Questo blog rappresenta un diario di viaggio. Tenta di donare spunti per entrare in contatto con voi stessi.
E' importante ricordare sempre che le nozioni apprese dall'esterno sono solo un input e che le risposte sono da sempre presenti in voi.

venerdì 17 luglio 2015

Il bottone e la felicità


Il bottone e la felicità









Ferma, nell’angolo della mia camera, osservo la polvere invisibile che se ne sta immobile. Come uno specchio mi rifletto in essa e mi disperdo in mille frammenti.
 Cos'è la felicità? Cosa può essere mai quel vortice che ti assale e ti inebria di colori, che non ti da il permesso di piangere, che ti accappona la pelle, che ti sussurra l’estasi, che ti fa sentire la melodia della vita nelle orecchie, che ti tocca leggera l’anima, che ti fa volare oltre l’invisibile, cosa può essere mai la felicità?
Se resti ferma non avrai mai la risposta, se resti immobile nel tuo centro pur muovendoti lei, prima o poi, ti balzerà addosso provocandoti un maremoto di emozioni, spazzando via il passato, fermandoti nel presente, colorando il futuro di quella polvere luminosa che si osserva e si svela in quel fascio di luce che dona il sole, quando coraggioso e fiducioso ti vuol dimostrare che la felicità è invisibile solo agli occhi di chi non sa osservare.
La felicità la puoi trovare in ogni dove, in ogni luogo, anche nell’angolo di una camera dove spesso si accumulano gli oggetti persi che rimangono lì aspettando che tu con lo sguardo, attraversando quel fascio di luce possa trovarli..


Chi può dire che la felicità non sia ritrovare un bottone?
Si,un bottone!
Perso, per l’usura dei propri fili.
Così stanco, che si è lasciato cadere.
Separato dal suo adorato cappottino,
che ti ha scaldato negli inverni più freddi.
Quel genere di indumenti
di cui non puoi fare a meno,
che solo a guardarlo
ti ricorda una moltitudine di cose,
di emozioni, di attimi di vita.
Messo e rimesso,
indossato quando eri triste,
sfruttato quando eri felice.
Così, mentre ti stai coprendo dal gelo
che ti circonda
ti accorgi di aver perso un bottone.
Quello più importante,
che serve per stringerti la vita.
Quello di cui non puoi fare a meno,
perché se non ci fosse lui
resteresti con il cappottino aperto
e il freddo tagliente ti congelerebbe.
Ti volti,
lo cerchi,
ripercorri la strada che ti ha portato fino a lì,
ma non lo trovi.
Così, l’unico modo che hai
per coprirti sono le tue braccia.
Ti avvolgi nel tuo cappottino
e cerchi di andare avanti,
contro la pioggia,il vento,
il GELO,
che non si stanca mai di venirti contro.
Mai stanca di indossare quel cappottino,
nel tempo inizi a trovare il tuo metodo,
per non sentire più quel dannato freddo.
Continuando a cercare,
quando sei stanca di coprirti da sola,
quel bottone.
Quel bottone che era finito per sbaglio
in quegli angoli infiniti di una camera.
Quegli angoli che nascondono,
ma che non rubano.
Un po’ come succede negli angoli del cuore,
dove nascondi le delusioni,
ma anche le emozioni più preziose
per tenerle da parte
e ritrovarle quando ne hai più bisogno.
E quando le ritrovi,
ritrovi la felicità che credevi perduta. 


Michela 






Testo tratto dal libro Diario di una ragazza Indaco di Michela Marini



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