Questo blog rappresenta un diario di viaggio. Tenta di donare spunti per entrare in contatto con voi stessi.
E' importante ricordare sempre che le nozioni apprese dall'esterno sono solo un input e che le risposte sono da sempre presenti in voi.

martedì 10 dicembre 2013

Collegarsi all'albero dell'Esistenza : Il frassino Yggdrasill l'Albero Cosmico


Comunicare con il principio divino interiore






Il frassino Yggdrasill,l'Albero Cosmico,sorregge con i suoi rami i nove mondi, nati dal sacrificio diYmir.

"Yggdrasil" detto anche "frassino del mondo", metafora vegetale dell'universo concepito come essere organico, emblema del bene e del male. Simili alberi si possono trovare nei quadri mitico-rituali dello sciamanesimo e dello stesso cristianesimo, nel caso dell'Albero Sefirotico. Proprio alla tradizione Sciamanica sembra richiamarsi il nome Yggdrasil "cavallo del terribile" dove "Yggr" stà per terribile, appellativo di "Odino" capo degli Dèi nordici e il cavallo è una metafora di patibolo. Si allude, cioè alla storia dell'autoimpiccagione del Dio, per tanti aspetti simile alla morte apparente richiesta all'apprendista sciamano, durante la quale Odino acquisisce i segreti della sapienza magica.

Yggdrasill è l'albero più bello dell'universo che sorregge l'intero cosmo, il suo tronco è molto robusto e slanciato, la sua chioma arriva e supera il più alto dei cieli ed è impossibile scorgerne la fine. I suoi rami sono abitati da strani animali forniti di doti magiche. Uno di questi è un aquila gigantesca depositaria di antichissimi segreti, tra i suoi ochhi è appollaiato "Vedhrofölnir", un minaccioso falco con uno sguardo terrificante. La corteccia è invece minacciata da "Dainn", "Dvalinn", "Duneyrr" e "Durathror", quattro cervi dal collo ricurvo che brucano incessantemente il fogliame del frassino fino a intaccarne le radici, senza però riuscire a fare un minimo danno ad un albero di queste dimensioni. Lungo il suo tronco corre "Ratatoskr" lo scoiattolo "dal dente di topo" che è latore di messaggi e minacce dell'aquila agli oscuri abitanti delle radici dell'albero.

Yggdrasil attraversa tutti e nove i mondi, "Asgardh" dimora degli "Asi", principale famiglia di Dèi, ma anche il "Vanaheim" dove dimorano gli altri Dèi, i "Vani". Passa anche nel mondo degli "Elfi" chiari e scuri, nella terra di mezzo "Midgard" regno dei mortali fino a spingersi agli estremi confini del mondo nello "Jötunheim" dove regnano i giganti. Alla fine scende nel mondo degli inferi, il "Muspellheim" dove regnano le forze del male, passando per "Niflheim" la reggione delle nebbie perenni e per i meandri dei sotterranei della crosta terrestre abitata dai nani.


Le radici che sorreggono il portentoso albero sono tre e con le loro labirintiche diramazioni garantiscono la solidità del suo fusto.

la prima radice si trova ad Asgardh. Qui è localizzata anche la fonte di Udhr dalla quale sgorga un liquido che ha il potere di rendere simile alla pellicola interna delle uova qualunque cosa venga spruzzata con esso. nei pressi della sorgente rivitalizzante, si scorgono due uccelli che abbeverandosi spesso all'acqua della fonte, possiedono uno splendido manto candido. Essi sono i progenitori dei cigni, uccelli consacrati per la loro purezza agli Dèi. Alla sorgente, inoltre, ogni giorno attingono le tre "Norne", le divinità che reggono le soti degli Dèi e degli uomini. I loro nomi simbolizzano le varie ipostasi del tempo: "Urdhr" il "passato", "Verdhandi" il "presente" e "Skuld" il "futuro". Durante il giorno intagliano le "rune" (lettere dell'alfabeto usato per brevi scritta magiche e apotropaiche) su tavolette di legno, oppure tessono teli di lino o giocano tra loro mettendo in palio la sorte degli uomini. Inoltre innaffiano le radici di Yggdrasdil, che sono perciò ricoperte di un sottile strato di bianca sostanza fertilizzante.

