esercizi di respirazione 

Respirare naturalmente ed ascoltare l'aria che entra: il diaframma si abbassa, il diaframma si alza, l'aria se ne esce. Accompagnare l'inspirazione con il pensiero Vieni... e l'espirazione con il pensiero Relax...
Note: alcune persone trovano vantaggioso per il rilassamento una respirazione con una piccola pausa tra le varie inspirazioni ed espirazioni.
È anche possibile immaginare di essere in riva al mare e che le onde vengano a noi durante l'inspirazione e tornino al mare durante l'espirazione.








Avvertenze e consigli

Durante la terapia lavate frequentemente le mani fino ai gomiti in acqua corrente (od in una bacinalla la cui acqua sarà cambiata di frequente) e formate una immagine mentale di protezione affinché le tossine rimosse dal paziente non abbiano a superare l'altezza del vostro gomito.
Fate frequenti passeggiate all'aperto in luoghi alberati. Non si dimentichi che gli alberi, ed i pini in particolare, sono dei produttori di prana e che vi danno la possibilità di ricaricarvi.

Ad ogni paziente cambiate l'aria del locale dove operate.
Non toccate il paziente, non chiedete compensi, non fate diagnosi e non prescrivete medicine. Accingetevi a ricevere il paziente con una breve meditazione, offrendo al Signore la vostra opera e chiedendo di fare di voi degli strumenti della sua pace. Abituatevi a rimettere i pazienti nelle mani di Dio con la frase: sia fatta su N... (nome e cognome) la tua volontà come in cielo così in terra.

Mentre trattate il paziente parlategli mentalmente dandogli dei messaggi del tipo: il Signore non ti vuole ammalato, la sua Luce illumina il tuo cammino, la sua Saggezza dirige le tue azioni, la sua Forza ti sorregge, il suo Amore ti fa perdonare ed amare coloro che ti circondano, ecc.






Riferimenti bibliografici 

  • 1. Max Heindel, Principi occulti di salute e guarigione
    A.R.C.O. - Via E. De Amicis 6 - S. Benedetto di lugana - Verona
  • 2. A.T. Westlake, La forza vitale nella salute e nella malattia.
    Astrolabio Editore - Roma - (1975)
  • 3. Max Heindel, La cosmogonia dei rosacroce
    A.R.C.O. - Via E. De Amicis 6 - S. Benedetto di Lugana, Verona
  • 4. H. P. Blavasky, La dottrina segreta.
    Editrice Sirio - Via E. Toti 3 - Trieste - 34131
  • 5. Max Heindel, I misteri rosacruciani.
    A.R.C.O. - via E. De Amicis 6 - S. Benedetto di Lugana, Verona
  • 6. L.O. Korth, Healing Magnetism.
    Samuel Weiser Inc. - New York - U.S.A. (1975)





Libri per approfondire la Pranoterapia 




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lunedì 21 ottobre 2013

Vedere "Esseri" appena svegli : Allucinazione visiva o realtà alternativa??


Allucinazione visiva o realtà alternativa??
Allucinazioni Ipnagogiche o sogno lucido?




Se mentre dormite,vi svegliate all'improvviso e appena aprite gli occhi vedete nella vostra camera Ragni che si muovo,Farfalle,Geki,Esseri di varie forme,Energie in movimento e tanto altro,che poi svaniscono davanti ai vostri occhi,non temete!Non state impazzendo!O almeno,io stessa non sono impazzita,quindi sono qui per rassicurarvi.Queste sono delle esperienze mentali così vivide e nitide che sembrano reali. Questo articolo nasce,proprio per poter fare chiarezza su questo "fenomeno" particolare.Di seguito troverete il risultato di ricerche,effettuate nel corso delle mie stesse esperienze.


Solitamente,ciò che non riusciamo a vedere materialmente e che non conosciamo ci spaventa.Avendo vissuto personalmente queste esperienze,sò che ci possono essere emozioni contrastanti nel vedere queste manifestazioni che io chiamo,Energetiche.

Vediamo allora,le varie "interpretazioni" su queste "facoltà" sia scientifiche,psicologiche che spirituali.



Secondo la scienza e la psicologia queste esperienze assumono il nome di illusione ipnagogica.

Che cos'è l'Illusione Ipnagogica

Lo stato ipnopompico è lo stadio che porta dal sonno alla veglia. In tale fase, come pure in quella che viceversa porta dalla veglia al sonno (detta "stato ipnagogico"), il cervello può avere delle sensazioni, in particolare visive e uditive. A volte si può essere lucidi mentalmente nel momento in cui si palesa una allucinazione visiva, potendo addirittura in taluni casi decidere in quell'istante cosa si vorrebbe che si raffigurasse o meno. Tali immagini vengono facilmente dimenticate, ma talvolta possono essere addirittura scambiate per esperienze realmente vissute.


Le illusioni o allucinazioni ipnagogiche sono esperienze intense e vivide che si verificano all'inizio di un periodo di sonno e avvengono spesso in aggiunta delle paralisi ipnagogiche.

Questa fase dura da qualche secondo a diversi minuti in cui alcuni o tutti i sensi, ma in particolar modo vista, udito e tatto, possono risultare coinvolti e frequentemente è molto difficoltoso per il soggetto distinguere l'allucinazione dalla realtà.



Lo stato ipnagogico

Come ha riassunto Margnelli [1993], il principale significato scientifico dello studio dello stato ipnagogico consiste nell’"osservare dal vivo" come il cervello fabbrica i sogni. Lo stato ipnagogico è la fase di transizione dalla veglia al sonno. Durante tale stadio dell’addormentamento si presentano frequentemente allucinazioni del tutto fisiologiche.

Stato ipnagogico propriamente detto è pressoché abolito il controllo volontario sul corso e sui contenuti mentali (frammentazione del pensiero). In questo stato di coscienza prevale la comparsa spontanea e intrusiva di immagini incontrollate, generalmente statiche e dettagliate.

