venerdì 26 luglio 2013

L'Invisibile diventerà Visibile



Ci si fermi dunque su questo pensiero: «l’invisibile diventerà visibile».  

Se si arriva ad effettuare questo esercizio nel modo giusto, si comincerà dopo qualche tempo – probabilmente soltanto dopo molti tentativi – a sentire interiormente una forza  che provocherà in noi una nuova facoltà di visione. Il granellino ci apparirà come racchiuso in una piccola nube luminosa e si riceverà un’impressione simile a quella che procura la vista del colore lilla. Appare così, ciò che prima non si vedeva e che è stato creato dalla forza dei pensieri e dei sentimenti destati in noi.

Durante tutti questi esercizi l’intelletto deve sempre rimanere sveglio e chiaro, sarebbe  infatti un grave errore,  se  per  mezzo  di  questi  esercizi, l’uomo venisse a perdere il proprio equilibrio o si abbandonasse a sciocche fantasticherie.

Un altro esercizio che si può fare è il seguente: ci si deve porre dinanzi a una pianta che si trovi in stato di completo  sviluppo,  e  compenetrarsi  del  pensiero,  che  verrà  un tempo in cui questa pianta morirà. Ma  per allora  avrà sviluppato  dei  semi,  che  a loro volta diverranno piante. L’idea che la pianta formi dei semi insegna che essa non sparirà nel nulla. E anche qui ci si accorge che in ciò che si vede, esiste alcunché di nascosto, che non si vede.
Se si fa vivere questo pensiero e ad esso si unisce il sentimento che vi corrisponde, si sviluppa a sua volta nell’anima, dopo un determinato tempo, una forza che si trasforma in una nuova percezione.



Dalla pianta scaturisce anche qui una specie di fiamma che può essere sentita come celeste verdastra mentre l’orlo esteriore appare di un colore rosso giallognolo. Occorre insistere esplicitamente sul  fatto, che per «colore» non si intende ciò che viene percepito dalla vista fisica, ma ciò che si rileva per mezzo della percezione spirituale e che è qualcosa  di  simile  all’impressione  fisica  che  si  riceve dal colore.

Chi  è  arrivato  a  vedere  spiritualmente  questi  fenomeni  ha acquistato molto. Egli comincia a vedere ovunque lo spirito di ogni cosa e in tal modo ha fatto i primi passi, per arrivare  gradatamente  alla  visione  diretta del  segreto  che  si  nasconde dietro alla nascita e alla morte.

Per lo spirito, nascita e morte non sono che una trasformazione, come lo sbocciare  del  fiore  è  una  trasformazione  che  si svolge dinanzi agli occhi fisici; ma per conseguire la conoscenza diretta di tale processo, occorre che l’uomo risvegli nel modo sopra indicato, il senso spirituale adatto.
Esistono anche persone dotate di speciali disposizioni psichiche, alle quali basta un piccolo impulso, per svilupparsi; ma sono rare eccezioni, alle quali non bisogna far riferimento.
Cadrebbe in grave errore chi credesse di poter arrivare alla meta più comodamente con la sola “rappresentazione”, ad esempio riguardo al seme sopra citato, non  si  tratta di crearsi arbitrariamente  delle  visioni, ma lasciare che la realtà le crei nell’uomo. 
La  verità  deve  scaturire  dalla  profondità  dell’anima; ed è  agli  esseri,  di  cui  voglio  vedere  la  realtà  spirituale, che spetta evocarla.

di Rudolf Steiner




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martedì 16 luglio 2013

La lettura dell' Aura

"Sebbene il nostro pacco di carne ed ossa sembri molto convincente,è soltanto una maschera,un'illusione che copre il nostro vero Sè,illimitato"
Deepak Chopra






Tutte le forme fisiche, viventi e non, sono tenute insieme e controllate da campi di energia elettromagnetica. Le stesse emanano un "flusso" elettrico che si manifesta in un caratteristico alone di diverso colore che le avvolge, comunemente chiamato "aura".

La lettura dell’aura richiede una fase di apprendimento, il che non vuol dire che debba per forza essere qualcosa di arduo o di complesso. Se lo si include nella nostra vita quotidiana, può diventare un gioco appassionante in cui ogni scoperta consente di camminare un pò di più verso noi stessi.

Duemila anni fa già imparavamo un metodo di studio che, a poco a poco, avrebbe sviluppato in noi questa facoltà latente; all’epoca tutto questo sembrava naturale, e non sapevamo nulla della corsa ai diplomi, al sapere, alle conoscenze che portano le persone ad un livello diverso tra loro, dove il cuore, tuttavia, non ha più molto da dire.
Nelle comunità essene imparavamo che la mente e l’intelletto erano al servizio del cuore; gli insegnamenti ci venivano dispensati in base alle nostre capacità reali, e non secondo le necessità di una società. Sapevamo che ognuno era diverso dall’altro, e non per questo aveva minor valore; potevamo arricchirci reciprocamente con le nostre conoscenze, e gli scambi erano una cosa normale, anche sul piano pratico e materiale.
Persino la nozione di tempo era diversa, e d’altronde, non c’era nulla per cui mettersi a correre! Sapevamo che per compiere bene un lavoro ci voleva tempo, e quel tempo, lungi dall’essere perso, faceva parte integrante del nostro cammino interiore, e quindi della nostra crescita.



“Lo scopo è la vita”, diceva un saggio, e se sottolineo oggi questo pensiero è perchè non si consente più ai fiori di sbocciare secondo il loro ritmo; si vuole subito un risultato, e si dimentica volentieri che la bellezza dello scopo dipenderà essenzialmente dalle qualità sviluppate lungo il percorso per raggiungerlo….

Gli Esseri di Luce con cui in questa vita lavoriamo, ci hanno spesso consigliato, quando eravamo sommersi dal lavoro, (e lo sa il cielo, quanto!), di guardare solo all’essenziale; per me, quel consiglio si è rivelato difficilissimo da mettere in pratica perchè, ad un certo punto della mia vita, tutto mi sembrava essenziale, e ci è voluto parecchio prima di riuscire a fare delle scelte. Oggi, per quello che mi riguarda, queste scelte si fanno sempre più ovvie, ma tutto si impara, e questo genere di discernimento è un eccellente esercizio per chi, come me, è attivo, curioso di tutto e continuamente interpellato nel suo lavoro.

L’apprendimento della lettura dell’aura richiede dunque esercizio. Sia che si desideri diventare un lettore esperto, o che si nutra un semplice interesse per questo fenomeno, esistono molti e divertenti modi per esercitarsi. Prendere il tempo per rilassarsi prima di ogni esercizio è tuttavia indispensabile.




Lo sguardo

Meccanicamente, lo adattiamo subito all’oggetto che stiamo guardando: negli esercizi che seguono, è essenziale dominare questo meccanismo irresistibile. Si tratterà di contemplare senza vedere, guardando lontano, ‘dietro’ al soggetto. In realtà non metteremo lo sguardo a fuoco e i miopi, almeno in un primo tempo, saranno facilitati in questo esercizio togliendosi gli occhiali.

Fissare il cielo uniforme o una lampada per qualche secondo, poi chiudere gli occhi per entrare in uno stato di rilassamento prima di guardare il soggetto può facilitarvi il compito. Anche se non vedete niente, non dimenticate che i progressi verranno gradatamente.