La seconda radice si trova nello Jötunheim, qui l'albero può contare su un altra fonte dotata di poteri magici, la fonte di "Mimir". In questa sorgente, Odino un giorno si abbeverò e acquisì un illimitato sapere, ma per fare ciò dovette lasciare in pegno al Dio Mimir, custode della fonte, il suo occhio.

La terza radice si trova nei meandri degli inferi, nelle tetre regioni dei trapassati. È infestata da moltissimi serpenti malefici, incarnazioni striscianti delle forze del male. Questi rettili rodono ed iniettano il loro veleno nelle ramificazionidel frassino causandogli terribili dolori ed enormi patimenti. A capo di questi rettili mostruosi c'è "nidhhöggr" "divoratore terribile", un dragone abilissimo nel rosicchiare la corteccia con i suoi denti uncinati. A nulla valgono le minaccie dell'aquila gigantesca appollaiata tra i rami, lo sciattolo Ratatoskr corre su e giù per il tronco inutilmente a riferirle all'indomito mostro che continuerà la sua lenta ed estenuante opera di distruzione.

Albero cosmico, sostegno del cosmo e dei mondi, yggdrasil annuncierà con il suo tremolio, fonte di spaventosi cataclismi, che la fine dei tempi è quasi arrivata e quando si abbatterà trascinerà con sé tutto il creato.



La Visione e la ricerca interiore dello Sciamano

L’antico druidismo prendeva a riferimento la Natura come la manifestazione di un mistero mistico che si esprimeva attraverso la poesia dei grandi spazi verdi di Madre Terra e del cielo stellato.
Attraverso l’esperienza di rapporto con la Natura, lo sciamanesimo druidico aveva sviluppato una spiritualità naturale che poneva l’individuo come interlocutore libero e senza intermediari nei confronti del segreto che anima l’esistenza.

Un’esistenza intesa come una identità fenomenica che trascendeva il visibile ordinario prodotto dai sensi e veniva concepita in una qualità invisibile e immateriale che era identificata nella cosmologia mistica dello Shan.

L’antico sciamanesimo druidico contemplava che non tutti fossero in grado di percepire questa qualità trascendente dell’esistenza. Quanti sentivano l’impulso interiore di conoscere e di partecipare a questa dimensione trascendente erano consapevoli che rispondere ad esso significava trovare il senso reale della propria esistenza e gli strumenti utili per realizzare il benessere e l’armonia di vita. Per questo motivo i particolari individui che si distinguevano dagli altri cercavano esperienze che fossero in grado di portarli al di fuori dell’apparente immobilismo della materia prodotto dall’inganno dei sensi.

In questo modo si evidenziava la figura specifica dello Sciamano, che oggi potremmo definire con il termine di filosofo, ricercatore o alchimista.

La sua ricerca interiore e l’esplorazione del mistero rappresentato dalla manifestazione della Natura avveniva attraverso una precisa esperienza che viene conosciuta ancora oggi come il “viaggio sciamanico”. Un viaggio interiore condotto attraverso una serie di esperienze attraverso le quali poter ottenere specifiche modalità di “Visione interiore” che portassero ad affacciarsi sui vari mondi dell’esistenza.

Mondi che, riferiti ai tre piani di interpretazione umana della natura dello Shan, si identificavano nel “Mondo Inferiore”, nel “Mondo di Mezzo” e nel “Mondo Superiore”.




Il viaggio dello Sciamano tra i mondi dell'Yggdrasil

L’esperienza dello Sciamano è caratterizzata dalla Visione. Una percezione interiorizzante che viene sviluppata sul piano dell’Io consapevole e che lo pone in relazione al piano esperienziale in cui si viene a trovare durante il suo viaggio.

Nella sua esperienza di viaggio attraverso i tre mondi descritti dal simbolismo dell’Yggdrasil lo sciamano realizza varie tipologie di Visione a seconda della dimensione visitata.

Così come per ciascuna delle tipologie del viaggio sciamanico che può intraprendere lo Sciamano sono richieste precise e differenti tecniche di attuazione che si distinguono tra di loro. Tecniche che vengono insegnate dagli sciamani più esperti ai nuovi apprendisti.

Ogni viaggio sciamanico ha precise caratteristiche e richiede altrettante capacità di raccogliere la relativa Visione da parte dello Sciamano.



