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lunedì 14 ottobre 2013

La scala emozionale della KUNDALINI,SINTOMI,LIBERAZIONE

Kundalini e la scala emozionale
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La purificazione Kundalini è sempre accompagnata dalla depressione, poiché le energie sono, letteralmente, confinate nel profondo del corpo, per favorire la crescita umana. La depressione è un fenomeno relativo al portare alla luce “qualcosa” per essere osservato. È, dunque, ad un certo punto della nostra Vita, opportuna ed occorre imparare ad osservare i lati positivi di questo “meccanismo” di crescita: con essa si raggiunge un livello più profondo di comprensione, di volontà, di compassione, nonché profondità di pensiero e grande capacità creativa.






Occorre considerarle una sorta di processo creativo, penetrarne le energie, amplificarle e poi ascoltarle. Spaziando con la propria mente , è possibile ricordare episodi dell’infanzia o di Vite precedenti, oppure eventi recenti o futuri. La depressione può conferire nuove facoltà percettive o facilitare nuovi approcci filosofici: può capitare che si senta il bisogno di cambiare pettinatura, di provare una nuova ricetta, di iniziare un nuovo progetto.


Si veda la depressione come un’avventura che conduce verso la realtà più profonda della propria esistenza.


Del resto, è improprio definire il subconscio in tal modo, dato che si tratta della nostra prima coscienza, della combinazione della consapevolezza fisica ed emotiva. Una parte del processo Kundalini consiste proprio nell’affiancare tale coscienza prima alla coscienza mentale e spirituale con cui ci affacciamo alla Vita, favorendo in tal modo la scoperta delle sue energie e del suo messaggio che, al pari degli altri livelli della consapevolezza umana, si rivelano di enorme utilità e supporto.


Il processo di purificazione, può essere inizialmente rifiutato o aggirato, tramite il desiderio di suicidarsi o di morire: questo atteggiamento è un aspetto naturale del processo e andrebbe considerato come tale. L’abbandono di molti percorsi obsoleti prepara il terreno alla nuova Vita. Riuscire a comprendere il proprio desiderio di Morte può essere l’inizio di una nuova esistenza: nello stesso corpo, ma con uno spirito rinnovato e prospettive nuove. Il processo non è altro che l’abbandono del passato e l’inizio della nuova Vita.

Esplorando le proprie sensazioni collegate alla Vita e alla Morte occorre stabilire se il desiderio di fermarsi proviene dalla persona o dal corpo. Talvolta il corpo è impoverito o esausto ed è stanco di fungere da veicolo; in tal caso una corretta alimentazione, il riposo e una cura migliore di sé basteranno ad aprire nuove prospettive di Vita. Al contrario, se si è convinti di avere perso ogni tipo di interesse e di motivazione, ecco alcuni consigli che possono indicare la nuova direzione da seguire:
Nella posizione più rilassata possibile, si pensi a tutto ciò che si è riusciti a fare in questa Vita; si compili una lista e la si valuti, poi un elenco degli obiettivi non ancora raggiunti e lo si valuti. Che cosa occorre fare per raggiungere questi nuovi obiettivi?
Si prenda atto delle vecchie caratteristiche della propria Vita e della precedente personalità. Che cosa occorre cambiare per dare spazio a un nuovo “Io”? Come potrebbe essere la nuova personalità nella nuova Vita? Si concentrino le proprie sensazioni sul superamento del vecchio e sull’avvento del nuovo. Quanto più intensa sarà la percezione del nuovo, tanto più rapida e semplice sarà la transizione del corpo. Ci si convinca del fatto che le novità stanno già accadendo.
Si scriva un articolo su se stessi, come se dovesse essere pubblicato in futuro, che riporti i successi conseguiti e quant’altro si desideri aggiungere. Si mediti sulle diverse possibilità.
Si riesamini il proprio desiderio di Morte. Si intravede qualcosa, nel futuro, che possa essere più appagante?
Ci si concentri nuovamente sul fatto che il vecchio sta scomparendo o morendo. Si permetta una rinascita con un modo nuovo di vivere la Vita.
(Materiale tratto dal libro di Genevieve Lewis Paulson “Kundalini e Chakras” ).