Non guardiamo troppo da vicino il nostro soggetto, e controlliamo che si trovi sempre su uno sfondo uniforme, che si tratti del cielo azzurro o della tappezzeria, poco importa….
Tuttavia è l’occhio del cuore che lavora nella lettura dell’aura: gli occhi fisici saranno sempre e soltanto dei supporti. Una persona completamente aperta può anche avere gli occhi chiusi eppure vedere un’aura, contemplarla; certo non guardarla, certo non analizzarla aridamente. Contemplare senza giudicare, ricevere senza costruire barriere mentali. Allora, a poco a poco, affiorerà la comprensione di ciò che vedrete.
Nel vostro atteggiamento interiore, è essenziale che non cerchiate di vedere ad ogni costo, ma che siate assorti nella sagoma della persona che si trova davanti a voi. Non aspettatevi una visione totale e rapida, perchè sareste delusi; la visione progredirà con il progredire del vostro sviluppo interiore.

Fra le difficoltà che possiamo incontrare, c’è quella della “stabilità dello sguardo”; il debuttante ha sempre tendenza a spostare lo sguardo da una zona del corpo ad un’altra, e questo non consente una visione stabile.

C’è un esercizio che potrebbe aiutarvi: per ottenere una percezione migliore dell’aura vitale o eterica, cercate di fissare lo sguardo all’altezza del terzo chakra, o plesso solare…. mentre posando lo sguardo nel centro del petto, all’altezza del chakra del cuore, vi appariranno più visibili le emanazioni dell’aura astrale.

*Salto la parte che si riferisce alla natura, vi accenno solo due cose….. Anne dice che qualsiasi cosa viva ha un’aura, ci fa l’esempio dei fiori e degli alberi, e ci spiega come riuscire a vedere anche le loro auree. Suggerisce di osservarli con uno sfondo del cielo azzurro, lei afferma che si vedano effettivamente le loro auree, e addirittura si potrà vedere se la pianta crescerà ancora in base alla sagoma dell’aura. Dice anche che vicino un gruppo di alberi c’è sempre un albero “maestro”, quello che emanerebbe un’aura più forte degl’altri. Anche questi argomenti possono essere interessanti, consiglio di leggervi il libro.



Noi stessi

Anche stando soli con noi stessi, possiamo scoprire una vasta gamma di esercizi pratici.
- Alzate una mano con le dita allargate verso il cielo azzurro o un muro bianco. L’importante è che lo sfondo sia uniforme. Ora guardate in direzione della mano ma senza mettere a fuoco lo sguardo, come se voleste vedere molto al di là di essa. A questo punto, vi apparirà solo un vago contorno.

Lasciatevi assorbire in questa immagine per qualche secondo, poi ricominciate daccapo, per un tempo un poco più lungo. Dopo un pò, percepirete un’alone sottile, analogo al fumo della sigaretta ma opalescente, che avvolge le dita come un guanto: questo esercizio vi consentirà di abituarvi a vedere il corpo eterico rapidamente.
- Il secondo esercizio che vi propongo ci veniva insegnato due mila anni fa, ma mi sembra ancora molto attuale. Mettetevi sotto una fonte di luce, con il volto verso di essa, ad occhi chiusi. Percepirete una nebbia luminosa, gialla o bianca. E ora, sempre a occhi chiusi, cercate di guardare al di là, senza sforzo.

Fissate mentalmente la radice del naso fra gli occhi, o un poco più sopra, come desiderate. Poi, a poco a poco, abbassate il volto in modo che sia in posizione orizzontale…. Potrete allora, forse veder sfilare tutti i colori dell’arcobaleno, puntini azzurri, nastri colorati, insomma una moltitudine di manifestazioni.
Questa pratica in realtà è volta a stimolare il “terzo occhio”, e a poco a poco dovrebbe sorgere, nel centro del campo visivo, un punto di colore blu profondo.
Non dimenticate però che questo esercizio non va ripetuto per più di due volte a settimana e non deve durare più di pochi minuti. Se ne abusate, non soltanto non vedrete più niente, ma stancherete soltanto lo sguardo sottile e fisico. A questo punto sorgerebbe un blocco che non vi consentirebbe di procedere oltre.
- Potete anche svolgere quest’altro esercizio, quando non avete un soggetto di studio disponibile per voi stessi. Fissate dunque lo sguardo al di là delle dita, come nel primo di questi esercizi. Scegliete uno sfondo uniforme per non distrarre lo sguardo e perchè possa rimanere vago. Quando le dita vi sembreranno un pò sfocate, allontanate lentamente le mani l’una dall’altra: una nebbiolina lieve come un fumo grigio-azzurro apparirà ai vostri occhi fra le estremità delle dita.





Il significato dei colori

L’interpretazione dei colori è il punto più delicato nell’apprendimento delle aure. Se la lettura è ben fatta può essere molto utile ma, come ogni strumento di precisione, è un coltello a doppia lama una sfuggita può far mal interpretare la lettura.
I colori sono soprattutto visibili sull’aura astrale, e se si vede un certo tipo di rosso su una persona in collera, questo non determina affatto il suo futuro. E’ un colore che può benissimo scomparire quando la collera si sarà calmata. Esistono, invece, colori di base che cambiano soltanto con il trascorrere degli anni e con il progredire dell’evoluzione interiore; sono colori più stabili, che permeano l’aura nel suo insieme; sono questi i colori che determineranno le tendenze e le attitudini, i difetti principali e le buone qualità innate di colui che abbiamo di fronte. I colori possono dunque riflettere stati d’animo temporanei, oppure ancorati profondamente in noi.
Eccovi una tabella che dovrebbe consentirvi di capire meglio:



I colori percepiti durante una lettura dell’aura non sono quelli dei raggi di cui abbiamo appena parlato; di solito vediamo colori prodotti dalle nostre sensazioni, dai nostri pensieri, dalle nostre emozioni, ed è di questi che ci occuperemo. Anche quì, l’interpretazione dei colori non può essere rigida, perchè ogni colore comporta un numero incalcolabile di sfumature, che sono altrettanti segnali da non trascurare.
In questa sede non mi è possibile descrivervi il significato di ogni sfumatura, e mi dispiace; vedremo però i colori più comuni e i loro principali significati.





I colori

I colori sono la caratteristica tipica dell’aura astrale. A parte la tinta di base che è propria di ogni radianza emotiva e suggerisce il temperamento iniziale dell’individuo, questi colori sono in costante mutamento e circolano su tutta la superficie di questo guscio aurico………….