La visitazione del "Mondo inferiore"

La prima esperienza di viaggio che può attuare l’apprendista sciamano è indubbiamente quella della visitazione del mondo inferiore. Qui può incontrare le entità che vi dimorano, descritte dalla cosmologia della Matchka.

In questa dimensione lo sciamano può incontrare i “kuri”, esseri elementari e giocherelloni, senza grandi capacità mnemoniche, che tendono a stabilirsi in luoghi del loro mondo, coincidenti con precise zone del mondo del Nara, come particolari luoghi di montagna, di boschi, di fiumi e di laghi.

Può incontrare anche i “mnaascé”, i defunti che provengono dal Nara e che dopo il loro accesso nell’Aldilà stanno transitando verso la tappa successiva del Mondo di Gwenved in una evoluzione spirituale. Nella qualità di Mnaascé l’antico druidismo non contemplava solamente gli individui della specie umana, ma anche quelli di altre specie, dagli animali a creature di altri mondi.

Nel suo viaggio nel mondo della Matchka, lo sciamano può incontrare gli “erkad”, i fastidiosi predatori di energia quali sono i defunti rimasti attaccati ai loro interessi terreni del Nara, che non riescono a mettersi in cammino sul sentiero della loro evoluzione spirituale.

Ma lo sciamano può incontrare tra le creature che popolano la dimensione della Matchka anche i pericolosi “mnaaku”. Una sorta di Kuri evoluti e sapienti che non hanno in buona considerazione le creature del Nara e forse nutrono solo qualche forma di rispetto per gli sciamani che considerano loro pari. Essi potrebbero essere paragonati a terribili demoni sempre pronti a fare esperimenti sui malcapitati individui viventi nel Nara, considerato da loro come il “mondo lento di pietra”, soprattutto con gli individui che si avventurano in spericolate sedute spiritiche dove possono trasformarli in “koltan”, sorta di zombie inconsapevoli che solitamente portano le situazioni intorno a loro al disagio, alla conflittualità e a vari disastri producendo disordine tra gli esseri umani.

Poi infine lo sciamano può fare il suo incontro anche con gli “Ardra”, creature paragonabili agli angeli di certe confessioni religiose, che rappresentavano i defunti, uomini o animali, che dopo il loro cammino esperienziale attraverso la Matchka sono passati dalla “Porta della Scomparizione” per accedere al mondo di Gwenved affacciati al mistero della Causa prima o Oiw. Gli stessi che secondo la mitologia druidica della Matchka guiderebbero nei sogni e nelle azioni nel mondo ordinario del Nara la vita di quanti verserebbero nel bisogno, siano essi animali o umani.

Secondo la filosofia dell’antico druidismo, nell’esperienza della visitazione del “Mondo inferiore” lo sciamano ha anche occasione di sperimentare la conoscenza del lato oscuro della sua personalità per non celare a se stesso nulla di quanto possa nascondersi alla sua consapevolezza e non essere mai ricattabile di fronte ad ogni possibile prova. Un’esperienza comunque riservata agli sciamani più preparati e pronti a confrontarsi con se stessi senza incorrere in alcun danno di stabilità psicologica.

Nell'esperienza di viaggio condotta nel "Mondo inferiore" o "Sotterraneo" lo sciamano utilizza le facoltà autoipnotiche che si sostengono sul piano dei fenomeni onirici e che attua in maniera consapevole.

Lo Sciamano non ha bisogno di addormentarsi per iniziare il suo viaggio sciamanico. Egli induce volontariamente in se stesso uno stato di alterazione cognitiva, definito con il nome di “trance”, che attiva il suo addormentamento consapevole e lo catapulta nella dimensione onirica.

Compie così un cammino attraverso gli scenari onirici dove rimane sempre consapevole degli eventi che vive. Gli scenari onirici divengono la sostanza delle sue Visioni, in cui trova riscontro e risposte ai quesiti che possono riguardare se stesso oppure altri che si sono rivolti a lui.
Questa esperienza rappresenta una esplorazione interiore della sua mente basata sulle tecniche del "sogno lucido", ovvero un viaggio onirico guidato senza perdere consapevolezza, dove incontra e si intrattiene con entità con cui il suo Inconscio riesce a interagire.