Tali allucinazioni ipnagogiche si presentano come inserti isolati e bizzarri, generalmente di tipo visivo, che appaiono spontaneamente come provenienti da una regione esterna alla consapevolezza. Il soggetto si pone nei confronti di queste allucinazioni come spettatore passivo. I flaches allucinatori ipnagogici si presentano come immagini fortemente sensorializzate della durata di pochi secondi ciascuna, generalmente isolate, di cui non è possibile controllarne l'apparire, il contenuto e la durata.

Durante questo stato è abolita la consapevolezza dell'ambiente esterno e il testing di realtà è parzialmente efficiente. La tonalità affettiva basale durante l’esperienza è prevalentemente priva di emozioni, ma talvolta può accadere che al sopraggiungere dell’allucinazione il soggetto possa reagire con stupore, sorpresa o soprassalto.

Generalmente l'impressione corporea è di profondo e diffuso stato di rilassamento, ma possono anche comparire modificazioni della sensibilità somatocenestesica e propriocettiva. Da un punto di vista psicodinamico predomina il processo primario-inconscio, con un’attività mentale che segue una logica associativa.

Esperienze oniro-simili Comprendono esperienze pre-oniriche, o francamente oniriche, nelle quali il pensiero è organizzano in fugaci successioni allucinatorie con la tipica consequenzialità scenica del sogno. La caratteristica delle immagini allucinatorie di questa fase consiste nella loro organizzazione in sequenze narrative articolate in brevi episodi. Il soggetto allucina, con partecipazione personale, la propria presenza nello spazio onirico.

Sono completamente aboliti il controllo volontario sul corso del pensiero, il testing di realtà e la consapevolezza dell'ambiente esterno. L'impressione corporea è generalmente assente. Si assiste ad una lieve modificazione del senso del tempo. Da un punto di vista psicodinamico predomina nettamente il processo primario-inconscio.



Le paralisi ipnagogiche nel sonno

Sebbene non rappresentino una vera e propria patologia a se stante, possono presentarsi in individui che non hanno altri particolari disturbi. Si tratta di un fenomeno estremamente affascinante, ma che può essere anche "terrificante", come io stessa ho sperimentato. Scopriamo insieme perché.

Per paralisi del sonno o paralisi notturna si intende l’impossibilità di muovere l’intero corpo poco prima di addormentarsi o subito dopo il risveglio. La persona colpita rimane perfettamente cosciente, riesce a vedere e sentire ma non può parlare o alzarsi per un tempo solitamente breve, anche se al soggetto interessato può sembrare senza fine per la notevole tensione che accompagna l’esperienza. Talvolta (soprattutto quando il tutto è accompagnato da allucinazioni ipnagogiche) il soggetto tenta di urlare ma non vi riesce a causa della paralisi muscolare e prova un enorme senso di frustrazione e disperazione. I movimenti oculari rimangono invece intatti.
(Chiariamo subito che si tratta di un disturbo benigno ma se si presenta spesso è necessario parlarne con un Neurologo)


La prevalenza della paralisi del sonno nella popolazione generale è approssimativamente del 6,2% mentre ben il 30-50% dei pazienti affetti da Narcolessia sperimentano questo disturbo.

Studi polisonnografici hanno riscontrato che individui con la paralisi del sonno avevano intervalli inferiori al normale tra un sonno REM e l’altro e presentavano un sonno non-REM accorciato. Questo porta a ritenere che un disturbo nel regolare ciclo del sonno possa istigare un episodio di paralisi del sonno.

Un altra teoria coinvolge la Melatonina, un ormone prodotto dalla ghiandola Pineale del cervello (anticamente chiamata anche “terzo occhio“).
La Melatonina in circostanze normali regola la popolazione neuronale serotoninergica, ovvero agisce governando quei neuroni capaci di utilizzare la Serotonina come neurotrasmettitore.


La Melatonina raggiunge il suo picco di secrezione durante il sonno REM.
Alterazioni nella secrezione di Melatonina in determinati momenti del sonno, potrebbero portare alla mancata disattivazione di quella popolazione neuronale che sta “producendo il sogno”, sotto uno stimolo(ad es. ambientale) che normalmente porterebbe ad un risveglio completo. Questo spiegherebbe perché si può sperimentare la paralisi pur essendo mentalmente “svegli”: se la popolazione neuronale rimane attiva, porterà le caratteristiche del sonno REM (e quindi del sogno) anche nel mondo della veglia.


Per il "Centro Studi e Ricerche sulla Psicofisiologia degli Stati di Coscienza" di Milano, troviamo questa spiegazione:

L’allucinazione è una percezione che avviene quando la corteccia sensoriale è attivata in assenza di una corrispondente stimolazione dei recettori periferici, in altre parole è una percezione senza una fonte esterna (Ferrio, 1970; West, 1999).

In ambito cognitivista (Horowitz, 1975) l’allucinazione è definita come un’esperienza mentale che si manifesta in forma d’"immagini" derivate da una fonte di informazione interna, o percezioni erroneamente giudicate come provenienti da input esterni.

Le allucinazioni hanno le seguenti caratteristiche [WEST, 1962]: fisicità, involontarietà ed intrusività, cioè non è possibile controllarne il sopravvenire, il contenuto e la durata, ma soprattutto hanno la qualità di "essere al di fuori" dell’osservatore.

In questa rassegna l’interesse è focalizzato sulle allucinazioni da deprivazione sensoriale, ipnagogiche, psichedeliche e psichiatriche, ma esperienze di tipo allucinatorio sono comunemente presenti in molti altri stati modificati di coscienza: transe ipnotica, estasi mistica, transe medianica, transe sciamanica, stati di possessione, esperienze extra-corporee, vissuti di pre-morte, abductions, meditazione... [Gagliardi, 1993; West, 1999], è in ogni caso presumibile che il processo allucinatorio sia basato su comuni moduli neuropsicologicamente determinati.







