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martedì 13 agosto 2013

Tecnologia Interiore: Il sacro matrimonio fra spirito e materia






Secondo gli antichi, gli esseri umani avrebbero avuto l’opportunità di percorrere due sentieri: il primo è quello della tecnologia esterna, che conosciamo molto bene, per mezzo della quale costruiamo macchine e strumenti esterni al nostro corpo fisico, forse senza renderci conto che ogni volta che ciò avviene non facciamo altro che costruire uno specchio di una qualche funzione del nostro corpo fisico. E il secondo?
Nella tradizione degli antichi popoli indigeni ogni volta che il respiro di un essere umano entra in una forma terrestre si ripete il più sacro fra tutti i riti, il sacro matrimonio fra spirito e materia.
Il valore del corpo di informazioni contenute nel presente studio Camminare fra i mondi e anche uno dei fattori che mi hanno permesso di collegarne i dati, è costituito dall’analisi molto sintetica di alcune antiche tradizioni che ci sono state tramandate ed anche dalla prospettiva che riconosce l’unità di tutta la vita. Credo che noi esseri umani ci muoviamo nello spirito e siamo incapaci di percorrere un sentiero che non sia spirituale. Perciò, a prescindere dalle nostre scelte di vita noi percorriamo comunque il sentiero dello Spirito e quando riconosciamo l’unità della vita che ci circonda, noi incarniamo quello spirito.
Esiste una serie di petroglifi che, si è scoperto, segnalano il solstizio e che funzionano nel seguente modo: quando i raggi del sole colpiscono la roccia durante il solstizio si evidenzia una figura che è stata scolpita per creare l’immagine di un pesce dalla cui bocca parte una linea retta sulla sinistra. Col progredire del solstizio il pesce si muove lentamente lungo la linea retta. C’è sempre stata anche un’intersezione, con un’altra linea deviata rispetto a quella retta, di cui nessuno conosceva il significato. Di recente, per una ragione inspiegabile, mentre il pesce si spostava lungo la linea del solstizio ha imboccato la linea deviata, che non era mai stata percorsa prima, indicando così che qualcosa sta cambiando nell’orientamento.
Siamo qui fra le alte montagne del Nuovo Messico Settentrionale per parlare della tradizione degli Esseni. Molte persone mi hanno chiesto: “Perché fa riferimento agli Esseni in quest’altra parte del mondo, visto che, comunemente, si collocano nell’area del Mar Morto?” Mano a mano che vengono alla luce nuovi fatti sugli Esseni, anche molto scioccanti per alcuni ricercatori, si scoprono sempre più dati che avvalorano l’ipotesi che già 2500 anni fa gli Esseni, oltre che in Medio Oriente, fossero anche qui, in America del Nord, nello Yucatan, nel Sud America, Perù, Bolivia e abbiano lasciato in ognuno di questi luoghi i segni della loro saggezza, basata su quella che oggi va sotto il nome di “Scienza della Compassione”.
Avremo, così, l’opportunità di risvegliare in noi il ricordo di quella che considero come la più sofisticata tecnologia mai concessa a questo mondo, una tecnologia che vive dentro tutti noi. Quasi tutti i testi dell’antica tradizione indicano la nostra epoca come unica, sia per il pianeta Terra, sia per l’esperienza umana che vi si svolge. Gli antichi, coloro che vissero prima di noi, ne erano talmente sicuri, che ci hanno lasciato interi volumi pieni di informazioni, scritti nel linguaggio del loro tempo, per comunicarci che cosa avrebbe significato, per il nostro mondo, l’epoca odierna.
Ci hanno tramandato che ai nostri giorni sarebbe nata una generazione di persone dotate di uno speciale potere, insito nel loro essere, che si sarebbe risvegliato in virtù della loro esperienza di vita, relativa ai loro rapporti umani. Con il risveglio quegli esseri non sarebbero mai più stati gli stessi.

Con il risveglio neanche le loro parole e i loro corpi sarebbero stati più gli stessi. Gli antichi erano così certi del momento in cui questo sarebbe avvenuto e del ruolo che gli esseri umani avrebbero avuto nel cambiamento, che assegnarono persino un nome a coloro che sarebbero vissuti in quest’epoca. Ritengo che la nostra generazione sia proprio quella che è stata prescelta per collegare tutto ciò che è stato fino ad oggi, con tutto ciò che deve ancora venire. Abbiamo scelto di collegare gli antichi paradigmi della luce e dell’oscurità con un nuovo paradigma che non ha ancora un nome.