Le sue visioni giungono quindi ad essere stabili e perfettamente ricordate nel momento in cui esce dal suo stato di sonno. Durante il sonno solitamente non viene mantenuto uno stato di consapevolezza e le esperienze oniriche vengono vissute in maniera passiva, subendole, e dimenticando al risveglio mattutino l'esperienza vissuta. Lo sciamano invece, mantenendo il suo stato di consapevolezza, è in grado di trarre esperienza dal suo viaggio.

La prima fase onirica in cui lo sciamano si addentra all'inizio del sonno è ancora relazionata al mondo della veglia. Una goccia d’acqua che cade da un rubinetto porta a costruire, o a “rezzare” in gergo internettiano, un’ambientazione dove il rumore si trasforma in un temporale o in una cascata d’acqua con l’accompagnamento di un coerente scenario.

Una seconda fase onirica è quella in cui nel sogno sono rivisitati gli eventi personali della giornata e si creano scenari onirici, ovvero “Visioni”, in cui si sviluppano eventuali valutazioni alternative alla loro dinamica. È la cosidetta "fase REM" del sogno.

In una terza fase onirica il cervello si connette a quello che potrebbe essere visto come una propaggine del “Mondo inferiore”, identificato dalla cosmologia druidica come il mondo della Matchka, l’aspetto disincarnato dalla materia con cui l’individuo condivide la sua esistenza fisica. Una dimensione in cui si rendono possibili facoltà ESP e contatti con le creature che abitano questo mondo.

Poi ancora, una quarta fase, verso profondità archetipali dell’Inconscio, in cui si manifestano scenari fantasmagorici, luci multicolori e paesaggi dominati da specchi d’acqua e isole, che possono rivelarsi mortali per l'incauto viaggiatore che si addentrasse e sostasse imprudentemente in questa dimensione poiché rappresenterebbe il suo ritorno al caos fenomenico e disgregante dell’Annwin.





La visitazione del "Mondo di mezzo"


Dopo aver esplorato con profonda curiosità la dimensione del “Mondo inferiore”, la seconda esperienza di viaggio verso cui si orienta inevitabilmente l’apprendista sciamano è quella della visitazione del “Mondo di mezzo”. In pratica la dimensione dell’ordinario quotidiano in cui egli vive. Un ordinario quotidiano che alla sua esperienza di viaggio si rivela ben diverso da quanto la consuetudine sensoriale gli ha sempre mostrato.

L’apprendista sciamano si è reso conto che il suo viaggio attraverso il mondo inferiore non lo ha portato ad alcuna esperienza determinante che potesse soddisfare il richiamo particolare del trascendente, un impulso che lo distingue dagli altri e che rappresenta la fonte della sua inesauribile forza interiore. Ora guarda al mondo del quotidiano, quello che ha sempre vissuto, ma con un’esperienza diversa che ha rafforzato il suo stato di consapevolezza interiore.

La cosmologia dell’antico sciamanesimo druidico propone un assetto ben preciso del Mondo di mezzo, considerato come base della manifestazione della materia sorta dal lungo processo di evoluzione dell’universo scaturito dal Big bang.

L’universo si è strutturato in una architettura basata su una energia vibrazionale che ha consentito la base per la vita, ma che comunque presenta una certa instabilità che si evidenzia nell’incoerenza degli eventi consueti e nello scenario fisico.

Secondo la cosmologia druidica tutto è unito al tutto. L’individuo e le altre forme di vita presenti nel mondo di mezzo rappresentano forme energetiche in transito, sul cammino evolutivo che si manifesta nello Shan. Una costante comune a tutte le forme di vita è la suddivisione funzionale

della sfera di ciascun individuo in tre piani di esperienza con cui tende a rapportarsi all’esistenza. Quello del corpo, riferito alla proprietà dei sensi di captare e interagire con un piano energetico che appare sotto forma di materia. Quello della mente, costituito da un irrequieto processo virtuale basato sui dati forniti dai sensi che porta ad interpretare l’esistenza attraverso pulsioni emotive e rappresentazioni immaginative sostenuta da una rappresentazione olografica che riproduce interiormente l’esistenza esterna alla sfera individuale.

Per la cosmologia druidica, in ultima analisi rimane il terzo piano quale realtà dello stato percettivo consapevole dell’individuo come suo effettivo stato di presenza e di partecipazione reale al fenomeno dell’esistenza.

