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lunedì 11 agosto 2014

Bambini Indaco e le loro difficoltà nel relazionarsi


Bambini Indaco 
e le loro difficoltà nel relazionarsi







Le principali sfide che i Bambini Indaco dovranno affrontare sono soprattutto legate alle loro relazioni con gli altri.



Essi hanno bisogno di molta attenzione e considerazione e soffrono se la loro visione della vita, basata essenzialmente sull'amore, viene fraintesa o, peggio ancora, ridicolizzata.



Alcuni di loro possono pertanto avere problemi a relazionarsi con bambini "normali" o con adulti ancorati alle vecchie metodologie. Può così accadere che questi bambini, provvisti di una grande immaginazione, di grandi facoltà intellettive, di una forte mentalità tecnologica e di elevate doti morali, ma iperattivi ed incapaci di usare il pensiero lineare a cui siamo abituati, vengano etichettati come affetti da "disordine da deficit di attenzione" e vengano di conseguenza trattati con psicofarmaci per aiutarli a rientrare nella "normalità".



Tutto questo può avere un forte impatto sulla loro personalità, diminuire la fiducia nelle loro capacità e portarli a scollegarsi dalla loro parte divina.

A questo punto della nostra evoluzione, dobbiamo comprendere l'importanza del ruolo che questi preziosi bambini, arrivati tra noi con un bagaglio di grande consapevolezza, si sono assunti. Se sapremo riconoscere il loro valore, capirli ed apprezzare le loro doti intellettuali e morali, se non instilleremo in loro il senso di colpa e la paura, da cui sono totalmente esenti, se li aiuteremo a seguire la loro passione, essi saranno i nostri migliori maestri, ci insegneranno a guardarci dentro ed a scoprire quelle verità interiori che per troppo tempo non abbiamo saputo o voluto riconoscere.

Brano tratto da "The Indigo Children" di Lee Carroll e Jan Tober - Ed. Hay House Inc.





Complesso del superdotato creativo e l'effetto che ha sugli altri




L’intelligenza non è una dote unica, ma deriva dalla confluenza di varie capacità mentali

“Dalla preistoria in poi, gli individui provvisti di un talento eccezionale hanno inevitabilmente dovuto pagare altissimi prezzi esistenziali. Poiché da sempre la società diffida del “diverso”, anche quando ne ammira le qualità intellettuali e le capacità creative.” ( F. Parenti - Atlante dei complessi).

E’ difficile definire l’intelligenza, poiché si corre il rischio di sottolineare solo certe sue componenti, trascurandone altre. L’intelligenza non è una dote unica, ma deriva dalla confluenza di varie capacità mentali, che si sviluppano dall’incontro fra un substrato ereditario e gli stimoli dell’ambiente.

Essa si esprime soprattutto in tre funzioni fondamentali: apprendere, valutare criticamente quanto si è appreso e trovare soluzioni nuove, ossia inventare.

Ne fanno le spese proprio i superdotati creativi, la cui attitudine all’invenzione li porta spesso a trascurare o a smentire le verità o le pseudo verità convenzionali. Sono appunto i creativi a soffrire di più per le loro doti, che non sono riconosciute o addirittura mettono in crisi insegnanti e psicologi frettolosi.

Si può definire “complesso del superdotato” la sofferenza profonda che nasce dal sentirsi "intellettualmente" diversi per una superiorità cosciente o inavvertita. 

La psiche umana non sopporta quasi mai con inerzia un fattore d’angoscia, tenta anzi di superarlo o di aggirarlo con degli artifici di compenso. Alcuni di questi sono positivi, altri negativi sino alla patologia o alla dissocialità. Di seguito saranno illustrati i più significativi che riguarda appunto il tema della superdotazione. Può sembrare paradossale che un individuo che ha “qualcosa in più”, come il superdotato, sviluppi un complesso d’inferiorità. Eppure accade, a grandi linee, secondo due schemi di autosvalutazione.

A volte l’insicurezza prende corpo proprio nel settore dell’intelligenza e della creatività. In alcuni casi, il soggetto è consapevole delle sue doti, ma considera rischioso manifestarle, In altri casi i giudizi negativi dell’ambiente hanno effetti più gravi e possono indurre un’intima e sofferta convinzione di non valere. 

Il secondo schema di autosvalutazione del superdotato non riguarda il settore dell’intelligenza, ma i rapporti interpersonali.

Si delinea allora la figura patetica del “primo della classe”, ossia di un ragazzo gratificato negli studi, ma privo di spontaneità nell’agire comune e soprattutto nelle situazioni di gioco, divertimento e nelle attività sportive. Il riconoscimento intellettuale c’è, ma è pagato a caro prezzo, con un’impressione frustrata di isolamento, destinata a incidere negativamente, più tardi, anche nella vita amorosa.

Se un bambino o un ragazzo si differenzia, nel profitto e nel comportamento, dalle prestazioni medie, occorre approfondire con cura e competenza le motivazioni reali della sua diversità.

Per quanto riguarda in particolare i superdotati creativi, le cui sofferenze sono certamente evidenti, occorrono, insegnanti addestrati a valutare e a stimolare anche al di fuori delle formule standardizzate.

La società ha bisogno dei superdotati e della loro produzione creativa:le invenzioni che facilitano o gratificano la nostra vita, i valori estetici ed emotivi delle opere d’arte scaturiscono tutti dalla superdotazione.






Le personalità "creative" hanno bisogno di isolarsi?

La capacità di spostare il punto di vista stimola,nelle persone con una grande creatività,una predisposizione di disponibilità verso il cambiamento, ma hanno bisogno di alcune attenzioni.

Prima fra tutte, l’esigenza di ritrovarsi.

La necessità di ricordarsi chi sono, dopo aver esplorato altre realtà, spinge le personalità creative ad aver bisogno di isolarsi periodicamente per un certo tempo.



La durata di questi ritiri può variare da alcuni minuti a diversi giorni, e dipende da quanto hanno abbandonato il loro sistema emotivo per dedicarsi ad altro o ad altri.


L’isolamento è il modo che,la personalità creativa,ha trovato, istintivamente, per ripristinare l’ascolto di sé.

Comprendere il funzionamento della sua personalità, lo aiuterà a non colpevolizzarsi e a organizzare insieme alla convivenza con se stesso anche la convivenza con gli altri.


Le personalità creative amano in un modo totale e generoso.

E’ per questo che, senza rendersene conto, trascurano i propri bisogni a vantaggio degli altri cui vogliono bene.

Perciò, periodicamente, hanno bisogno di passare del tempo in solitudine.

Il loro modo di essere deve essere compreso, accettato e gestito.Prima di tutto da loro stessi.E poi da coloro che hanno intorno.Per evitare fraintendimenti e incomprensioni ingiustificate.




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Diario di una ragazza indaco di Michela Marini © COPYRIGHT 
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