La depressione, nella scala emotiva ha una precisa collocazione e un ruolo unico e molto importante; giunti nelle sue “regioni” sempre a causa di motivazioni esistenziali valide e opportune, occorre attingere dal proprio sé, ed indossarle, le giuste caratteristiche atte a permettere il “movimento” e non la “fissità”. In quel “territorio” è opportuno muovere il nostro essere al fine di non continuare ad affondare.

“È interessante sapere che il nostro approccio alle emozioni determina la nostra energia vitale e che, se non le affrontiamo, queste corrodono il nostro subconscio. Quando, per esempio, rifiuti l’idea di andare al lavoro ogni giorno perdi energia vitale. La conseguenza è una diminuzione delle funzioni del tuo sistema immunitario che ti porterà ad ammalarti più facilmente durante i mesi invernali: ma mentre tu rimani sdraiato a letto col morale a terra, il tuo subconscio è felice perché non vai al lavoro. Il rifiuto di recarsi al lavoro, comune a molte persone, è la causa della maggior parte degli infarti (che, per questo motivo avviene il lunedì mattina): il solo pensiero di ricominciare la settimana riempie di stress il nostro cuore, incapace di affrontare, ormai indebolito da tanta resistenza, il nuovo e improvviso colpo”.

Questi illuminati pensieri sono parte del libro “L’anello mancante del segreto” del Dr. Roy Martina. Dovremmo noi tutti avere sempre presente la tabella di testa di questo articolo, sapientemente descritta in questo modo dall’autore stesso sopra citato:


“Ho creato, con dei collaboratori, una scala del Fitness Emozionale che mostra cosa succede e come si perda energia vitale qualora non si affrontino le proprie emozioni. Strettamente legata alla Legge di Attrazione spiega perché le cose vadano male così spesso e perché si continui ad attrarre cose indesiderate come un capo scontroso o un partner che non comunica con te e ti esclude dalla sua Vita”.

Nella tabella di testa dell’articolo è esposta questa scala emozionale. Il solo leggerla con attenzione è prendere in considerazione l’idea di comprendere e di volere cambiare in meglio. Non importa se i punti non sono sviluppati, come succede invece nel libro; importa però che chi “legge”, veda il senso di una tabella che, altrimenti, lascia il tempo che trova. Potremo allora vedere che la depressione è l’ultimo scalino di questa preziosa scala.

Ma non dipingiamola di negatività, invece usiamola come trampolino di lancio per risalire la “corrente”. Arrabbiamoci nel caso ma muoviamoci da quella “zona” di bassa energia. Stazionare nella depressione deve servire per bagnarsi nelle proprie profondità meno ambite, eppure cariche di una capacità diversa di “smuovere”, di fare da molla anche quando non “se ne ha più”. È tutto opportuno e uscire dalla depressione equivale ad essere lanciati nell’atmosfera con un razzo ad idrogeno.

Essere depressi è come arrotolarsi su se stessi come un gatto quando dorme nel freddo; è volersi bene in realtà. Voglia di capirsi. Sintomo di rinascita. Ode alla Vita toccando il suo lato complementare. È come iniziare il giro del mondo attorno a sé, iniziando dalle zone sotto al livello del “mare”, dalle depressioni geografiche.

È, come al solito, una questione di “migliore” prospettiva la bussola per evolvere, utilizzando come leva ogni eventuale “bastone tra le ruote”.

 






questa energia è alla base di un cambiamento, cioè provvede ad “agitare” il nostro mare quotidiano. Porta dunque ad uno spostamento del “sentire” e del “fare” e questo nel bene o nel male a seconda del nostro grado di “preparazione” nel saperla gestire; anche in questo caso il termine consapevolezza determina un fine cambiamento nella percezione di quello “ci” succede.

Le energie astrologiche influiscono fortemente sulla disponibilità individuale nei confronti della liberazione energetica. Chi, nel tema natale, ha Saturno nella Quarta Casa o la Luna in Scorpione, che scatenano profonde forze del subconscio, è più affine alla liberazione di energia Kundalini. A chi fosse interessato al “calcolo” del tema natale, il sito http://www.astrologiainlinea.it/ offre gratuitamente un buon servizio in tal senso.