ROSSO
Fra tutti i colori, il rosso è certamente quello che più si presta a interpretazioni errate.
In senso generale, un rosso vivo è segno di dinamismo. Spesso lo troviamo suddiviso in zone vaporose o in larghe strisce intorno alla testa. Questo dinamismo di carattere non va confuso con il dinamismo legato alla forza fisica, che si manifesta con gli stessi colori in fasci regolari che si dipartono dagli arti e dalla vita.
Il rosso vivo acquisisce un’altro senso quando predomina nell’insieme dell’aura astrale, sotto forma di nubi che avvolgono tutto il corpo: sarà allora segno di una personalità tanto esuberante e spossante, di fatto incapace di canalizzare la propria energia; una personalità che potrebbe risultare indisponente per chi la circonda, a causa dei suoi sbalzi di umore, soprattutto se la tinta presenta delle fasce diseguali nella regione cranica. A volte, verso l’esterno del guscio emozionale, si formano miriadi di piccole scintille di un rosso vermiglio intenso. Questo è un segno di ansia; lo stesso fenomeno in una tonalità molto più rosea, meno intensa, indicherà nervosismo.
Il rosso carminio, sempre vivace ma più scuro del primo rosso di cui abbiamo parlato, rivela capacità di comando: ancora latenti se si presenta come una nebbiolina nella parte superiore del corpo, e già un atto se ha assunto la forma di veri e propri raggi luminosi. Se è sovrabbondante
nell’aura astrale, molto probabilmente indica un abuso di autorità, che diventa dispotismo quando a questo colore si mescolano lievi tracce grigio antracite.
Un rosso molto scuro situato essenzialmente sulla fronte e da ogni lato della nuca evidenzia, in tutti i casi, la collera… fino a pulsioni violente quando ad esso si aggiunge lo stesso grigio di prima. E’ davvero notevole come la radianza eterica stessa possa venirne influenzata, talvolta affievolita, in una zona precisa del corpo; quindi, uno scoppio di collera può creare una vera breccia nell’eterico e di conseguenza una fuga di energia che può determinare un disturbo fisico.
La presenza di un rosso mattone o rugginoso nella radianza astrale si manifesta solo negli egoisti; talvolta, quando questo tratto del carattere è profondamente radicato, si riscontra un’analoga luce nella zona mentale.
Il rosso scuro può denotare grande sensualità.
Un rosso sfumato di nero segnala tendenza all’orgoglio, all’avarizia.
Un’attenzione particolare va riservata a un rosso profondamente brunastro. Questo, presente su un organo o su una parte del corpo, rivela la formazione di una cancro. Giacchè sappiamo che una malattia appare sui piani sottili dell’essere prima di concretizzarsi sul suo organismo fisico, è essenziale individuare con precisione il livello di manifestazione della macchia. E’ precisamente a questo punto che l’azione preventiva della lettura dell’aura può rivelarsi decisiva; con la pratica ci si accorgerà se vi sono cancri originati ad esempio sul piano mentale, per cui l’aura di questo corpo presenterà una radianza rosso-brunastra in una zona determinata. Supponendo che sia la zona del fegato, o per meglio dire la zona della sua controparte energetica, giacchè non esiste alcun fegato mentale, la radianza rosso-blunastra, con il trascorrere dei mesi o degli anni, scenderà fino all’aura vitale, e poi nel corpo fisico. Il processo può essere interrotto se interviene un mutamento nell’atteggiamento interiore a frenare la corsa. Lo schema è analogo per quasi tutte le malattie.
Se il rosso è accompagnato da strisce verdi, un rosso vivo mette in evidenza il desiderio di contatti costruttivi con gli altri e la volontà di andare dritti allo scopo, senza deviare. Il rosso tenue, vicino al rosa, se mescolato a “fiocchi” giallo chiaro, indica il bisogno di attrarre l’attenzione su di sè e di piacere.
Sebbene l’insieme delle osservazioni sulle sfumature del rosso lasci un’impressione generale piuttosto negativa, non bisogna trarne la conclusione che, in un’aura, il rosso vada “cambiato”.
Se ben diretto e purificato, il dinamismo veicolato da questa vibrazione sarà indispensabile per una persona equilibrata.




BLU
Ecco un colore che, immediatamente, evoca molto più la quiete che non il precedente.
L’azzurro cielo, quando è vivido, indica sempre una grande onestà, un temperamento gradevole, una grande sincerità. E’ il colore dell’idealismo, della devozione incline alla spiritualità. E’ particolarmente manifesto quando costituisce la tinta di base di un’aura astrale, o perlomeno quando ne occupa la parte superiore. Un essere che irradia questa tinta abbondantemente è solitamente sensibile ai problemi di natura metafisica. Più questo azzurro è elettrico, più le sue qualità traspariscono nella vita quotidiana. Se invece diventa azzurro pallido, sarà un segno di interiorizzazione eccessiva, addirittura di timidezza. Se poi diventa ancora più tenue, lasciando un’impressione di “metallizzato”, indica una grande influenzabilità. Un azzurro di questo genere, presente solo in zone ristrette dell’aura, sottolinea l’indecisione. Un bel blu lavanda, invece, indicherà sempre una certa inclinazione per la meditazione e la preghiera e, se accompagnato da un rosa vivido, indicherà che la persona eccede nell’essere pia. Se disseminato di macchie giallo opaco, sarà segno di una persona pudibonda. I tipi volitivi emanano una bella quantità di blu scuro nel loro guscio astrale: sono lavoratori che desiderano progredire. E’ raro che questa sfumatura sia presente nella totalità dell’aura: appare più facilmente nella parte superiore del corpo, soprattutto in prossimità del settimo chakra. Un blu di questo genere, se è davvero scuro e frammisto a un rosso carminio, rivela un’ostinazione che rasenta la testardaggine. Più quel rosso sarà elettrico e strettamente mescolato al blu scuro, meno scrupoli avrà la persona che lo emette.
La presenza di grigio a zone nella regione del capo e delle spalle lascia trasparire, con qualsiasi blu, lo scoraggiamento e uno stato d’animo pessimista, tristezza e tetraggine.
Quando una persona tende alla diffidenza, quel grigio si trasformerà in un ocra giallo opaco.




GIALLO
Cominciamo con la più bella manifestazione di questo colore: il giallo zafferano. La sua presenza, quando è molto sviluppata, di solito non si limita al guscio astrale, ma inonda quasi tutti i corpi; rivela sempre una spiritualità molto elevata. Non si tratta di una spiritualità per così dire eterea, ma di un ideale luminoso che trova il suo equilibrio e la sua realizzazione completa nel bel mezzo del tumulto mondano. Il giallo zafferano è tipico di coloro che, avendo autenticamente integrato le conoscenze spirituali, le emanano sotto forma di saggezza.
Il giallo limone ha invece un significato molto diverso: rivela sempre la predominanza della ragione, quando occupa in particolare l’aura emozionale, ed una fortissima attività intellettuale se permea con forza la radianza mentale. Più questo giallo è acido, più rivela l’importanza dell’attività cerebrale, al punto che può dar nascita a idee fisse se è macchiato di rosso opaco.
Un giallo slavato nell’aura estrale indicherà una volontà zoppicante, che può portare al lassismo.
Denota anche una certa forma di indecisione per insufficiente fiducia in se stessi.
Quando ad esso si mescolano fiamme di color ruggine, è segno di eccessivo opportunismo, talvolta di viltà.
Sporcato da masse marrone chiaro e verde kaki, quel giallo opaco rivela uno stato d’animo imperniato sul materialismo. Più aumenta la presenza del verde kaki nell’aura astrale, più sono basse le preoccupazioni e maggiore è l’egoismo. Se questo giallo è percorso da striature grigio antracite e ruggine, chi lo emette sarà, ahimè, poco degno di fiducia; si tratterà di una persona poco volubile e la sua apparente diplomazia potrà nascondere la tendenza alla menzogna.
Per concludere vi sarà facile notare che ogni aura presenta, in generale, nella zona della testa, una nube luminosa color giallo medio; questa è semplicemente la manifestazione dell’attività cerebrale. Un esperimento davvero curioso consiste nel poter contemplare l’aura di qualcuno che è assorto nella preparazione di un esame: si constaterà allora che quella nube gialla ha assunto proporzioni straordinarie, ed è alquanto ravvivata da piccole scintille bianche o giallo vivo che scoppiettano da tutte le parti. Si tratta in tal caso di una superattività dell’aura mentale che, “gonfiata” in tal modo, può rendere difficile la lettura delle altre aure. Sulla sua superficie si concretizzano le varie forme che l pensiero assume.