Lo sciamano si rende conto che la sua dimensione individuale nel “mondo di Abred” è funzionale ai suoi primi passi nell’esistenza ed è costituita da più piani di percezione, alcuni dei quali, come il corpo e la mente, possono portarlo a perdere la percezione del vero significato della realtà, mentre solo il suo stato di Io consapevole può portarlo a dare una risposta al richiamo del trascendente.

Il suo riferimento all’esperienza del trascendente lo può portare a rendersi conto che nella manifestazione della vita, e in particolare della sua specie, esistono due attitudini esperienziali. La prima è quella manifestata dagli “hatta”, ossia di quanti focalizzano il proprio stato di consapevolezza, distinguendolo dalla rappresentazione soggettiva della mente e sono quindi portati naturalmente a percepire il Mistero mistico che è immanente nella Natura. La seconda attitudine è quella manifestata dagli “shaqa”, i quali confondono lo stato di consapevolezza con il mondo virtuale offerto dalla mente e sono quindi incapaci di accorgersi del Mistero che anima l’universo, vivendo soggiogati dalla percezione sensoriale della materia che rappresenta per loro il limite dell’esistenza, dando così origine a culture basate sull’ignoranza, sulla sofferenza e sulla superstizione.

La cosmologia druidica prevede che l’individuo, attraverso le sue esperienze nel mondo di Abred, possa evolvere sviluppando nel corso della sua intera vita quattro precise fasi: l’infanzia, l’adolescenza, la fase di adulti e quella della maturità. La cosmologia druidica prevede tuttavia che non tutti gli individui giungano al completamento della loro evoluzione, ma che molti rimangano ancorati alle caratteristiche delle loro fasi evolutive anche avanzando negli anni, rimanendo prevedibili nelle loro intenzioni e nelle loro azioni e rivestendo attitudini funzionali al loro “valore fasico”.

In tal modo, lo sciamanesimo concepisce una umanità frammentata in quattro tipologie fasiche che rappresenta l’equivalente di un grande formicaio in cui ognuno ha il suo ruolo funzionale. Solamente gli “ham-bà”, coloro che si rendono conto di essere chiusi in ruoli limitanti, possono intraprendere una effettiva via evolutiva lungo il tronco dell’Yggdrasil che li porta verso le sue fronde e verso la conoscenza dell’Oiw o l’Ein Soph dell’esoterismo ebraico.

Nel viaggio attuato nel “Mondo di mezzo” lo sciamano opera attraverso la lettura percettiva della proprietà offerta dal fenomeno dell'entanglement contemplato dalla fisica quantistica. Secondo questa teoria, nell'universo tutto è collegato in una condivisione di eventi e di dati che convivono in una dimensione dove passato, presente e futuro non esistono, e in cui ogni cosa può essere accessibile e rivelata attraverso un’esperienza cognitiva. Un’architettura dell’universo che potrebbe spiegare la manifestazione dei fenomeni paranormali come la telepatia, la divinazione e l'esplorazione "extracorporea" degli spazi ordinari e dello spazio celeste.

Non si conosce ancora una strumentazione scientifica in grado di sfruttare l’entanglement in tutte le sue possibilità, ma l’antico sciamanesimo druidico concepisce che nel “Mondo di mezzo” lo sciamano possa compiere il suo “viaggio” in tutte le situazioni possibili, come ad esempio visitare luoghi lontani sulla Terra e nello spazio o viaggiare attraverso il tempo. La sua azione può spaziare nella dimensione presente e operare nel passato e nel futuro.



Le possibilità offerte dall’esperienza del viaggio nel Mondo di mezzo consentirebbero, secondo le credenze dell’antico sciamanesimo druidico, di sviluppare molteplici circostanze di “visione”. Da visioni relative a situazioni personali con le indicazioni per la loro soluzione, a quelle relative a situazioni di amici e di quanti si possano rivolgere allo sciamano per chiedergli aiuto. Dalla possibile visione premonitrice di eventi che riguardano se stesso e gli altri, fino a premonizioni di grandi catastrofi.
Secondo il druidismo, lo sciamano avrebbe anche la possibilità di sviluppare la visione di altri luoghi a mezzo del distacco dal corpo per compiere viaggi sulla Terra e nel cielo fino ad altri mondi. A quasi tutti gli sciamani veniva attribuita la capacità del “volo magico”, credenza rimasta sino al medioevo, quando si credeva che le streghe, le sciamane del tempo, potessero viaggiare simbolicamente a cavallo della scopa. Si possono citare le facoltà dei medicine-men del Nord America che si trasformano in uccelli e volano, oppure Odino che secondo il mito si trasformava in vari animali.