Chi per anni si è dedicato con intenso impegno alla professione può soffrire di esaurimenti nervosi, emotivi o mentali anche seri. Spesso anche questi sintomi sono riconducibili al fatto che il sistema, per riuscire a gestire il peso eccessivo del lavoro, ha liberato una quantità esagerata di Kundalini. Un periodo di pausa “forzata” può essere propedeutico ad un cambiamento dello stile di Vita. Kundalini stimola la meditazione e determina cambiamenti in questo senso.

Eventuali ferite nella zona dell’osso sacro possono sottoporre la riserva Kundalini a una pressione continua, costringendo in tal modo l’individuo ad affrontare incessantemente sia le energie che i cambiamenti che l’accompagnano. L’aspetto positivo di ciò è che la Kundalini eccedente provoca nel soggetto un’evoluzione personale dall’interno. I dolori, le ansie, i traumi e i ricordi negativi contribuiscono ad “aprire” il subconscio che a sua volta libera le energie: di solito le sensazioni interiori assumono in questa fase proporzioni eccessive, entrando a far parte della realtà dell’individuo, che pertanto è predisposto alla psicosi.

Se non si elimina dal subconscio (zona del ventre) la Kundalini eccedente, riequilibrando l’organismo, l’energia continua a fluire moltiplicando le ossessioni.

Per combattere tale problema, mettendo in movimento le energie e riequilibrandole, si può ricorrere a metodi quali la meditazione, la danza a corpo libero (durata: da 5 a 10 minuti; da effettuare in un secondo tempo) o l’autoimposizione di periodi di riflessione profonda.

Kundalini si orienterà verso la zona o il Chakra più aperti per “fuoriuscire”, nel caso il corpo non sia preparato a gestire la sua energia, provocandone l’apertura, se necessario, e concentrando tutta la sua forza in quel punto come se fosse un buco nero.

Le ossessioni possono essere superate solo grazie a un nuovo orientamento delle energie. La liberazione causata dall’uso di sostanze stupefacenti eccitanti può essere particolarmente dannosa, dal momento che essa provoca l’apertura dei Chakras o la sensazione di “fulminamento” nota ad alcuni tossicomani. Nella Cabala si parla di “cortocircuito” che porta, ad esempio, la lampadina ad emettere una luce intensissima che, però dura ben pochi secondi, dopodiché avviene la “bruciatura del filamento di tungsteno” e relativa “discesa” nel buio. Ossia è una via che difficilmente “paga”.

Se il soggetto è disposto alla meditazione, generalmente la liberazione di Kundalini avviene in maniera più dolce, poiché l’individuo sta già lavorando su se stesso per predisporsi al cambiamento. Le iniziazioni ai livelli spirituali superiori avvengono spesso nel sonno senza che la persona se ne renda conto, avvertendo solo un mutamento nelle sue percezioni e nei suoi atteggiamenti. Se tuttavia il soggetto ne è perfettamente cosciente, sarà in grado di percepire l’energia come un dardo luminoso che parte dalla sommità del capo e raggiunge la zona del cuore, oppure arriva alla riserva Kundalini, dove libera parte delle sue energie.

L’iniziazione favorisce sempre anche una maggiore consapevolezza generale ed evita che l’individuo si creda abbandonato o pazzo quando Kundalini inizia a provocare reazioni “strane”.



Se comunque il soggetto non è fisicamente, emotivamente o mentalmente preparato a gestire l’energia, si espone a possibili depressioni, sensazioni di disorientamento, malattie o altri disturbi. Anche le iniziazioni terrene possono scatenare la liberazione dell’energia Kundalini. Quando si è pronti ad accedere a livelli superiori (o più profondi) dell’energia terrena avviene un collegamento (o iniziazione), che dà all’individuo una consapevolezza terrena ulteriormente sviluppata; la quale a partire dai piedi lungo tutto il corpo sale con forza fino alla sommità del capo. La sua energia, se sufficientemente intensa, può risvegliare Kundalini negli individui predisposti.