Ciò che stiamo per affrontare insieme, trascende la scienza, trascende la religione e trascende l’antico misticismo. Si tratta di una nuova saggezza, ancora senza nome. Nel ripercorrere il sentiero che ci svela l’unità delle antiche tradizioni che ci sono pervenute, affronteremo insieme un percorso che ci permetterà di risvegliare in noi questo momento.
Secondo gli antichi, gli esseri umani avrebbero avuto l’opportunità di percorrere due sentieri: il primo è quello della tecnologia esterna, che conosciamo molto bene, per mezzo della quale costruiamo macchine e strumenti esterni al nostro corpo fisico, forse senza renderci conto che ogni volta che ciò avviene non facciamo altro che costruire uno specchio di una qualche funzione del nostro corpo fisico.

La prima volta che ho espresso questo concetto davanti a un gruppo di persone mi è stato chiesto: ”Cosa intende dire? Non siamo dei tostapane o dei videoregistratori!” Allora ho risposto: ”No, non lo siamo, le componenti stesse che permettono ad un tostapane o ad un videoregistratore di essere ciò che sono, noi le incarniamo in ogni cellula del nostro corpo.”

Ogni nostra cellula ha un potenziale elettrico pari a 1,17 volt e ne abbiamo molte nel nostro corpo. Come attiviamo quel potenziale?


Gli antichi sostenevano che lo attiviamo e lo regoliamo attraverso le emozioni. Erano così sicuri che la nostra generazione si sarebbe ricordata di questa tecnologia interiore che scrissero per noi interi volumi sull’argomento, ci diedero persino un nome, ci chiamarono: coloro che camminano tra i mondi.

Voi siete quelli che camminano tra i mondi. A chi appartiene la tecnologia che ci viene richiesto di incarnare?



Ritengo che abbiamo raggiunto un punto cruciale nell’evoluzione della consapevolezza umana. Abbiamo costruito macchine al di fuori del nostro corpo fisico per ricordarci chi siamo qui. Abbiamo costruito delle macchine che dimostrano abilità e resistenza, che trasmettono e ricevono informazioni, proprio come fa ogni cellula del nostro corpo. Secondo la prospettiva degli antichi, iniziamo a percorrere il secondo sentiero, nel momento in cui diventiamo quella tecnologia, costruiamo macchine per purificare l’aria e per guarire la terra, ma dentro, noi siamo quelle macchine.



Ci viene ricordato che in quest’epoca storica la Terra subirà dei cambiamenti enormi, senza precedenti e che i nostri corpi li rispecchieranno.



Quanti di voi sentono di essere in una fase di grandi cambiamenti in questo momento della loro vita? Per me è così ogni giorno. Ci sono ben poche cose capaci di sorprendermi, sebbene viva in uno stato costante di timore riverenziale mentre questo processo si realizza.



Quanti di voi percepiscono che il tempo sta scorrendo più velocemente? Avete notato che la velocità delle vostre funzioni corporee sta aumentando? Noi esseri umani siamo cambiati. I ricercatori la chiamano “La mutazione genetica spontanea”. Un processo che risale ad alcuni anni fa ed ora il DNA di certi individui non ha più l’aspetto che aveva prima. Q


uegli individui hanno sviluppato un’immunità fortemente accresciuta verso quelle che erano considerate malattie potenzialmente letali come l’HIV e il cancro. Le cellule di quelle persone si moltiplicano con una velocità cento volte maggiore di quanto non sia mai stato rilevato in precedenza. I loro corpi, che pure invecchiano nel flusso del tempo lineare, non si deteriorano.

Perché? Cosa hanno fatto di diverso quelle persone?



I ricercatori chiedono loro: “Che integratori avete preso? Vitamine o un qualche allucinogeno dell’Ucraina che fate fermentare in frigorifero? E loro rispondono: “Abbiamo cambiato il nostro sistema di credenze. Credenze, pensieri, sentimenti ed emozioni.” Vedete, è molto chiaro che gli antichi ci hanno lasciato proprio queste componenti di una tecnologia che ritengo sia accessibile. Si tratta di uno stato di consapevolezza che oggi va sotto il nome di compassione. Quando riflettiamo sulle sfide posteci dalla vita o sulle cose che ci hanno ferito quando guardiamo il telegiornale e osserviamo ciò che sta accadendo nei paesi del terzo mondo, o nel cortile di casa nostra, potremmo chiederci: “E’ possibile che le cose che ci hanno fatto soffrire così profondamente in passato siano un meccanismo a cui noi abbiamo acconsentito? E’ possibile che le grandi sfide posteci dai rapporti umani, dalla salute e dalla sopravvivenza non siano altro che uno strumento di cui ci serviamo per ridefinire noi stessi, teologicamente, il momento presente?”