Una ulteriore facoltà attribuita agli sciamani sarebbe quella di compiere un viaggio verso il termine della sua vita sino ad incontrare il proprio “doppio” ed avere la visione della propria morte.




La visitazione del "Mondo superiore"

L’ultima dimensione del viaggio sciamanico è quella relativa al “Mondo superiore”, il mondo rappresentato dal simbolismo dell’Yggdrasil nella sua arborescenza che si espande nel cielo e si protende verso il sole da cui riceve calore e energia vitale.

Un sole descritto anche nell’Albero Sephirotico dell’esoterismo ebraico come l’Ein Soph, la manifestazione del Mistero, della Causa Prima di ogni cosa. L’aspetto segreto ed esaustivo a se stesso della natura mistica dello Shan, l’esistenza sul piano reale e immateriale concepito dall’antico sciamanesimo druidico.

Nell'esperienza del viaggio nel “Mondo superiore” lo sciamano vive una Visione che, attraverso fasi progressive, lo porta a liberarsi dall’ipoteca della rappresentazione sensoriale del corpo e di quella immaginativa della mente, che lo limitano alla sola percezione della materia, per accedere alla qualità invisibile e immateriale dello Shan.

La visione protesa sul Mondo superiore definisce un processo di esperienza che si divide in quattro tappe: la contemplazione, la percezione, la sintonia con il mistero e lo sviluppo creativo delle potenzialità del Potere acquisito. In questa sequenza trova una particolare capacità di interazione con gli elementi del mondo superiore giungendo a sviluppare una conoscenza trascendente che lo porta ad essere in sintonia con il Mistero mistico che è l'aspetto esaustivo dello Shan.


L’antico sciamanesimo druidico contempla l’idea che nel Mondo superiore lo sciamano possa incontrare gli Ardra, gli spiriti superiori da cui ricevere un ulteriore insegnamento diretto e le risposte ai suoi interrogativi. Un incontro che può facilitarlo, grazie alla loro guida, a procedere sul percorso per raggiungere il mondo di Gwenved in cui si rivela la natura del Vuoto a cospetto della visione di Mat, l’OIW o il “Cerchio vuoto di Keugant” della cosmologia degli antichi druidi.Secondo l’antico sciamanesimo druidico l’esperienza della Visione del Mondo superiore rappresenta una precisa percezione della natura dello Shan e diviene la reale modalità di interazione con la Natura che lo sciamano può attuare. Una percezione dell’esistenza che non è più rilevata attraversi i sensi, né tantomeno attraverso l’immaginazione della mente, ma è vissuta attraverso il risveglio delle facoltà spirituali che si pongono in relazione con l’aspetto fenomenico reale che esiste al di là dell’interpretazione sensoriale e immaginativa della mente.

Lo Sciamano realizza in tal modo l’esperienza del Nah, una Visione permanente della realtà dello Shan e la conseguente partecipazione alla sua logica fenomenica con cui vivere armonia e conoscenza. In questo caso opera al suo viaggio sciamanico attraverso la condizione del silenzio interiore, il “Sà”. Una forma di attivazione del viaggio sciamanico che, a differenza dell’esperienza implosiva della “trance” effettuata nell’esplorazione del mondo inferiore, lo pone a contatto diretto con la natura reale del Vuoto senza più la mediazione delle percezioni soggettive e incomplete del corpo e della mente.

L’esperienza del viaggio nel Mondo superiore ha portato l’antico sciamanesimo druidico a identificare nel concetto di viaggio sciamanico la pratica della meditazione e a focalizzare l’attenzione verso una dimensione nobilitante che induce lo sciamano a maturare la sua esperienza, svincolandolo dall’ipoteca determinata dalle esperienze condotte nel Mondo inferiore e in quello di mezzo.