Vediamo ora,come queste esperienze vengono "trasmutate" in qualità,mi piace chiamarle cosi,provienenti dalle facoltà dell'apertura del terzo occhio o ghiandola pineale e quindi scaturite da un evoluzione,consapevole e non,spirituale.





L'ESPERIENZA NELLA QUINTA DIMENSIONE
LE ALLUCINAZIONI O VISIONI IPNAGOGICHE

“LO STATO QUANTICO” di Adriano Violato e Antonella Trevisiol

C’è una quinta dimensione, oltre a quelle che l’uomo già conosce. Ci appare con colori palpabili, penetranti avvolgenti, con propria fonte, indescrivibili, per noi, perchè mai visti, una meraviglia.

La percezione è che si entra in uno stato di passività mentale, il cervello raccoglie i messaggi che pervengono automaticamente e alcune informazioni arrivano con correnti antidromiche, cioè in doppia direzione, è come se la stessa informazione abbia due ordini di riflesso: somato-psichico e psico-somatico, e questo, anche se le informazioni sono da tradurre, non ci spiazza. 


E’ senza limiti, o ancora non si conoscono e può essere scambiata, in certi casi confusa con molti termini o spiegazioni ed esperienze apparentemente simili ma nella sostanza differenti.

A tutti viene data la possibilità di accedere. Solo il guerriero di "pura luce" andrà oltre.

The Twilight Zone, Ai Confini della Realtà, o "altri stati modificati di coscienza": transe ipnotica, estasi mistica, transe medianica, transe sciamanica, stati di possessione, esperienze extra-corporee, vissuti di pre-morte, abductions, meditazione, hypnagogic trans, sono alcuni termini che diverse "persone sensibili" (per loro natura o per esperienze speciali, non per patologie in essere) usano per descrivere qualcosa di non scientificamente chiaro o riscontrato dalla Medicina Ortodossa ma speciale quando accade.
Ma preferiamo identificarlo e chiamarlo "STATO QUANTICO".


Abbiamo iniziato questo viaggio sperimentando come aprire una porta verso il buio senza vivere il buio, senza tormenti e aspettative.
Dopo aver praticato specifici esercizi di postura e respirazione, sempre come fosse la prima volta, fatto i test sulla asimmetria e stimolato la placca delle visioni ipnagogiche, abbiamo ottenuto dopo breve tempo il "primo e secondo repère", cioè  la percezione di lievi dolori come vibrazioni al labbro superiore, disagio e fastidio alla gamba sinistra e dopo poco una sensazione di pelle d’oca in tutto il corpo, il "terzo repère". C’è chiarezza e lucidità in noi, e, con l’aiuto del buio totale nella Dark Room 432hz®, la camera della Perfetta Alchimia Interna, supportato da Antonella, ho la certezza della ottenuta carica della placca ipnagogica. Anche se si pratica di giorno e non nel preipnico (praedormitium), prima del sonno profondo, si può richiamare la condizione ottimale alla percezione dello "stato quantico".

Lo stadio ottimale per "il salto quantico" si matura dopo il terzo giorno nella Dark Room 432hz® , dove:

1) gli esercizi respiratori e psicofisici, l’ attivazione della ghiandola carotidea,
2) l’accensione della placca delle visioni ipnagogiche con il metodocalligaris® ,
3)  nella ghiandola pineale avviene la trasformazione ormonale di numerosi impulsi neurali e sensoriali, ricevuti attraverso i sensi. L’ormone più importante secreto dalla pineale è la melatonina e la sua funzione è di influire attraverso l’ipotalamo sul segmento anteriore dell’ipofisi. Nell'aspetto energetico, la pineale è uno dei ricettori che attraverso i sensi e le amigdale riceve le Vibrazioni. Le amigdale sono collegate attraverso le fibre nervose con numerosi centri cerebrali, prima di tutto con la neocorteccia, la corteccia visuale ed il talamo. Tutte due le ghiandole hanno numerosi ricettori e partecipano nella creazione di neurotrasmettitori come: la dopamina, serotonina, norepinefrina, epinefrina ecc. La scienza ha dimostrato in una certa misura il collegamento tra le amigdale e le emozioni, affermando che le ghiandole producono la risposta emozionale prima che i centri corticali (pensanti) riescano a registrare del tutto l’evento. Nell’aspetto energetico le amigdale sono dei sensori per le vibrazioni ricevute attraverso i sensi che si riducono poi, attraverso le informazioni supportate dalla ghiandola carotidea, in Vibrazioni d’Intelligenza. Queste Vibrazioni d’Intelligenza Pura vengono elaborate dalla mente e ritornano tradotte nell’impermanente realtà,

4) ed ecco che si attiva il “Terzo Occhio e si entra in una “favola vera” ottenendo “la sincronizzazione o stato quantico”.


Possiamo raccontare la meraviglia della dimensione nel vissuto pluridirezionale, abbiamo incontrato risposte date da non domande, come dei puzzle in via di completamento e ci indirizzavano a non luoghi conosciuti. Comunque sempre calmi, lucidi e consapevoli. E’ un bel film dove gli appunti sono preziosi e un registratore è di aiuto.
Trovo piuttosto ironico, dopo la mia esperienza nella Dark Room 432hz® , il fatto che con il termine allucinazioni o allucinazioni ipnagogiche si voglia spiegare tutte le esperienze mistiche, paranormali e sciamaniche, viaggi astrali, contatti con energie sottili, visioni ecc. Non comprendo perché quando non si riesce di spiegare uno stato alterato di coscienza o un enigma della mente, anche quando questi stati sono ottenuti senza stimoli esterni e chimici e non nel preipnico cioè di giorno e con tutti i sensori attenti e attivi, sia considerato lo stesso “allucinazione o illusione” e lo si definisca “allucinante”.