“L'effettiva manifestazione del risveglio della Kundalini è la percezione di aria, di un leggero soffio, di un leggero vento, di una brezza fresca sulla sommità della testa e sui palmi delle mani”.






Liberazione INVOLONTARIA della Kundalini

Ci sono momenti nella giornata o nella Vita in cui percepiamo dentro di noi una grande energia. Momenti in cui siamo pervasi da un profondo e totale senso di potenza in cui la “paura” non ha più nessuna ragione di “essere”. Possono essere paragonati senza ombra di dubbio a sensazioni di onnipotenza. Le onde di energia giungono a ritmi serrati e riescono a polarizzare la nostra “regione” per un certo periodo di tempo in maniera perlomeno costante. Una "esposizione" alla musica, "pura" o in "forma" di colonna sonora di un film, dove la sinergia di più aspetti messi insieme colpiscono a livello immaginifico, è in grado di scatenare un tipo di energia molto vigoroso e diverso da quello che si può definire una scarica di adrenalina. Ma cosa è questa energia? Come la si può “descrivere”? Perché la sentiamo? Cosa ci fa capire? Ecco le mie personali e stringate risposte:

È l’energia Kundalini
È un flusso di energia capace di trasformarci in esseri multidimensionali
La sentiamo perché è una nostra naturale proprietà, solo bloccata “temporaneamente”
Ci fa comprendere la nostra vera natura divinaQuesta energia nel corso della Vita tenderà a liberarsi spianandosi la strada come un bulldozer e “sciogliendo” i blocchi che le si parano davanti anche in maniera dolorosa. Prima o poi noi tutti potremmo avere a che fare con la sua liberazione involontaria.


L’energia Kundalini avvolge la base della colonna vertebrale. La sua liberazione può essere paragonata al succedersi di onde, fiamme, pulsazioni o a una sorta di srotolamento. Kundalini cerca di solito uno sfogo lungo la colonna vertebrale fino alla sommità del capo, attraverso quello che talvolta viene definito il chakra della corona. Il termine chakra, che in sanscrito significa “ruota”, si riferisce ai vortici energetici nel corpo eterico. Nel corso del processo vitale naturale vengono liberate onde successive di energia, a seconda dell’evoluzione e della disponibilità individuali. Il movimento ondulatorio è talmente impercettibile che la maggior parte degli individui non lo percepisce, pur provando una sensazione di calore (movimento energetico) nella zona dell’osso sacro prima che inizi la liberazione, mentre chi ha una sensibilità più spiccata percepisce il flusso di energia lungo la colonna vertebrale, accompagnato anche da pressione o dolore in presenza di un blocco, oppure di anormalità nell’energia stessa.


Molti strati di Kundalini attendono di essere liberati. Il fenomeno può essere paragonato all’azione dello sbucciare una cipolla. Nel corso di una Vita, è possibile liberare uno o più strati; chi conosce Kundalini è libero di decidere se liberarne più d’uno al fine di accelerare la propria evoluzione personale; in casi estremi si può giungere alla liberazione di fuoco allo stato liquido o di un fortissimo calore. Kundalini, chiamata talvolta anche Shakti (scintilla divina dell’energia vitale), inizia la sua ascensione partendo dalla riserva alla base dell’osso sacro. Risalendo lungo la colonna vertebrale e fuoriuscendo dalla sommità del capo, si unisce all’energia spirituale universale: tale combinazione di energia ricade poi sull’organismo permeando l’intero sistema e contribuendo ad affinare e a purificare le cellule.