VERDE
Un verde dichiarato e vivace è un colore che si legge sempre più frequentemente in coloro che, dopo aver intrapreso un chiaro cammino spirituale interiore, si sono aperti agli altri. Dal punto di vista generale, un bel verde mela è segno del darsi agli altri, un dono che ovviamente assume le più varie forme; può essere attraverso la pratica della medicina o di professioni paramediche, oppure con l’insegnamento. Lo stesso verde, se frammisto a grandi zone azzurro cielo, indica il bisogno di autenticità, una sincera ricerca di bellezza,
Bisognerà imparare a prestare grande attenzione alla presenza di un verde elettrico lungo le braccia e alle estremità delle dita: questo particolare indica infatti una predisposizione naturale alla pranoterapia e a tutte le cure che implicano l’imposizione delle mani. Le mani eteriche o astrali verdi sono infatti mani purificatrici e rienergizzanti. L’espressione “avere il pollice verde”
usata nel giardinaggio ha davvero un senso!
Se è cosparso di azzurro molto vivace, quello stesso verde rivelerà il coraggio, fino al sacrificio di sè se l’azzurro ha tonalità decisamente elettriche.
Quando il verde si manifesta in radianze smeraldine, saremo davanti a qualcuno con grandi capacità terapeutiche, sia nei confronti del corpo fisico come nel campo dell’anima. Si tratterà realmente di un medico nel senso più nobile del termine, il che vuol dire che è contemporaneamente anche un pò sacerdote, perchè agirà con la nozione di sacro ben impressa dentro di sè.
La sua medicina sarà dunque anche la medicina dell’anima, e potrà al limite manifestarsi anche soltanto con il Verbo quale balsamo riparatore.
Di tutt’altro registro è il verde pallido mescolato al giallo slavato e al color ruggine, che indica tendenza all’ipocrisia e all’inganno.
Se percorso da strisce luminose di un rosso medio, il verde tenero rifletterà l’equilibrio della personalità, il senso di responsabilità e il gusto per l’azione: quando un simile matrimonio di colori viene a costruire l’aura di base, avremo una persona la cui vita è delicata interamente ad una causa.
Un verde tiglio, da solo, segnalerà invece assenza di dinamismo e una lieve tendenza alla tetraggine.




VIOLA
In questa nostra umanità, è ben raro incontrare il viola; questo accade soltanto quando ci troviamo davanti a persone autenticamente sviluppate sul piano spirituale. Quando è un viola vivace e occupa la maggior parte dell’aura, costituendone dunque la base, sarà un segno luminoso di misticismo, la cui forza andrà ben oltre le contingenze quotidiane. Il suo significato è molto vicino a quello del color zafferano, ma indica particolarmente l’inclinazione alla meditazione e alla preghiera, e allontanamento dalle cose del mondo. Nella stragrande maggioranza dei casi, questo viola vivido si irradia solo quì e là, e con fasci ben delimitati: in tal caso indicherà soltanto l’aspetto più o meno segreto di una personalità che evidentemente non si riassume nel solo misticismo. Se è molto intenso e disseminato di giallo, il viola suggerisce una forma di “intellettualismo spirituale” ; se entrambe le tinte sono particolarmente elettriche, denotano un profondo interesse per l’occultismo.
Il viola pallido e il color malva rivelano semplicemente un interesse per le questioni religiose o, più generalmente, metafisiche; frammisto all’azzurro, il viola-malva segnala una vera ricerca di purezza ed è anche indice di un carattere affidabile. Se la trasparenza del color malva è sporcata da sfumature grigiastre, la ricerca dell’ideale sarà ostacolata da un’influenzabilità eccessiva.
Più sarà estesa la sfumatura grigiastra, più la persona andrà incontro a delusioni profonde per eccessivo candore e ingenuità. Un viola medio, grigiastro, percorso da sfumature rosa si presenta nell’aura astrale di chi mette in mostra una falsa devozione, non chè in coloro la cui capacità di attrazione sono limitate a ciò che può procurare un certo profitto, in un modo o in un altro.




ARANCIONE
Questo colore rivela sempre una forte attività e una buona salute. Lo si trova sia nell’insieme dell’aura (e a questo punto indica la pratica costante della generosità) sia semplicemente vicino alla superficie di un arto che ha appena compiuto, dinamicamente e senza sforzi spossanti, un’azione fisica.
Più generalmente, l’arancione è il colore della buona volontà attiva e della lealtà; è segno di una “spiritualità concreta” nel quotidiano e di una personalità forte. Ma basta un pò di giallo pallido e lievemente “sporco” aggiunto all’arancione, ed ecco che la generosità sarà un pò calcolata, non del tutto disinteressata.
Se questo giallo assume forti sfumature ocra e ruggine, e si sviluppa qui e là nel mezzo dell’arancione, probabilmente bisognerà fare attenzione a una certa pigrizia. Infine, quando in un contesto arancione si presenta un verde bottiglia molto scuro, indica uno stato d’animo rancoroso e senza delicatezza a cui si aggiungono orgoglio, ambizione ed egoismo.




ROSA
La presenza nella radianza emozionale è sempre segno di una mancanza di maturità e anche di un bisogno quasi vitale di giocare. E’ quindi un colore che, ovviamente, troviamo in abbondanza nel guscio aurico dei bambini e degli adolescenti.
Durante un pranzo conviviale, o anche soltanto nel corso di una conversazione divertente, piena di battute, i gusci astrali emettono generalmente con gran forza questo colore, sotto forma di onde molto nette. Se poi le battute diventano frecciate, queste onde emetteranno lampi di una rosa molto rossastro.
Se il rosa si mescola molto strettamente con il giallo acidulo, ci sarà certamente da aspettarsi delle manifestazioni di grande egoismo.
Se, invece, il rosa è striato di grigio elettrico con riflessi blu molto freddi, vi trovate davanti ad una persona che ha un’intensa paura. Se questi riflessi inondano tutta la sua aura astrale e sono frammisti a fiammelle rosso opaco, questo indicherà che si tratta di un timore patologico, o perlomeno di un’ansia profonda che spesso produrrà irritabilità e disturbi del sonno. Il color rosa può anche esprimere un’indole raffinata, semplicità, desiderio di solitudine ma anche amicizia e amore fisico.
Proprio come per il rosso, non bisogna dedurne che il rosa sia un colore da rifuggire; se la sua vibrazione e schematicamente indice di immaturità, è anche vero che appare episodicamente perchè suscitato dall’allegria; e l’allegria, non è forse un elemento indispensabile alla vita, uno stato d’animo da coltivare?




GRIGIO
Nell’insieme del guscio aurico questo colore generalmente va ad aggiungersi ad altri. Quando si presenta con un velo su un altro colore, rendendolo meno limpido, ne smorza le caratteristiche.
Globalmente parlando, il grigio è il segno lasciato su un organismo dalla stanchezza, dalla malattia o dalla delusione.
Va da sè che può toccare anche soltanto una parte determinata delle forze dell’aura, e stazionare solo nei pressi di un organo.
Tuttavia, una grande tristezza lascerà espandersi una sorta di corrente grigiastra nelle prime tre aure; bisognerà saper distinguere il comparire di ulteriori strisce grigio scuro nel mezzo di questa luce, già di per sè opaca, perchè saranno il segno dell’inizio di una depressione nervosa se questo colore tenderà a persistere abbastanza a lungo nel guscio aurico. La presenza di grigio, in generale, è del tutto passeggera quando si tratta di una semplice stanchezza o di una delusione.




NERO
Il nero non è di per sè un vero e proprio colore, e la sua presenza, fortunatamente, è solo un fatto episodico in un’aura, se non altro nella maggior parte degli esseri umani. Evidentemente sta a indicare un principio di “non luce”, come una violentissima collera o una manifestazione di odio. Sono rare le persone che veicolano masse nere in permanenza nel loro essere sottile; in tal caso, portano dentro di se un’energia distruttiva che spesso si trasforma in autodistruzione, vuoi sotto forma psichica, vuoi con certi tipi di malattie.
Nelle persone più oscure, la zona nera è spesso striata di lampi rossi.