Il bagaglio di conoscenza sviluppato nel Mondo superiore ha portato a creare una divisione netta tra la pratica sciamanica legata alla superstizione e alla soggettività del mondo fisico e quella riferibile alla dimensione della realtà mistica e trascendente dello Shan, dove le esperienze del Mondo inferiore e del Mondo di mezzo non vengono rinnegate, e anche sviluppate secondo bisogno, ma sono relativizzate a fronte dell’importanza rappresentata dalla meditazione per la crescita interiore e per il raggiungimento del Potere spirituale dello sciamano.

Lo sciamano ha modo così di divenire “vento nel vento”, simboleggiando la sua essenza spirituale nella sintonia con il piano reale di tutta l’esistenza, fonte di inesauribile benessere e potere creativo.

La meditazione giunge ad assumere nella sua sostanza e prassi il simbolismo evolutivo dell’Yggdrasil che il meditante interpreta attraverso le tappe poste sul cammino interiore del “Sentiero d’Oro”, tappe che lo portano progressivamente verso la conoscenza della natura segreta dello Shan e la partecipazione all’armonia e al benessere che esso manifesta. Un cammino che compie per se stesso e per aiutare quanti possano averne bisogno.





Collegarsi all'Albero dell'Esistenza con le Rune

Con i nove giorni e le nove notti in cui rimase appeso all'albero della vita, Odino indica che, per poter trovare il nostro vero Sé, prima di scoprire che cosa siamo realmente e darci pienamente agli altri, dobbiamo consegnarci al nostro Sé superiore, l'aspetto più elevato e più nobile della nostra composita personalità, ciò implica l'abbandono del piccolo io, la personalità temporanea, al più grande Sé, la nostra identità durevole o spirito, allora egli risponderà operando per il benessere del piccolo io.

Uscite all'aperto, in un luogo solitario dove nessuno vi disturbi, portate con voi carta e penna: in posizione eretta con i piedi accostati guardate verso il nord, la direzione della stella polare che rappresenta il punto attorno al quale l'intero universo sembra ruotare, sollevate le braccia formando la runa algiz.

Concentratevi sull'atto di collegarvi a questa runa e sul fatto che la runa vi collega all'albero dell'esistenza, poi rimanendo in questa posizione recitate le seguenti parole, che avrete imparato a memoria:


“Mi collego all'albero dell'esistenza, e offro me stesso a me stesso, entro in contatto con le rune, in spirito d'amore e armonia, affinché io sia nutrito di conoscenza e possa trasmettere la stessa benedizione a tutti coloro che incontro.”


Fate una pausa per riflettere sulle parole appena pronunciate, quindi attendete una risposta, che potrà giungere sotto forma di sensazione, di immagine mentale o di emozione, oppure come una combinazione di queste tre: ricevuta la risposta abbassate le braccia, rilassatevi, fate qualche profondo respiro e annotate sulla carta la vostra esperienza.

Tenete un resoconto scritto di tutte le sensazioni, i pensieri e le conoscenze che vi arriveranno dall'uso e dallo studio delle rune così da avere una specie di diario di bordo delle vostre esperienze, che, se studiato dopo parecchio tempo, dimostreranno i cambiamenti avvenuti nel vostro inconscio e nel vostro intero essere.

Il significato dell'albero della vita sta nel descrivere ciò che alberga in ogni psiche umana tramite simboli che un tempo dovevano nascondere il significato più recondito ma scordatevi che una tale conoscenza venga descritta così limpidamente poiché ogni ricercatore deve fare esperienza lavorando su sé stesso per scoprire chi sia in realtà dentro di Sè, in quel luogo dove gli "dei" nascosero il segreto della vita eterna secondo il mito greco, la chiave venne data dalla frase "Conosci te stesso" e così i seri ricercatori fanno ma nulla dicono non perché si tratti di segreti inenarrabili bensì perché ogni persona che sia veramente guidata da un sacro fuoco di conoscenza deve percorrere con le sue gambe il percorso che essa stessa traccia pagandone gli errori ma anche assaporandone i traguardi che, non dimenticatelo mai, sono solo dei nuovi pezzi di un puzzle di infinita grandezza che serve a ognuno di noi a migliorare sé stesso.






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Diario di una ragazza indaco di Michela Marini © COPYRIGHT 
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(Fonti: runelore.it - shan-newspaper - digilander
Rivisto da: ragazzaindaco.blogspot.it)