Qualora Kundalini, lungo il suo cammino ascendente, trovi degli ostacoli, costituiti da energie improprie o negative, oppure se il corpo non è stato preventivamente preparato e purificato, può accadere che molti giorni dopo discenda nuovamente per poi ricominciare un’ascesa lenta e dolorosa del corpo, purificandolo e affinandolo. Tale processo può causare danni molto gravi e disturbi fisici, emotivi o mentali. Al senso di “beatitudine” che si può provare durante la liberazione di più strati, di solito abbastanza breve, fa seguito il processo di purificazione: a questo punto l’individuo “cade” in un senso di vuoto e fa fatica a fare qualsiasi cosa, chiedendosi come mai o dove sia andata a finire tutta quella magica sensazione di appartenenza alla Vita. Il processo si evolve naturalmente in questa maniera e non deve indurre a false o precipitevoli conclusioni. In presenza di blocchi profondi non vivremo il senso di beatitudine ma “subiremo” subito il processo di purificazione. I blocchi energetici derivano da:

  • repressione di atteggiamenti, sentimenti
  • antiche "ferite" interiori o mentali
  • assunzione di posture scorrette o da traumi fisici.
Se il sistema psico-corporeo non è preparato ad accettare tale potente energia, il processo può durare anni.
Chiediamoci tutti noi: “Siamo preparati ad accettare questa energia?”. No! Rispondo io; ma se non sappiamo nemmeno che esiste! Di certo il medico di famiglia non ci può dare avvertenze in quanto non la conosce nemmeno lui, perché nessuno lo ha reso “partecipe” nemmeno all’Università, perché nemmeno in quell’ambito lo si spiega, perché non si crede all’esistenza di questa energia, perché fa comodo così all’Antisistema.
Dopo la liberazione non si può tornare indietro! È infatti impossibile invertire l’evoluzione, anche se talvolta la si può rallentare. Diciamo che tutti noi subiamo un processo di rallentamento da parte delle condizioni a “terra”, oppure di blocco che non permette all’energia di liberarsi.
Blocco e rallentamento. Nel caso di libera decisione di arrestare la crescita Kundalini, quest’ultima può causare l’insorgere di congestioni e di malattie che possono avere anche fatali conclusioni. Solitamente il processo di completamento della purificazione è abbastanza lungo, prima di raggiungere lo sviluppo “pieno” dei poteri psichici o spirituali. Occorre pertanto saper gestire l’energia e disporre di un corpo, una mente, uno spirito sani e aperti. A ogni incarnazione è necessario apprendere nuovamente il modo con cui controllare e sfruttare l’energia. Questo è uno degli scopi principali dell’infanzia: i bambini hanno bisogno di essere guidati nel loro comportamento e nei loro atteggiamenti in modo tale da impiegare adeguatamente le loro energie che, se lasciate incontrollate, causano problemi nella Vita quotidiana e ostacolano la crescita futura.
La liberazione involontaria di Kundalini può avvenire:
  • a seguito di uso di sostanze stupefacenti
  • di superlavoro
  • di una violenta contusione o di una ferita nella zona dell’osso sacro
  • a causa di un dolore, di un trauma o di paure eccessive
  • per troppo insistite pratiche di meditazione
  • smodati esercizi per la crescita spirituale
  • eccessi sessuali (anche prolungando i preliminari sessuali oltre misura, senza poi raggiungere l’orgasmo, si può causare la liberazione spontanea dell’energia).Col termine “involontaria” non si intende necessariamente “non voluta” , bensì solo spontanea.



La liberazione di Kundalini in una persona non sufficientemente purificata e preparata spiritualmente viene considerata prematura e causa vari sintomi. A brevi periodi di accentuata consapevolezza, di beatitudine o di illuminazione, possono seguire periodi di estrema apatia o di depressione, comportamenti anomali, malattie inspiegabili, perdita o labilità della memoria, sensazione di disorientamento nei confronti di se stessi, degli amici, del lavoro e del mondo in generale. Se viene colpito il fegato, la pelle acquista un colore giallastro, quasi sporco, a causa della liberazione di energie negative, oppure può capitare che in alcune zone l’epidermide diventi rossastra, bluastra, o assuma altre tonalità collegate alle concentrazioni energetiche caratterizzate da differenti vibrazioni di base (a ogni vibrazione di base corrisponde una tonalità di colore).







La persona può avere un aspetto invecchiato, stanco o malato, eppure sembrare ringiovanita e piena di vitalità solo poche ore dopo, oppure esattamente il contrario. Un altro segno della liberazione prematura di Kundalini è il colore bluastro delle unghie degli alluci, derivante dall’eccessiva attivazione delle zone riflessogene degli alluci connesse alla ghiandola pineale.