A mio parere “l’essere umano può sperimentare tutti gli stati alterati, senza l’uso di stupefacenti o allucinogeni”, perché il tutto è nella sua essenza.
Fondamentale ed indispensabile è crearsi il terreno ottimale, attivando i centri di potere nel centro del cervello ed ecco che le allucinazioni ipnagogiche, per noi stato quantico, nella Dark Room 432hz®  saranno affascinanti e lucide.






Allucinazioni o visione remota (Remote Viweing): i segreti di un nostro talento accantonato?

Il grande dibattito sui nostri più o meno utilizzati talenti e facoltà, inclusa la Visione Remota, non di rado si riversa nel grande tema dell’evoluzione della specie umana.
Per alcuni, in epoche relativamente recenti, il nostro percorso si distinguerebbe per una progressiva perdita, più o meno consapevole, di alcune delle nostre facoltà più significative.

Pertanto, ammesso che la vista abbia ancora il monopolio dei sensi, pare che oggi sappiamo vedere solo tramite gli occhi, ignorando altre capacità di visione legate alla nostra mente ed alle nostre sensazioni.Ossia, pare che abbiamo nettamente ridimensionato il peso attribuito ai nostri istinti, alle nostre capacità intuitive, credendo, invece, solo a ciò che i limitati sensi fisici ci permettono di vedere.

Invero, il sorgere di una nuova generazione di uomini (In-divisuus Olisticus)antropologicamente, fisiologicamente, psicologicamente e culturalmente, diversa dalla precedente, con una spiccata sensibilità e sensorialità, tende un po’ a rivalutare il discorso. Tuttavia, in linea di principio, sino all’avvento dell’era appena iniziata, di fatto, per un simile depotenziamento sensoriale, siamo diventati meno consapevoli di molte sfaccettature della realtà.

La capacità di vedere oggetti, persone, situazioni distanti nel tempo e nello spazio è una delle varie facoltà che si sono progressivamente affievolite.
Di fatto, tra le così dette esperienze di percezioni extra-sensoriali (extra-sensory perception –ESP) c’è la Visione (Remote Viewing –RV), una capacità che ci consente di ottenere delle impressioni su qualcosa che si trova distante (nello spazio e/o nel tempo) tramite le nostre facoltà paranormali.
Di norma, un soggetto che vede a distanza, si ritiente che riesca a fornire una serie di informazioni su un oggetto che non può vedere fisicamente.


IL CONTESTO
Tra la fine degli anni 60 e gli inizi del 70, soprattutto negli States, ha iniziato a diffondersi una grande attenzione per i fenomeni dell’occulto e psichici e molti hanno cercato di di dare a loro una veste pseudo-scientifica.

L’emergere della New Age e la popolarità del movimento intitolato al potenziale umano ha innescato un mini-rinascimento rinnovando l’interesse per gli studi sulla coscienza e gli studi psichici riuscendo ad ottenere anche una serie di finanziamenti per compiere delle ricerche. Così, tra gli altri campi analizzati dalla parapsicologia, si è sviluppato il tema della psicocinesi (la capacità mentale di interagire con oggetti inanimati o, talvolta, anche animati).

Un altro ambito riguarda le esperienze pre-morte (la NDE – Near Death Experiences) testimoniate chi si risveglia dal coma o da chi si trova ad un passo dalla morte.
Uno dei campi di indagine più fertili, è stato, però, proprio l’ESP (ExtraSensory Perceptions) che si concentra su tutti i tipi di informazioni ottenute al di fuori dei cinque sensi. Ed è proprio in un simile contesto che si inserisce la Vista Remota, al momento ritenuta un ibrido tra scienza e parapsicologia.

Ad aumentare l’alone di mistero che la circonda è la sua origine legata ad un segretissimo progetto condotto dalla CIA negli anni della Guerra Fredda, poi esternato da una serie di ex-agenti partecipi delle operazioni.

Il termine Visone Remota è stato introdotto da due parapsicologi, Russel Targ e Harold Puthoff nel 1974 .Pertanto, lo stato dell’arte, al momento, vede una prima serie di esperimenti scientifici, degli anni 60-70, che sembra abbia dato una serie di risultati positivi, non confermati, però, dagli studi più recenti, svolti in condizioni rigorosamente controllate.

Quindi la Visione Remota, resta, come tutti gli altri fenomeni di percezione extra sensoriale, una pseudo-scienza.

CHE COSA E’ LA RV.
A detta dei fautori della RV chi ne è dotato, è in grado di raccontare quanto sta accadendo in un luogo remoto o di descrivere in modo approfondito e dettagliato eventi e circostanze occorsi nel passato.

Le tecniche di insegnamento dell’RV si basano sull’idea che tali facoltà non si possono apprendere o trasmettere studiando, tuttavia si può imparare ad allenare e ad espandere le proprie facoltà percettive. È un po’ come avviene quando frequentiamo un corso di somellier: lentamente impariamo a riconocere ed affinare le nostre capacità visive, gustative ed olfattive.

I trainer di RV hanno, dunque, come obiettivo, di insegnare a trasferire le informazioni dal subconscio alla coscienza vigile, dove possono poi essere decodificate, rese comprensibili ed espresse con chiarezza.

Nell’ambito degli studi di RV ci sono due scuole contrapposte: l’una sostiene che non funziona, l’altra che funziona sempre.
Invero, entrambe le parti hanno ragione ed entrambe hanno torto.
Ci vogliono molta costanza, pazienza ed una lunga pratica ma alla fine, sempre secondo i sostenitori, i viewer più esperti possono ottenere dei risultati positivi fornendo descrizioni incredibilmente accurate e senza errori.
Le informazioni sembra che provengano da un campo di pure informazioni, non energia, detto “the Matrix”.

“The Matrix” pare sia dietro ogni processo energetico e che i normali strumenti non possano rilevarlo. Sembra sia nell’ambito del mitico, aristotelico etere mitico, che i fisici sanno esistere ma non riescono a rilevare sperimentalmente.
The Matrix è anche descritto come la conoscenza universale, collegata in piccola percentuale ad ognuna delle singole conoscenze individuali.
Non ha nulla a che vedere con la famosa saga cinematografica omonima, qui è semplicemente il pensiero universale che agisce con il personale, in una prospettiva molto olistica.