BIANCO
Questa radianza è anch’essa al di fuori della gamma dei colori, e riassume in sè tutti gli aspetti luminosi. La manifestazione del bianco delle sfumature cristalline è dunque sempre segno di grande purezza. Non mi riferisco al bianco lattescente, “pesante”, che rivela invece una mancanza di sicurezza, una persona in cerca di se stessa, ma mi riferisco al bianco che fa pensare alla Luce nella sua essenza prima. La costante elevazione dei pensieri e l’espansione dell’amore sia come radianza sia come azioni sono certamente le uniche forze capaci di infondere questo bianco puro nell’essere sottile. Quando ad esso si accompagnano riflessi dorati, possiamo parlare di “luce cristica”. Una denominazione che, a nostro avviso, ha senso soltanto se prendiamo il termine “cristico” nel suo significato universale, ovvero se accettiamo di vedere il suo principio supremo in tutte le manifestazioni della ricerca del Divino.
Per riassumere, è bene sottolineare il fatto che non esistono di per sè colori negativi, proprio come non ci sono segni astrologici negativi. Allo stato puro, un colore è un raggio attraverso il quale possono svilupparsi mille qualità, mille modi di servire la Vita. Se ben compresa, la tavolozza dei colori di un individuo ne dà la fotografia esatta, fisica e psichica.
Obbligatoriamente, il nostro tentativo di analizzare con la massima cura le tinte principali dell’aura umana ci ha costretti a tratteggiare anche caratteri a volte poco gradevoli. Ma queste interpretazioni non vanno fraintese: ripetiamo che non si tratta di informazioni con le quali ci si può permettere di giudicare colui che abbiamo di fronte a noi. Il lettore dell’aura non dovrà mai farsi coinvolgere nella lettura, e nè la sua mente nè il suo ego devono intervenire. La sua posizione non sarà mai di colui che “sa” e “giudica”: la sua natura sarà di amare, comprendere, e cercare di aiutare. In realtà, c’è una cosa che il lettore di aure non può permettersi di dimenticare: riceverà quando darà……


(Tratto dal libro di Anne Givaudan – Antiche Terapie Essene e Lettura dell’Aura)




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lunedì 15 luglio 2013

Vedere e percepire L'Energia PRANA



Conforme agli vecchi testi hindu e buddhisti, intorno a noi esiste una forma di energia sottile chiamata ''Prana'', che sta allimentando il nostro corpo ennergetico (aura), proprio comme il cibo allimenta il corpo fisico e gli assicura il buon funzionamento.

Il seguente esperimento sara fatto all aria aperta, prefferabilmente in un giorno con molto sole.

Siedetevi commodamente, rillasattevi, e tenete gli occhi chiusi per 5-10 min. Prestate attenzione a non addormentarvi. Dopo cca.10 min. aprite piano-piano gli occhi e fisate con lo sguardo un qualsiassi punto sul cielo. Dopo altre 10-20 sec. potrete comminciare a vedere tanti punti luminosi che si muovono apparentemente caotico. Piu guardate, piu il numero di punti crescera. Questa e la energia chiamata ''Prana''.


Per quanto possa sembrare ‘esoterica’ e ‘misteriosa’, la percezione del prana, in realtà, già fa parte del nostro vissuto quotidiano; il problema della sua chiara percettibilità sussiste solamente perché, in genere, siamo poco attenti al nostro ‘spazio interiore’: questo è il motivo per cui il flusso di quella energia rimane ad un livello inferiore ( anche se , come si vedrà ‘di poco’) alla soglia della nostra ordinaria coscienza di veglia.



Il prana in realtà è dappertutto, è il Corpo Vivente dell’Universo.
Il prana è energia e tutto nell’Universo è energia, persino la Materia.
L’uomo lo assimila col cibo e con la respirazione a livello somatico, con le emozioni ( fatte di energie più sottili) a livello di vita affettiva, con i pensieri a livello di attività intellettuale, con le forze ispiratrici a livello spirituale.

Giacché esistono diversi livelli e modalità cioè diverse ‘qualità’del prana noi ci nutriamo di esso secondo i diversi livelli della nostra struttura ontologica.
A livello fisiologico, cioè a quel livello che più è prossimo alla nostra esperienza ordinaria, la percezione è naturalmente più facile e tra tutti diffusa, ed è per questo che le nostre successive osservazioni si riferiranno per lo più a quell’ambito.

In realtà l’energia, per sua stessa natura, tende a esteriorizzarsi e induce gioia e piacere in colui che l’asseconda.
Se canalizziamo l’energia della nostra anima e la rendiamo ‘espressiva’, la esteriorizziamo il nostro tono umorale s‘innalza, possiamo persino provare la ‘pura gioia di vivere’, cioè una felice condizione dello spirito che può essere anche ‘oggettivamente’ immotivata. Condizione questa poco frequente e forse per molti persino poco comprensibile, visto che se si è felici, in genere, lo si è per qualcosa; non appartiene ordinariamente alla nostra esistenza una gioia connessa al fatto del puro esistere.

E’ questa una condizione ideale, divina: non a caso l’Essere Supremo in India è chiamato Saccidananda , cioè l’Essere in cui l’Esistenza (Sat), la Coscienza (Chit) e la Beatitudine (Ananda) coincidono.

L’energia si avverte più nettamente quando si pratica il digiuno, ciò sembra accadere per una sorta di meccanismo di compensazione per il quale assumendo meno cibo, l’organismo cerca di acquisirne di più per via sottile. E’ ben nota la percezione di un positivo flusso di forze nell’intero organismo quando, rompendo un digiuno, assumiamo del cibo; si noti come, quando ciò avviene – significativamente- proprio in quel preciso momento, si modifica il respiro che diventa più ‘vivo’, intenso e piacevole.

L’energia si percepisce purtroppo, anche in quelle circostanze negative in cui siamo vittime di un collasso, stiamo per svenire, sentiamo che le ‘forze’ vengono meno’: in tali momenti il corpo cerca di aumentare la quantità d’energia repentinamente attraverso una modifica del ritmo respiratorio.

La percepiamo come brivido (l’origine del termine è onomatopeica…) quando proviamo una intensa emozione (paura, piacere estetico, sentimento amoroso etc.). Esso spesso scorre lungo la schiena (il che ha un preciso significato esoterico) e si diffonde attraverso le braccia ( di cui è proverbiale la conseguenza del far rizzare i peli) e le mani.

L’energia cresce, si accumula nel corpo con il riposo, la solitudine, la limitazione dell’attività fisica, il contatto con la natura: è il prana che hanno cercato gli eremiti di tutti i tempi per indurne l’estasi.
Tuttavia essi spesso hanno incrementato quella energia senza essere sostenuti e guidati da una chiara razionalità, da un costante autocontrollo e da alte motivazioni morali. Per questo hanno molte volte manifestato forme di fanatismo ascetico (attraverso le quali hanno cercato- più o meno consciamente- di percepire più distintamente quella forza transfisica) e sono caduti in forme di visionarismo allucinatorio.

Il prana è l’effluvio, che tradizionalmente i chiaroveggenti, anche qui di tutte le culture, dicono di veder uscire dai corpi degli esseri viventi come alone luminoso (l’aura del corpo astrale).

E’ il ‘magnetismo animale’, il fluido con cui il celebre medico austriaco Mesmer (1734-1815) sosteneva di poter guarire molte malattie e induceva l’ipnosi: quest’ultima poi, confinata nella ‘magia nera’ per lungo tempo, è stata invece fondamentale nella nascita della psicanalisi freudiana, costruita com’è noto sulle ricerche in quel campo di Charcot e Breuer.


L’energia – anche qui la tradizione è concorde- tende ad uscire dalle estremità; uscendo dalle mani è stata utilizzata sin dalla più remota antichità per guarire (pranoterapia). Il gesto dell’imporre le mani sulla parte malata e dolorante ( l’atto taumaturgico più consueto presso tutti i popoli) è così istintivo che ciascuno di noi lo esegue ‘automaticamente’ senza percepirne l’intima ragione; spesso poi esprimiamo il nostro affetto con una carezza anche in questo caso non solo per ‘mostrare’ il sentimento ma anche per veicolarlo, per trasmetterlo come energia.