A tratti si possono percepire le vibrazioni che accompagnano il rilassamento dei muscoli e la liberazione di ulteriore energia verso le terminazioni nervose, nonché una sensazione di pienezza o di pressione interne paragonabili a conati di vomito tesi a liberare l’energia eccessiva. Possono avere luogo emorragie nasali. In casi stremi, Kundalini può causare la lacerazione dei tessuti. Possono verificarsi movimenti involontari o tremori; le malattie eventualmente provocate dalla purificazione Kundalini possono spesso essere curate attraverso la modificazione del modello energetico. Attenzione: è necessario consultare un medico nel caso tale modificazione non abbia esito positivo e ogniqualvolta provochi seri disturbi alla salute.


Ogni soggetto presenta sintomi diversi collegati all’ubicazione particolare dei suoi blocchi e delle concentrazioni di energia. È quindi difficile prevedere le reazioni individuali. Kundalini può essere paragonata, quando se ne liberano contemporaneamente più ondate, ad un innaffiatoio da giardino completamente aperto: se la colonna vertebrale è libera e diritta, l’energia scorre senza incontrare ostacoli fino alla sommità del capo; mentre se la colonna è bloccata, curva o piegata, il suo fluire viene arrestato o impedito, causando la deviazione dell’energia verso la zona più vicina, come accade, ad esempio, a una persona la cui schiena presenta una curva lombare troppo accentuata che devia l’energia verso il ventre e il plesso solare, causando in tal modo emozioni intense (figura 1). La presenza di un flusso prolungato può determinare disturbi psichici, problemi allo stomaco o addirittura ulcere. Se l’energia si blocca all’altezza del petto la persona accusa i sintomi dei disturbi cardiaci (figura 2). Un blocco all’altezza del cervello provoca la perdita della memoria e/o aberrazioni mentali (figura 3); il flusso corretto è visibile nella rappresentazione in figura 4.

A causa della varietà dei sintomi possibili e della carenza di informazioni su Kundalini, generalmente si compiono errori nell’individuazione dell’origine della liberazione errata o eccessiva. Talvolta le persone che ne soffrono sono ritenute ipocondriache, poiché credono di essere malate senza esserlo veramente. Questi soggetti possono avere la sensazione di essere prossimi alla Morte e, contemporaneamente, sentirsi in forma, sperimentando uno stato confusionale tipico di chi non è preparato a una liberazione eccessiva di Kundalini.


Gli equivoci possono rallentare il processo di purificazione e causare preoccupazioni e problemi per lungo tempo. Possono comparire e scomparire sia brividi e colpi di calore analoghi a quelli che accompagnano la menopausa, sia poteri psichici; sono inoltre comuni gli sbalzi d’umore, i cambiamenti nell’atteggiamento o nell’alimentazione e nelle preferenze di stile e di colore. In alcune persone possono verificarsi i sintomi della schizofrenia, nel caso Kundalini liberi energia dalla personalità della loro Vita passata, una forza intensa ma incompleta forse perché mancava un contatto effettivo, da integrare in un’altra Vita, tra l’Anima e la personalità stessa, che pertanto rimaneva isolata. Kundalini tenta di purificare tutti i ricordi repressi di tipo fisico, emotivo e mentale, le esperienze traumatiche come quelle estatiche. È possibile rivivere esperienze dell’infanzia o di Vite precedenti sia spontaneamente che attraverso la meditazione. Le esplosioni di energia, gli eccessi d’ira immotivati, le fantasie sessuali pervertite o i sentimenti meschini fanno parte di "demoni"personali invisibili che affiorano alla luce attraverso la purificazione Kundalini.


Non bisogna temere di affrontare i ricordi chiusi dentro di noi. Dopo l’eliminazione di tutti i blocchi l’energia Kundalini scorre libera, affinando le cellule e permettendo al prana, l’energia divina universale, di penetrare il sistema in maniera pura e forte.


(Materiale tratto dal libro di Genevieve Lewis Paulson “Kundalini e Chakras” ).





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Diario di una ragazza indaco di Michela Marini © COPYRIGHT 
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