Così per i sostenitori della RV la coscienza originale ha un incalcolabile numero di connessioni al pensiero generale.
Ogni connessione è progettata per una determinata percentuale del tempo della Vita (intesa come la Vita in generale, non l’individuale).
Ogni connessione è legata ad uno specifico personaggio che vive l’esperienza di una singola vita, circondato da altre particolari entità, tutte contenute nel loro insieme nell’illusorio spazio/tempo chiamato “Realtà”.
Ed ancora, ogni individuo è in grado di entrare in contatto, tramite la propria connessione, con il pensiero generale, che contiene ogni dato di ogni singolo luogo ed esistenza, in ogni tempo.

La capacità di avvalersi di tali tecniche e di descrivere ogni cosa, in ogni momento, e qualsiasi persona o situazione, è la Vista Remota. Il temine “viewing”, invero non è molto corretto per descrivere il processo in atto in quanto i Remote Viewer oltre ad ottenere delle immagini, possono anche percepire odori, sapori, suoni, e molte altre sensazioni corredate da dati emotivi e concettuali.
Il “remote viewer” spesso lavora con una persona (tasker) che lo guida verso ciò che deve vedere (target).

Fondamentale è il fatto che il viewer non ha nessuna idea o conoscenza del luogo nel quale deve andare ossia è “cieco”. Potrebbe essere qualsiasi cosa, ovunque ed in qualsiasi momento.

Ciononostante, riesce a descrivere nel dettaglio tutti gli aspetti del target.
La RV è stata utilizzata per individuare persone rapite (come è capitato nel 1981 quando è stato rapito dalle Brigate Rosse un generale), per identificare il luogo preciso dive si sono schiantati aerei, per lo spionaggio internazionale.
Malgrado sia stata utilizzate per fini governativi, la RV, ammesso che esista, resta, comunque, una nostra facoltà personale.
E sebbene ci siano dati statistici che dimostrano quanto sia servita per azioni meritorie (ritrovare dispersi, rapiti,…) oltre che per altre di dubbia validità, resta il fatto che è un talento che ciascuno di noi potrebbe/dovrebbe sviluppare anche in un ottica di Wellthiness.



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(Testi tratti da:Wikipedia,WellthinessBlog,Nuke.darkmeditation,dispenze personali)





lunedì 14 ottobre 2013

INCONTRI KARMICI O DESTINICI

Incontri karmici o destinici

"Se il vostro karma è di unirvi, succederà comunque. Se non lo è, niente che tu possa fare sarà in grado di modificare il corso della vita"











Poichè nessun incontro è casuale, ogni relazione, ed in particolare quella d’amore, ci offre la possibilità di scorgere una lezione da apprendere, di osservare le nostre dinamiche e superarle. In tal senso gli amori destinici sono una preziosa palestra per la nostra evoluzione.





UN INCONTRO SCRITTO NEL DESTINO

L’incontro con un’anima amata è sempre predestinato. È scritto nel destino così come nelle stelle e non avviene mai per pura casualità. Ciò che è raro non è tanto l’incontro (come si potrebbe credere) quanto il riconoscimento reciproco e la capacità di vivere questa esperienza serenamente. Che cosa ci impedisce di riconoscerci? Noi stessi. Le nostre paure. E soprattutto ciò che di noi rifiutiamo. Ecco perché il viaggio alla ricerca dell’altro è soprattutto un viaggio alla ricerca di noi stessi, al recupero di quelle parti di noi meno amate che ci rendono difficile vivere pienamente una qualsiasi esperienza d’amore. Come dicono i coniugi Hendrix dal libro“ Conscious loving”(“Amore consapevole”) :


“l’amore ha una forza potentissima. Se non sappiamo come usare questa forza, cadiamo facilmente vittima delle sue potentissime distorsioni dolorose. È la resistenza all’amore che causa problemi, non l’amore in sé. L’amore ha una luce fortissima e quando ci investe illumina anche le nostre parti oscure. Porta in superficie aspetti di noi che stiamo disperatamente cercando di tenere nascosti. Quando questi emergono nell’incontro e nel rapporto, spesso facciamo muro ed accusiamo l’altro e l’amore di essere causa dei nostri mali”.


Se noi per primi rifiutiamo noi stessi, come possiamo pensare che gli altri ci accetteranno? In realtà, quei modi di essere (apparentemente) sbagliati stanno tentando di portare un equilibrio nella nostra vita; forse stanno lì per difenderci, o per renderci meno vulnerabili, o per farci funzionare bene nella società e, per quanto incredibile possa sembrare, stanno cercando di aiutarci.

Nel tentativo di colmare un nostro bisogno, vengono però attuate dinamiche che non sono quelle giuste e che spesso ci arrecano dolore o frustrazione impedendoci di dare e ricevere amore. Accettare quei modi di essere vuol dire, allora, porsi in ascolto di noi stessi ed entrare in contatto con il bisogno che ne è alla base. Ascoltandoci possiamo capire quale bisogno stiamo cercando di colmare e ci predisponiamo a trovare un modo nuovo per soddisfarlo. È importante allora ricordare che ogni atto d’ascolto è prima di tutto un atto d’amore. Soltanto imparando ad ascoltare noi stessi e a conoscerci possiamo veramente ascoltare l’altro e ri-conoscerlo. Ogni atto d’amore rivolto a noi stessi è un atto d’amore che facciamo all’altro. È qui che iniziamo ad incontrarlo prima ancora di averlo incontrato davvero.





L’INCONTRO IMPOSSIBILE

Non c’è dubbio: l’incontro con un’anima amata è sempre predestinato. L'anima, prima di incarnarsi, prevede il giorno e il luogo di tutti gli incontri importanti, ma lascia al proprio libero arbitrio come reagirà a quell'incontro e che cosa ne farà nella propria vita. E' questo il rapporto tra libero arbitrio e predestinazione.