Il prana esce anche dagli occhi che per questo sono indicati come ‘lo specchio dell’anima’, rivelatori della nostra energia-coscienza. Anche quest’altra modalità fenomenologia dell’energia è ‘fissata’ e ‘codificata’ nella lingua di tutti i popoli.

La medicina orientale è stata, in effetti, da sempre fondata sul presupposto che le malattie somatiche sono ‘conseguenze’ (più propriamente si dovrebbe dire ‘il precipitato’) di squilibri energetici presenti nel corpo sottile.
In quest’ottica ‘olistica’ si spiega,ad esempio, l’agopuntura cinese secondo cui l’energia (qi) ha due polarità (yin e yang) che, se ben equilibrate, determinano la salute fisica. A tal fine però è necessario che il qi circoli correttamente nell’organismo attraverso delle ‘linee di forza’ che vengono definite i ‘meridiani’,Ching, ( le nadi del corpo sottile nella tradizione induista). Il qi scorre essenzialmente attraverso 14 meridiani principali a cui la medicina classica faceva corrispondere 365 punti di agopuntura sulla superficie del corpo; la stimolazione di tali punti attraverso la penetrazione di alcuni aghi si ritiene che favorisca il fisiologico accumularsi e scorrere del fluido vitale.


Anche i massaggi sono stati usati in Oriente, sin dalla più remota antichità per la regolazione del flusso d’energia: si pensi allo shiatsu ( che letteralmente significa : ‘pressione delle dita’), una delle arti terapeutiche tradizionali giapponesi, il cui dichiarato scopo è di equilibrare il flusso energetico individuale (in giapponese ki ) e dare vigore agli organi vitali per mantenere benessere e vitalità. Anche nello shiatsu la malattia nasce da uno squilibrio interno e sottile delle energie, sia quando sono in difetto (kyo) sia quando sono in eccesso (jitsu).


Altro concetto tradizionale è che il sangue sia veicolo del prana ( ciò ha indotto alcune tradizioni anche religiose a prendere alla lettera il motto secondo cui ‘l’anima è nel sangue’). In effetti c’è una qualche connessione tra energia vitale, emozioni e sangue: la si può sperimentare quando arrossiamo per vergogna, timidezza, senso di colpa, oppure quando il sangue ci ‘sale alla testa’ per la rabbia o si accelera il battito cardiaco per un forte moto affettivo. Uno stress psichico prolungato può far alzare la pressione arteriosa…A volte il moto sanguigno sembra quasi arrestarsi come quando per la paura impallidiamo. In tutti questi casi, come in altri, è evidente la connessione tra gli stati d’animo e quella parte di energia emozionale che si veicola col sangue nel nostro organismo.

Nel nostro comune linguaggio, in effetti, il controllo delle emozioni è possibile solo se si sa mantenere abitualmente ‘il sangue freddo’, e quando ci si ‘gela il sangue nelle vene’ è segno che siamo sbigottiti per lo spavento; quando non abbiamo buoni rapporti con qualcuno diciamo che ‘non corre buon sangue’; quando proviamo sdegno sentiamo ‘rimescolarsi il sangue nelle vene’.

Altra prova di una antica percezione del prana è data dall’iconografia sia orientale che occidentale. Esso è rappresentato in genere da una aureola (piccola aura-aria) che contorna il capo dell’illuminato, del saggio, del santo. Il termine viene dal tardo latino aureola(m) riferito al sottinteso sostantivo corona(m) e stava quindi ad indicare una corona d’oro, un cerchio splendente posto intorno al capo. Una funzione analoga aveva il termine nimbum con cui s’ indicava appunto quella nube luminosa (nimbo/nembo) che veniva collocata attorno alla testa di un dio o di un santo. A volte quell’energia spirituale viene rappresentata nell’iconografia da una più grande aura, correlata a figure di una maggiore dignità di cui avvolge completamente il corpo ( nel mondo cristiano, ad esempio, diventa la mandorla mistica di Gesù o della Madonna).
Il termine aura (soffio, respiro) del resto lo usiamo spesso nel linguaggio comune proprio per indicare un’ atmosfera ‘psichica’ ( quando, ad esempio, diciamo che in un ambiente c’è, si respira un’ aura di pace) o quando ci riferiamo ad un’atmosfera suggestiva che emana da un’opera d’arte.


Ma soprattutto l’energia compenetra e vivifica la Natura intera: gli artisti hanno sempre trovato nella ‘percezione sottile’ di essa, considerata come ‘realtà vivente’, una fonte costante d’ispirazione; ed è lo stesso tipo di percezione sottile dei luoghi naturali che orientava gli antichi a vedere dovunque la presenza di dei, le cui forme variavano col variare dei riferimenti simbolici delle varie culture ( si pensi alla diffusione universale dell’animismo, alle dottrine panpsichiste o ilozoiste della stessa filosofia presocratica, di quella platonica e neoplatonica, alle tradizioni ermetiche, alchemiche etc.).

Nella pratica dello sviluppo della percezione sottile percepire l’energia significa comprendere/sentire quando essa è in eccesso (per cui bisogna scaricarla) e quando è in difetto ( per cui bisogna accumularla). Uno degli effetti dell’esercizio della consapevolezza del respiro è quello appunto di sviluppare una diversa percezione di se stessi: ci si sente sempre più come energia, come un centro di energia. Tale realizzazione consente di avvertire distintamente e precocemente, ad esempio, un incipiente strutturarsi nel corpo di uno stato di nervosismo avvertito come un eccesso di energia accumulata, energia che tenderà naturalmente a scaricarsi, come, ad esempio, con il movimento costante delle gambe o delle mani: si pensi agli atleti che istintivamente prima della gara scuotono mani e piedi per mantenere ad un giusto livello l’energia nervosa che li predispone alla prova.

Lo stato di nervosismo si traduce com’è noto, in una condizione d’irritabilità che può indurre facilmente ad esplosioni ‘energetiche’ di rabbia, rancore, risentimento, aggressività etc. Al contrario -e simmetricamente- una condizione di esaurimento nervoso (legata quasi sempre ad un affaticamento troppo protratto) indica la necessità di reintegrare l’energia attraverso, ad esempio, una condizione di riposo prolungato o una migliore nutrizione.

Lo stesso stress (termine che in inglese indica propriamente lo ‘sforzo’, la ‘spinta’) non è altro che una reazione nervosa ad una serie d’impulsi i quali determinano uno stato di tensione che si può cronicizzare sino a diventare patologico, o quantomeno predisponente alle più varie patologie. Ciò accade proprio perché esso va ad alterare l’equilibrio della bioenergia fondato sulla fisiologica alternanza di uno stato di tensione con uno opposto di distensione.

Che anche la depressione sia un fenomeno che, pur se riconducibile alle più diverse cause, si manifesta comunque in termini energetici fisici e psichici lo si capisce dal fatto che essa è nello stesso linguaggio comune sinonimo di ‘poca energia’ e dunque prostrazione, avvilimento, abbattimento.
E’ comunque difficile iniziare la seduta di meditazione con un sovraccarico di energia nel corpo, giacché il suo eccesso causa una condizione di fastidioso nervosismo che rende difficilmente sopportabile la condizione di immobilità che di per sé tende proprio ad accumulare energia.
L’ideale sarebbe sublimare tale energia in eccesso sul piano organico orientandola verso i chakra superiori per trasformarla in forza spirituale capace di determinare stati illuminativi (è questa in effetti la vera funzione della meditazione! ) ma è un’arte difficile che si apprende progressivamente.