Mentre apprendiamo e ricordiamo nuove modalità di risposta a quelle sfide, stiamo forse ridefinendo i nostri parametri biologici? Stiamo diventando una nuova specie?. Io credo di sì. Lo dico apertamente. Alcuni di voi lo sanno già. Io sono un ottimista e credo senza ombra di dubbio che qualunque sia il processo di cambiamento che si sta realizzando oggi su quello che chiamiamo il nostro mondo e nei suoi sistemi sociale, politico, economico, militare, meteorologico e teologico, esso costituisce un cambiamento sano e naturale.



Credo che stiamo passando attraverso un ciclo simile a quelli già vissuti in precedenza, anche se, forse, non ce ne rendiamo conto perché la durata dei cicli è molto lunga. Credo che le sfide che la vita ci pone sulla Terra siano proprio il tramite con cui ci viene offerta la possibilità di ridefinire chi siamo e di diventare qualcosa di più grande di ciò che la vita sembra offrirci e, nel fare questo, di spiccare un velocissimo balzo in avanti.



Quindi, da questa prospettiva, ci chiediamo: “E’ possibile che le sfide umane più pesanti, quelle posteci dalla salute, dalla sopravvivenza, dai rapporti umani costituiscano dei meccanismi attraverso cui ridefiniamo i nostri parametri biologici che avevamo già concordato in tempi remoti?”



Ritengo che proprio questa sia la sfida e nel contempo l’opportunità che ci è offerta oggi.



Abbiamo riacquistato il ricordo del ruolo svolto dai nostri corpi durante le nostre vite terrestri. Credo che oggi restino testimonianze di quest’antica memoria in vari templi di tutto il mondo, ed anche qui a casa nostra, a Chackle Kenyon nel Nuovo Messico, in questo speciale complesso architettonico costruito intorno ad una serie di strutture circolari chiamate “chivas”, nelle quali gli antichi dicevano di poter giungere a conoscere se stessi completamente e di riuscire a parlare con altri mondi. In passato, la prospettiva della moderna tecnologia occidentale ha spesso definito primitive queste società. Mi chiedo: “E’ possibile invece che esse fossero talmente evolute, in termini di tecnologia interiore, da aver ben poco bisogno di una complessa tecnologia esterna?” Forse è così.



Nel visitare luoghi come questo, ed altri luoghi in Sud America e nello Yucatan, notiamo che quasi dapertutto gli antichi calendari, i testi ed i sistemi di tenuta del tempo della tradizione orale, definiscono l’attuale momento storico come molto speciale.



Dicono che succederà qualcosa sulla Terra e che questo qualcosa verrà riflesso dai nostri corpi e, mano a mano che arriveremo a comprendere di cosa si tratta, non saremo mai più gli stessi. Il nostro mutamento ci rappresenta mentre recuperiamo il ricordo del più alto potenziale nascosto nell’essere umano. Perciò credo che, recuperando l’eredità di queste antiche tradizioni, cioè di civiltà che sono arrivate a conoscere se stesse completamente, ci venga offerta un’occasione formidabile per ridefinire il significato della nostra vita, dei rapporti umani e di ogni fenomeno che accade sulla Terra.



Da questa prospettiva, infatti, ogni cosa diventa una sfida che ci offre l’opportunità di rivedere le nostre modalità di risposta al mondo in cui viviamo.



Nel ripercorrere le antiche tradizioni di coloro che sono venuti sulla Terra prima di noi, abbiamo la possibilità di verificare la continuità fra le loro vite, migliaia di anni fa, e la nostra vita oggi.


Anche a prescindere da quelle antiche tradizioni, assistiamo ad eventi che accadono al di là del nostro mondo attuale, poiché, percorrendo il sentiero della tecnologia esterna, abbiamo costruito delle macchine, degli strumenti esterni al corpo umano, abbiamo viaggiato nelle profondità atomiche del mondo dei quanti, abbiamo assistito al momento del concepimento all’interno di un utero umano, abbiamo creato macchine che funzionano da surrogati delle nostre percezioni o da estensione dei nostri sensi e che ci hanno fatto entrare in mondi da cui credevamo di essere separati, mentre in realtà non c’è separazione perché tutte le informazioni, i dati, le cifre, indicano l’esistenza di una forza che non può essere né creata, né distrutta, e che sentiamo l’esigenza di misurare.



Tutti i dati rimandano a noi, esseri umani, ed indicano che dentro di noi esiste una forza che gli antichi chiamavano Spirito. Oggi il nostro compito è comprendere come quella forza sia in grado di far muovere gli esseri umani e la storia.






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Diario di una ragazza indaco di Michela Marini © COPYRIGHT 
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(Fonte:della video/conferenza di Gregg Braden: Camminare fra i mondi )