È scritto nel destino e non avviene mai per pura casualità. Ciò che è raro non è tanto l’incontro quanto il riconoscimento reciproco e la capacità di vivere questa esperienza serenamente.

Prendiamo in considerazione un tipo di sofferenza specifica: la sofferenza di chi ha un incontro d'amore fortissimo (quasi fatale), un contatto o in qualche modo sessuale o una breve relazione, e poi d'improvviso vede l'altro allontanarsi e rifiutare la relazione.

Questo tipo di incontro è sempre caratterizzato:

- da un iniziale forte impatto emotivo quasi istantaneo (le due persone hanno la sensazione di conoscersi da sempre): si può parlare di colpo di fulmine, o di amore a prima vista o di forte attrazione;

- da una forte reciprocità del sentire (non è mai uno solo che prova qualcosa)

- da una relazione: a volte sessuale, a volte quasi sessuale, altre volte solo emotiva

- da un brusco allontanamento dell'altro

- dalla disperazione (apparentemente senza motivo) di chi vede l'altro allontanarsi

- dalla non accettazione di chi vede l'altro allontanarsi ("se è quello che abbiamo vissuto era vero, perché sta finendo?")

- dai tentativi di riportare l'altro a sé

- dall'impossibilità di riportare l'altro a sé nelle modalità iniziali (l'altro forse è disposto ad accettare la nostra amicizia, ma si sottrae a una relazione d'amore o sessuale)



Perchè l'anima si rifiuta?

Due sono (di solito) le possibilità:

1. l'anima dell'altro ha fatto un percorso di consapevolezza diversa durante le incarnazioni individuali e ora il suo modo d'amare non è in risonanza con il nostro. L'anima, infatti, entra in contatto con un'altra sempre per effetto di risonanza (secondo la legge della fisica quantistica per cui "il simile attrae il simile"): ora potrebbe essere che il vecchio sentimento faccia da calamita (è lo stesso), ma poiché il modo di amare attuale è diverso, pian piano l'effetto calamita scompare;

oppure, l'effetto calamita è dato dalla nostra parte ombra, cioè da quella parte non ancora illuminata dall'amore che è molto simile a quella dell'altro. Anche in questo caso però l'effetto calamita presto scompare perché evidentemente uno dei due sta cercando (nella propria esistenza) di illuminare proprio quella parte ombra che gli impediva d'amare e ora sta facendo dei passi in avanti che lo stanno portando a un grado più alto di risonanza d'amore.

Per dirla in due parole: una delle due anime sta imparando o ha imparato ad amare di più e la sua luce è troppo forte per essere sostenuta dalla parte in ombra dell'altro che non è ancora in grado di sostenere quel grado d'amore.



2.l'anima dell'altro ha fatto un programma di vita diverso per questa attuale incarnazione, in cui l'incontro con noi è previsto (vi è comunque una grande lezione), ma non prevede una relazione con noi



In entrambi i casi la lezione per noi è quella del lasciar andare: ovvero, lasciare che l'anima dell'altro vada dove più desidera, perché la lezione più grande d'amore è sempre quella di lasciare libero colui/colei che si ama.

Tanto più cerchiamo di far restare l'altro al nostro fianco (anche al di là della sua propria volontà) tanto più il nostro amore è egoistico: il nostro amore non è rivolto all'altro, ma al nostro stesso ego, alla nostra soddisfazione e non a uno scambio profondo che ci alimenta.

La legge del lasciar andare non dice che lasciando andare l'altro, questi se ne andrà: dice piuttosto che "lasciando l'altro libero di andare, questi potrà scegliere che direzione prendere e nulla gli impedisce di tornare verso di noi con una consapevolezza diversa".

Anche perché, a livello di anima, noi siamo sempre uniti.

Il trattenere l'altro è, però, un non-amore: è per questo che spesso l'anima che sceglie un percorso di consapevolezza d'amore prima o poi incappa in questa prova così dolorosa. Non solo. L'ostinarsi a volere un amore impossibile (o divenuto tale) crea una sofferenza fortissima: non è l'amore impossibile che crea sofferenza, ma il nostro restarvi attaccati.





ANIME RIUNITE PER UN COMPITO D’AMORE

Cosa succede quando due anime si riuniscono e realizzano il proprio amore?

La risposta è quasi sempre la stessa: finiscono molto spesso per condividere un “compito d’amore” proiettato al di là della propria individualità e che si espande su tutti gli esseri umani.

In altre parole, l’esperienza dell’amore totale che avviene tra due anime non è mai frutto del caso: prima di riconoscere l’altro, l’anima ha percorso un lungo cammino in cui si è riconosciuta, imparando ad amare se stessa; ha confrontato le proprie paure, le proprie debolezze e ha imparato ad accogliersi e a nutrirsi come una madre farebbe con il proprio bambino. In questo contatto di amore profondo con se stessa, l’anima ha aperto le porte a un tipo di amore condivisibile solo con chi ha raggiunto un’identica consapevolezza e un identico senso d’amore per sé e per gli altri.

Se due anime sono in grado di fare esperienza l’una dell’altra è perché hanno lavorato individualmente e con la stessa intensità verso la conoscenza e la sperimentazione dell’amore: quando il loro amore si fonde, dà vita a un amore più grande che si manifesta intorno coinvolgendo il mondo circostante.




I SIGNIFICATI NASCOSTI DEGLI INCONTRI E DELLE RELAZIONI

I meccanismi del karma, tendono a metterci in relazione con tutte le persone con le quali c'è stato un rapporto, di qualsiasi tipo, in vite precedenti, al fine di pareggiare il bilancio karmico esistente. In una vita ognuno di noi stabilisce relazioni dei più svariati generi, dalle amicizie alle inimicizie, dai rapporti di collaborazione a quelli di lavoro, dagli amori alle passioni, fino anche ai conflitti più o meno duri.