Agli inizi della pratica sarà pertanto necessario seguire la via più facile dello scaricare prima della seduta meditativa vera e propria l’energia in eccesso attraverso un’attività fisica appropriata.
 




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mercoledì 3 luglio 2013

I profumi Soprannaturali


Sarà capitato a molti di noi di percepire odori particolari di cui non si capiva la provenienza: questo fenomeno viene spesso associato all’ osmogenesi.
Viene così definito il carisma posseduto da alcuni Santi che in alcune circostanze consentiva loro di far percepire a distanza o a chi gli stava vicino, profumi particolari definiti odori di santità.Questo fenomeno è spesso collegato a Padre Pio, il profumo emanava dalla sua persona, dagli oggetti che toccava e dai suoi indumenti mentre a volte era percepibile nei luoghi in cui passava.
A volte il percepire un dato odore indica una capacità intuitiva,anche se gusto e l’olfatto sono sottoutilizzati dai più, è possibile che alcuni abbiano affinato queste capacità a livello intuitivo così come si utilizzano il senso della vista(chiaroveggenza)e dell’udito (chiaroudienza).


E’ sempre difficile dare un’ interpretazione a questi episodi, molte volte essi sono segnali di persone scomparse che ci stanno a fianco oppure presenze positive o negative.
Se percepiamo un odore collegato a una persona cara che non c è più ne indica la sua vicinanza spirituale.
 



OLFATTO
(tratto da I dodici sensi)  



Secondo il Talmud (Berakhòt 43b) l’olfatto è l’unico senso da cui l’anima trae piacere, mentre tutti gli altri sensi danno piacere al corpo. Inoltre, secondo i midrashim, l’olfatto fu l’unico senso a non essere stato coinvolto direttamente nel peccato dell’albero della conoscenza. Nel libro della Genesi si dice infatti che Eva "vide che il frutto era buono", e che Adamo "ascoltò la voce della moglie", e ovviamente, entrambi lo toccarono e se ne cibarono. Ma l’olfatto non ebbe un ruolo diretto in tutto ciò, e grazie a questo fatto il senso dell’odorato è il più spirituale di tutti i sensi. Esso permette di scoprire e di distinguere realtà molto sottili, del tutto nascoste agli altri sensi.


Ed ecco che ciò che gli occhi non vedono e le orecchie non sentono viene invece riconosciuto dall’olfatto; pur non essendoci prove chiare, evidenti, logiche ed inconfutabili dell’esistenza di Dio, l’olfatto spirituale ne scopre il profumo, scopre la traccia della Sua presenza.

Quanto detto permette di comprendere anche il significato del versetto conclusivo del Cantico dei Cantici: "Fuggi amico mio, e renditi simile alla gazzella, o al cerbiatto sopra i monti degli aromi."

Pur se l’amico (cioè Dio stesso) si allontana velocemente, superando in continuazione le sicurezze razionali, evadendo gli schemi nei quali la mente logica vorrebbe rinchiuderLo, la sposa (che è l’anima di Israele) può seguire la traccia del Suo profumo, e quindi conoscerne l’essenza. Infatti, come dice il Cantico: "Un olio profumato è il Tuo nome...", e conoscere il nome di Dio significa conoscere la Sua natura profonda, le Sue caratteristiche più vere.

Forse è proprio in virtù di queste sue doti di sottigliezza e di penetrazione che il senso dell’olfatto è chiamato il senso del Messia, anche se l’origine di tale affermazione va rintracciata nel versetto di Isaia (11°, 3): "E avrà il profumo del timore di Dio, non giudicherà secondo ciò che appare agli occhi, e non prenderà decisioni per sentito dire..."

In altre parole, il Messia saprà descrivere la realtà non solo secondo ciò che appare all’intelligenza (vista) o alla mente razionale (udito), ma sarà dotato di una percezione mistica, che gli permetterà di percepire i lati nascosti di ogni situazione, il valore interiore di ogni persona.



Il legame tra Tempio e senso dell’olfatto emerge con chiarezza se si pensa che l’offerta dell’incenso aveva un ruolo predominante nel servizio del Tempio. Si pensi allo Yom Kippùr, quando il Sommo Sacerdote entrava nel Santo dei Santi con il turibolo dell’incenso; o al fatto che l’altare sul quale si bruciava l’incenso si trovava proprio nel mezzo dell’hekhàl, tra il tavolo dei pani della proposizione e lamenorà. Sostanze profumate venivano mescolate anche nei sacrifici animali e delle primizie, e tutto ciò contribuiva a far sì che da ciò si alzasse il famoso réach nichòach (un profumo che ispira serenità).





Il sapore degli odori

(Tratto dal libro Odori di Gianni De martino)

 

Anche gli odori hanno una loro dimensione, anzi due e più: buoni o cattivi, piccoli o grandi, forti o deboli, inconsistenti o persistenti, veri o falsi. Tutti conosciamo gli odori, la loro memoria, lo spessore, la consistenza, la provenienza, la durata, il senso, il significato, il sapore. Insomma gli odori sono presenze che affermano la loro inconsistenza quando meno te lo aspetti e nella maniera più incerta e misteriosa. Ricordo gli odori di certe strade di Londra di notte, camminando lungo il Tamigi, o per la City, nella metropolitana, inseguendo la corrente del vento oppure controvento, una mescolanza di cipolle e di salsicce. Certi odori della campagna scozzese là dove la verbena si confonde col letame e col concime. L'odore dell'erba appena tagliata fresca dei prati inglesi, quello delle lenzuola fresche del calore liquido del sesso, della moquette spolverata o quello del cretonne delle tende che Joyce fa sentire a Evelina nel suo racconto dei "Dubliners". Insomma, odori, sapori, ricordi, immagini, epifànie dell'esistenza. Eccovi un libro sugli odori.

Gli odori possono essere molte cose. Gradevoli o repellenti SENSAZIONI prodotte dalle emanazioni sottili di alcuni corpi sufficientemente volatili, AGENTI CHIMICI della percezione olfattiva, dell’emozione, della confusione e dunque degli incontri, MESSAGGERI INVISIBILI della memoria, delle premonizioni, dei gusti, dei disgusti, dei tentativi d’amore e degli imprevisti, gli odori glissano dal più intimo sentire al caos del mondo, aggirandosi vorticosamente dallo spazio al tempo e dalle cose agli esseri. Li si può immaginare rutilanti e ciechi come gli atomi di Lucrezio. Oppure come scintillanti mediatori tra la Terra e il cielo.

E se gli odori fossero – come lo sono la Terra, il cielo e gli astri – Angeli? Dopo essermi forse illuso di aver lasciato i demoni alle spalle, non vorrei adesso affliggervi con gli Angeli. Ma, lettori cari, talvolta si ha l’impressione, lasciando la realtà virtuale ed odorando un fiore, di non essere più nel tempo. E nella gioia che sorge alle “porte della percezione”, la Terra sembra un giardino da attraversare, un luogo splendido nell’immaginazione. Questi attimi forse non sono nel tempo: è come il fuori tempo di una coscienza che esplode e salta insieme agli Angeli. Che sono i messaggeri, gli arcobaleni, i ponti vuoti sui quali tuttavia passa l’annuncio dei mutamenti.
Gli odori emanano dalla vita dei vegetali, degli animali, dei minerali e degli stessi esseri umani, suscitando emozioni, desideri e inquietudini. Io, per esempio, detesto – come la maggior parte di voi, a metà tra il tribalismo magico e l’invadenza della tecnologia – che qualcuno, dopo che mi sono lavato e sfregato ben bene, possa fare un’osservazione negativa sul mio odore personale o su quello della mia casa, dove ho appena acceso un bastoncino d’incenso. Mi disturba, per esempio, che la pubblicità – interrompendo il film in tv – insinui l’orribile suggestione dell’esistenza di qualcosa di terribile e maleodorante. “Vi sono giorni in cui non vi sentite ‘a posto’, afferma una vocina con brio agguerrito da professionista. Subito poi, con un sorriso brillante come un getto di napalm, vanta la “soluzione ai vostri problemi”, brandendo un fitocoso, una specie di frullaculo dai colori accesi: “Il deodorante cambierà tutto questo!”. Per quanto ci si lavi e ci si sfreghi (”fosse pure con il sangue dell’Agnello”, come dice Mwage Kaneyena quand’è sbronzo o amareggiato), emettiamo tutti un odore personale, unico, come il colore degli occhi o le impronte digitali. E siamo tutti profondamente impressionati dagli odori degli altri e del mondo che ci circonda.