Fermo restando che non tutte le persone che incontriamo hanno necessariamente legami karmici con noi, dobbiamo comunque tenere presente che ogni incontro può avere uno specifico significato legato al tipo di relazione karmica esistente con quel soggetto.

Si sentono spesso persone che si lamentano di fare continuamente incontri sbagliati, esperienze relazionali negative, di collezionare delusioni amorose e così via, ma questo potrebbe accadere proprio perchè si tende unilateralmente ad attribuire ad ogni incontro lo stesso significato, ignorando il fatto che in realtà questo potrebbe essere del tutto diverso ed avere a che fare con meccanismi karmici o evolutivi di tutt'altro genere.

Ciò che sarebbe più sensato fare, è di cercare di capire di volta in volta quale può essere il significato più profondo e nascosto di un incontro, senza incaponirsi unilateralmente sullo stesso significato, che per taluni sembra essere l'unico esistente. Karma a parte, bisogna inoltre considerare che certe entità superiori più evolute dell'uomo (gerarchie angeliche), certe volte fanno in modo di 'combinare' certi incontri apparentemente casuali, perchè si ritiene che attraverso quell'incontro possa scaturire qualcosa di utile per i soggetti interessati dal punto di vista evolutivo.

Il modo migliore di approcciarsi alla relazione sarebbe quindi quello di mettersi nello stato di 'ascolto' verso l'altro e anche verso sè stessi, in modo da attivare quella capacità intuitiva e percettiva superiore che permette di cogliere certe sottigliezze che normalmente sfuggono allo stato di coscienza ordinario, e che possono rivelare la natura più profonda e nascosta dell'incontro. Quando è possibile, sarebbe inoltre di grande utilità un'analisi sinastrica astrologica, che incrociando le rispettive configurazioni planetarie di nascita può fornire numerose e importanti indicazioni circa il significato e le potenzialità dell'incontro.

La persona che incontriamo, solo raramente può essere una potenziale 'anima gemella', nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di incontri da pareggio karmico oppure finalizzati in qualche modo alla nostra crescita evolutiva, che può avvenire attraverso le più svariate modalità, senza escludere che comunque esistono anche gli incontri casuali e che certi altri sono dovuti a libere scelte, al di fuori di alcun legame di necessità karmica o evolutiva.

Qualcuno può presentarsi di fronte a noi per riscuotere, senza esserne consapevole, un piccolo o grande credito karmico che gli dobbiamo; qualcun'altro in debito con noi può fare la stessa cosa nei nostri confronti; qualcuno lo incontriamo perchè ha qualcosa da insegnarci, oppure perchè ha qualcosa da imparare da noi, o magari entrambe le cose; qualcuno possiamo trovarcelo di fronte perchè faccia da specchio mostrandoci certe nostre caratteristiche di cui non siamo consapevoli, ma che dobbiamo vedere se vogliamo evolverci; qualcuno può avere un certo percorso, che potrebbe essere culturale, spirituale o di altro genere, da intraprendere in comune con noi.

Questi sono soltanto alcuni dei possibili significati nascosti di un incontro, ce ne possono essere moltissimi altri. Per questo sarebbe così importante cercare di capire caso per caso, attraverso una conoscenza graduale, chi è la persona che incontriamo e che cosa possiamo fare con essa, evitando di intestardirci sul fatto che potrebbe essere il partner ideale, salvo poi rendersi conto che non è così e magari maledire il malcapitato/a (che sul piano evolutivo poteva avere tutt'altri scopi da quelli che abbiamo pensato) o chi ce lo ha fatto/a incontrare.





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La funzione creativa dell’Uomo entro il Tutto

LA VITA PLANETARIA È UN CENTRO NEL SISTEMA SOLARE
Il Triangolo centrale delle Energie-Sequenza di Triangoli collegati-Il rapporto integrale e la funzione creativa dell’Uomo entro il Tutto


LA NATURA DELLO SPAZIO
La migliore definizione dello spazio è quella che lo descrive come il campo della vivente
attività divina, popolato di forme intelligenti, attive, tutte in rapporto tra loro e ciascuna dotata di una sua peculiare forma di coscienza.
Una forma, quindi, non è altro che un centro di vita esistente entro uno degli aspetti del
corpo eterico dell’Entità Spazio.Questo centro contiene al suo interno un germe di vita ed è in costante rapporto con tutte le energie circostanti; la sua sfera d’influenza è variabile e dipende dalla natura e dalla forza della sua coscienza, nonché dal pensiero dell’entità che la vitalizza.
Approfondire la conoscenza di questi rapporti sarebbe molto utile all’astrologia; essa,
infatti, potrebbe superare gli aspetti più superficiali che la caratterizzano attualmente,
soprattutto nel mondo occidentale, e tornare ad essere una scienza esoterica di tutto rispetto.
L’insegnamento esoterico si basa su una visione ilozoistica delle cose; nell’antica lingua
greca, il termine hyle indica la materia, mentre zòe vuol dire vita.
Dunque, ogni “forma” esistente consta dell’aggregazione di molte altre “forme”, cioè non
è un organismo semplice, ma complesso che possiede al suo interno una “vita” capace di
animarlo.

Dalla fusione della materia con la vita ha origine la “coscienza”, la cui ampiezza varia a
seconda della ricettività della forma e del suo grado evolutivo.
La miriade delle vite che animano le infinite forme esistenti non sono altro che scintille
emanate da un’unica grande Fiamma, da una Vita Una che si esprime come un Essere dotato di una propria coscienza e capace di un’estrinsecazione materiale.

Questa Vita Una ha coscienza di sé come Volontà di essere, di bene e di conoscere. Essa è
anche detta Logos planetario, la Vita che anima il nostro pianeta per mezzo di molteplice
energie.

Nel cuore di quest’infinità di energie risiede la Coscienza cosmica, cui si danno vari nomi:

Sanat Kumara, il Signore del Mondo, l’Antico dei Giorni.

La Sua Volontà di Bene dà origine alla Legge di Evoluzione e dispone la Sua forma e la
miriade di forme collegate a conseguire la gloria finale di cui Egli solo ha coscienza e visione.Questo grande Essere opera per mezzo di un triangolo di energie emananti dai tre Raggi maggiori ed attraverso tre Centri collegati.

Così, il primo Centro creato dal Raggio della Volontà e del Potere è Shamballa, il cui
compito è di far circolare il principio vitale in ogni forma planetaria.
Il secondo Centro formato dal Raggio dell’Amore-Saggezza ha manifestato l’intero
universo; in rapporto all’umanità, i Maestri lo definiscono col termine di Gerarchia. Il suo
compito consiste nel risvegliare la coscienza nelle varie forme esistenti, cioè inizialmente il senso dell’identità, ma poi anche quello del proprio ruolo in rapporto col tutto.

Il terzo Centro, formatosi per l’azione del Raggio dell’Intelligenza Attiva, è quello
dell’Umanità, la cui funzione è quella di stabilire un nesso con la Gerarchia e con i regni
subumani.

Ciascuno di questi tre Centri è a sua volta governato da un triangolo di energie; a
Shamballa, esso è composto dai Tre Buddha dell’Attività, rappresentanti la vita, la saggezza e la creazione intelligenti, coscienti ed attive; nella Gerarchia, il Triangolo è formato dal Manu

(vita amorevole ed intelligente), dal Cristo (la coscienza amorevole ed intelligente) e dal
Mahachohan (l’attività amorevole ed intelligente, detto anche Signore della Civiltà); all’interno dell’Umanità il Triangolo si deve ancora formare, per via dell’attuale inadeguatezza degli individui ad un compito così eccelso.

Tuttavia, anche nel regno umano si manifesteranno tre Esseri molto evoluti che opereranno nel campo della politica, della religione e dell’economia, provocando grandi e salutari cambiamenti in questi settori chiave della società.

Solo alla fine del ciclo evolutivo i tre Centri maggiori funzioneranno in piena sintonia,
applicando le loro energie a tutti gli aspetti dell’esistente.


Si ricordi che tutta la suddetta attività si svolge nel corpo eterico del pianeta; infatti, i primi due Centri consistono di sostanza eterica e controllano le energie, mentre quello umano opera ancora soprattutto a livello fisico.

Ciò non vuol dire, però, che non vi sia corrispondenza fra i Centri principali ed il corpo
eterico umano.Infatti, in precedenza, si è detto che l’energia emanata da Shamballa utilizza il centro della testa, quando il “ponte” tra anima e monade si va costruendo; quella della Gerarchia si serve del centro del cuore, quando la personalità si collega all’anima; quella dell’Umanità usa il centro della gola, quando la natura inferiore inizia a lasciare il posto ad aspirazioni idealistiche.

Nell’essere umano, due centri risultano particolarmente in grado di ricevere e distribuire le energie: quello ajna tra le sopracciglia e quello del plesso solare.

L’eterico umano, dunque, è parte integrante di quello planetario; del resto, la Monade,
l’Anima e la Personalità sono in rapporto con i tre Centri maggiori (Shamballa, Gerarchia ed Umanità) per mezzo dei tre chakras posti sopra il diaframma (testa, cuore, gola); il centro ajna distribuisce le energie che fluiscono dall’alto, mentre il plesso solare sintetizza e trasmuta le energie dei centri collocati sotto il diaframma.

Il complesso delle energie circolanti nel corpo eterico planetario ed umano si muove
secondo il proposito di Shamballa e viene diretto dalla Gerarchia.
L’attuale sistema solare, il secondo, è detto del Figlio, perché in esso deve giungere a
perfezione la qualità del secondo aspetto divino: l’Amore. L’Umanità è chiamata a partecipare attivamente a questo processo di perfezionamento; all’inizio, ciò avviene inconsciamente,seguendo la Legge di Necessità; tuttavia, quando inizia a manifestarsi un barlume di maturità spirituale, si decide di collaborare con la Gerarchia all’attuazione del Piano.

È allora che l’individuo ed i gruppi disposti a collaborare vengono dotati di nuovi poteri,
per far fronte alle responsabilità ed ai compiti che sono assegnati a ciascuno.

La Gerarchia è anche conosciuta come l’Ashram del Signore di Amore, il Cristo; esso è formato dall’Ashram dei sette Raggi, ciascuno dei quali è governato da un Chohan o da un
Maestro di Saggezza; ognuno di questi, poi, è connesso ad Ashram ausiliari.
Un Ashram è una sorgente da cui emanano “impressioni” sul mondo, per favorire
l’espansione della coscienza umana; in questo grandioso lavoro nessuno è lasciato solo, perché esiste questa meravigliosa catena di solidarietà e fratellanza che non può fallire negli scopi che si è prefissa.

Dunque, chi decide di servire l’umanità diviene a sua volta un “canale di trasmissione”,
dismettendo l’abito dell’egoismo che ostacola ma non può alla lunga impedire l’attuazione del Piano divino.

Il proposito che la Fratellanza Bianca ha deciso di portare a compimento è quello
d’instaurare la fratellanza, la solidarietà e la pace tra i popoli; ognuno è chiamato a sostenere questi ideali per cui vale la pena di lottare, per il bene di tutti.

Siamo, dunque, coscienti del compito che ci attende; ciascuno faccia la sua parte, a
seconda delle sue capacità, divenendo un elemento essenziale di un più vasto ingranaggio che,una volta messo in movimento, finirà per trasformare davvero il mondo.

È così che il Regno dei cieli si rifletterà sulla Terra e l’invocazione del Cristo
"Venga il Tuo Regno, sia fatta la Tua volontà come in cielo così in terra"troverà finalmente una pratica attuazione.

Cerchiamo di essere degni del destino che ci attende, impegnandoci nella scelta di un servizio attivo e consapevole.






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Diario di una ragazza indaco di Michela Marini © COPYRIGHT 
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