Il potere degli odori rimanda a un potere invisibile che il discorso scientifico non riesce a circoscrivere. Esiste una casta di uomini che hanno come compito quello di addomesticare gli odori per combattere la scipitezza, la piattezza e la decomposizione. “Sono esseri strani” come mi ha detto ironicamente durante il nostro primo incontro il creatore di profumi Luigi Cristiano, spiegandomi che l’impressione di stranezza dipende da due cose: dal segreto al quale sono tenuti i creatori di profumi dalle leggi del commercio e dalle multinazionali delle fragranze e degli odori, e poi dal fatto che i cosiddetti “nasi” sono gli esploratori olfattivi di un mondo invisibile. Ma forse sono gli odori che sono strani.




Il profumo degli Angeli


Gli Angeli, in accordo con i loro Raggi di appartenenza, emettono dolci aromi che spargono quando appaiono; allo stesso modo, quando questi profumi vengono diffusi, loro arrivano.
A seconda del tipo di profumo che viene messo, giungono differenti categorie di Angeli.
Le profumerie sono luoghi pieni di Angeli.

Ecco una lista dei profumi che attraggono gli Angeli:

Gli Angeli del Raggio Azzurro del Potere e Protezione sono attratti dall’aroma del SANDALO.

Gli Angeli del Raggio Dorato della Saggezza sono attratti dai seguenti aromi: LIMONE, SAVIA MAGGIORANA e MIRRAH.

Gli Angeli del Raggio Rosa dell’ Amore Divino sono attratti da: CIPRESSO, EUCALIPTO, YLANG-YLANG.

Gli Angeli del Raggio Bianco dell’ Elevazione e della Purezza sono attratti dall’aroma del ROSMARINO.

Gli angeli del Raggio Verde della Salute amano i profumi di BERGAMOTTO, MENTA PIPERITA e ROSA.

Gli Angeli del Raggio Oro Rubino della Pace e Provvidenza sono attratti dai profumi dell’ISSOPO e del GINEPRO.

Gli Angeli del Raggio Violetto della Trasmutazione amano il profumo della LAVANDA e della VIOLETTA. 

 


Il profumo nei sogni

 

Profumi ed odori nei sogni con la forza e immediatezza delle sensazioni provocate, possono costituire il nucleo portante del sogno stesso. Sono piuttosto rari, ma interessanti e significativi e vengono chiamati sogni olfattivi.  

 

Il profumo nei sogni è legato alla percezione più profonda ed “inconscia” della situazione onirica che si sta vivendo, a sensazioni che scavalcano il possibile ragionamento onirico e che si possono paragonare alle stesse sensazioni ed intuizioni che ci assalgono durante la veglia. Questo significa che nei sogni si elaborano immagini, sentimenti, emozioni, intuizioni come nel mondo diurno, e che, anche nei sogni, ci sono livelli di comprensione più accessibili al sognatore, ed altri che si rifanno a ricordi troppo profondi, o a Sé rinnegati di ordine sessuale o al contrario spirituale.
Sognare di sentire un profumo o altri odori, provoca sensazioni molto forti che difficilmente vengono accantonate, perché collegate al cervello rettiliano, ad un sentire arcaico ed agli istinti primari di sopravvivenza. E’ un modo veloce ed efficace per creare una comunicazione con la coscienza.
Dal punto di vista simbolico il profumo e gli aromi in genere, hanno una valenza legata al divino. Se pensiamo agli incensi o alle essenze bruciate nei rituali più antichi, all’uso di questi nell’Antico Egitto durante il processo di mummificazione, alle cerimonie greche e romane in cui venivano versati sulle statue degli Dei, fino al moderno utilizzo nelle liturgie cattoliche, capiamo il ruolo centrale del profumo nel rapporto con la divinità.
Gli effluvi liberati creano un ponte fra la terra ed il cielo, ma nella loro immaterialità ed inafferrabilità, sono un simbolo perfetto della essenza dell’anima e delle sue virtù.
Il profumo è associato alla pulizia ed alla purificazione, che da fisiche diventano spirituali: profumi dolcissimi vengono attribuiti alla presenza di alcuni Santi (intorno a Padre Pio pare aleggiasse profumo di gelsomino), ma anche nella tradizione buddista il profumo del fiore di loto è una manifestazione di perfezione spirituale.
In generale profumo e odori nei sogni parlano del nostro approccio con lo spirito umano e la spiritualità, con la loro forza e potere di trasformazione.
Profumo ed odori più o meno gradevoli che aleggiano intorno ad una persona, e che persistono anche dopo la sua partenza, fanno sì che vengano associati ai ricordi. Si pensi alla velocità con la quale una fragranza richiama forti sensazioni sinestesiche, coinvolgendo tutti i sensi e proiettando nel passato, in un vero e proprio viaggio nel tempo. Tempo che è stato segnato da quel profumo.
Per questo ruolo nel richiamare il passato, odori e profumi nei sogni possono fare riferimento a ricordi sepolti e che cominciano ad emergere ed alla necessità di recuperare un contatto con questi ricordi che sono accessibili solo attraverso la chiave sensoriale del profumo.
Il profumo, tuttavia, nei suoi usi più comuni è legato agli aspetti sociali del vivere.Ci si profuma per piacere, per mostrare di essere “puliti,” per attrarre gli altri, per rendersi gradevoli. Avere un buon profumo è qualcosa che “avvicina” o che seduce gli altri. Al contrario, il cattivo odore nei sogni, associato inconsciamente a qualcosa di adulterato o decomposto, è sgradevole ed inquietante per i sensi, e fa riferimento ad una sgradevolezza o ad un problema che tormenta il sognatore, che nella realtà forse non è stato ancora inquadrato, o di cui avverte solo “la puzza” (metaforica).
Sognare di profumarsi può collegarsi al bisogno di rendersi gradevoli e di rivestirsi di un aura di piacevolezza, fascino e attrazione, forse per colmare un’insicurezza, una mancanza di visibilità, di autorevolezza, di appeal sessuale. In questa situazione onirica però è facile anche NON sentire il profumo, ma vedersi solo nell’atto di aspergersi, oppure vedere la bottiglia di profumo ed il nome di questo, tutti particolari che saranno importanti e da valutare nell’analisi del sogno.
Sentire profumo nei sogni è forse più raro, ma può offrire sorprese la precisa origine del profumo: profumo di rose, profumo di incenso, profumo di mare o di aria fresca, profumo di cibo. Sono tutte variabili che, come sopra, influiscono nell’interpretazione del sogno.
Il profumo di una persona nei sogni, parla dei sentimenti del sognatore nei confronti di questa e della possibile ammirazione o attrazione sentita. Può indicare qualità seduttive o spirituali che vengono attribuite a tale persona. Il profumo è sgradevole o ripugnante, farà emergere una diffidenza, un rifiuto istintivo, uno stop, l’ allarme di qualche parte di sé nei confronti di tale persona.

(di Marzia Mazzavillani © Opera protetta da licenza C.C.)





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