Questo blog rappresenta un diario di viaggio. Tenta di donare spunti per entrare in contatto con voi stessi.
E' importante ricordare sempre che le nozioni apprese dall'esterno sono solo un input e che le risposte sono da sempre presenti in voi.

martedì 9 luglio 2013

L'informazione è dentro di voi! - Seconda Parte

Se nella prima parte dell'articolo,avete cominciato a stropicciarvi gli occhi,in questa seconda parte vi garantisco che li spalancherete per bene.Di seguito ci saranno alcune riflessioni e "informazioni" riportate,per poter dare modo di svegliarci e uscire da questo vortice illusorio fatto di notizie false,meccanismi contorti,prodotti da quei signori che la società chiama "i potenti",che vanno avanti da troppo tempo ormai.  





La Parola...
Poiché la lingua è lo specchio del pensiero, indagare il preciso significato delle parole è mettere chiarezza nelle proprie idee.


Aristide Gabelli, Pensieri, 1886
Le parole complicate degli psichiatri come quelle dei giuristi, e ancor più di quelle dei politici e dei medici in genere, hanno la funzione di non fare entrare facilmente gli altri nel loro mondo, dato che ormai è risaputo che buona parte del potere passa per l'accesso alle parole ed al loro significato...

Etimologia di Informazione 
:è ciò che, per un osservatore o un recettore posto in una situazione in cui si hanno almeno due occorrenze possibili, supera un'incertezza e risolve un'alternativa, cioè sostituisce il noto all'ignoto, il certo all'incerto. In altre parole, essa riguarda il contesto in cui i dati sono raccolti, la loro codifica in forma intelligibile ed in definitiva il significato attribuito a tali dati.



La parola deriva dal sostantivo latino informatio(-nis) (dal verbo informare, nel significato di "dare forma alla mente", "disciplinare", "istruire", "insegnare").



Etimologia di Deformazione,modificazione temporanea o permanente della forma di qualcosa. Stravolgimento di fatti, di pensieri, di espressioni, di immagini ecc.Sinonimo, travisamento, alterazione della realtà.




La potenza delle parole..
Nomignoli e vezzeggiativi spesso usati come innocenti segni d’affetto hanno anche l’effetto di evocare con prepotenza in chi ne è oggetto parti molto giovani e non sviluppate, seducendolo a identificarsi con esse.
Quando ci si lascia chiamare Pucci, Lilli, fagiolino, patatina…, l’organismo risponde facendosi piccolo. Viceversa, quando ci si rivolge alle persone con vezzeggiativi e vocine affettate, si fanno piccoli gli altri. Niente di male, in un momento di tenerezza, e soprattutto se è ciò di cui si ha bisogno.
Più rischioso farlo senza accorgersene, perché inconsapevolmente si può finire per attribuire all’altro tutta la parte adulta (o quella bambina) di sé, e non è detto che sia conveniente.

Analogamente, quando si chiama ‘maestro’ o ‘guru’ una persona con cui si lavora o con la quale si sta imparando qualche nuova tecnica, l’operazione è quella di proiettare sull’altro la propria forza, la parte adulta e magari grandiosa, facendosi carico in cambio, oltre che della propria impotenza, anche della sua, salvo poi riproporre in modo ribaltato questo tipo di rapporto con chi venisse a imparare qualcosa da noi.

Quando qualcuno ci segnala un ‘blocco’ fisico, energetico o psicologico, significa che probabilmente ci sta classificando come ‘difettoso’, cioè che non sta prendendo in considerazione l’intelligenza intrinseca dell’organismo.
Di fatto ci rimanda un’immagine svalutante di noi stessi, che non fa altro che confermarci nel nostro problema, ‘bloccandoci’ molto più di quello che la nostra strategia fisica o psicologica non stia già facendo in quel momento. Favorire la nostra identificazione con quella parte dissociata o problematica di noi stessi, invece che renderci consapevoli dei vantaggi che ci sta offrendo e del potenziale inespresso che ancora abbiamo, può avere un effetto fortemente distruttivo.
Ogni ‘blocco’ e ogni ‘resistenza’ hanno una loro motivazione all’interno della nostra strategia di vita, e se qualche volta siamo pronti a rinunciarvi, assumendoci in modo più diretto il compito che deleghiamo ai nostri ‘blocchi’, qualche volta non è così.
Il modo in cui più probabilmente si esce da una situazione di stallo di questo tipo, oltre che sostituendo termini come ‘blocco’ con altri quali ‘potenziale inespresso’, è semmai quello di rispecchiare la parte sana, ovvero amplificare la parte più libera e in evoluzione della persona piuttosto che enfatizzare quella più statica o in difficoltà.

Uno dei principali motivi per cui in alcuni casi si è portati a parlare di ‘blocchi’ può in fondo essere ricercato nel bisogno di autoproteggersi dal senso di inadeguatezza, molto presente nel momento in cui l’altro, magari dopo aver chiesto aiuto, oppone una forte resistenza al cambiamento, che scoraggia dal lasciar andare le cose per il loro verso, con i loro tempi. Analogamente, quando si parla di ‘resistenze’, si sottolinea l’aspetto malato e testardo, invece che l’aspetto funzionale e protettivo delle modalità messe in atto dall’altro. Dopo tutto, la presenza di una ‘resistenza’ – impossibile se non c’è stata anche una spinta – segnala in genere un tentativo di forzatura. Indipendentemente da dove quest’ultima sia nata, è su di essa che conviene porre l’attenzione.

(dal libro Pensare col corpo di J. Tolja – F. Speciani)






Il deep Web, AkA “L’internet che non conosci”
..ciò che i comuni mortali non possono vedere
Esiste una rete web invisibile e molto più estesa della rete internet che conosciamo.
Si chiama "Deep Web" e vi regnano soprattutto anarchia ed illegalità.
Partiamo per un viaggio alla scoperta dei misteri del Deep Web.






tratto da: http://www.uncannynerdz.it/


Il deep web. Navigando in rete prima o poi un buon nerd© si imbatte in queste due parole, magari si interessa, fa qualche ricerca e scopre una verità sconcertante, riassumibile in toto nell’immagine sottostante


Se siete culopesi o non avete aperto l’immagine, cogliendo comunque il significato, ecco un piccolo sunto: solo il 4% (circa) di tutti i documenti del WWW si trova in chiaro, accessibile a tutti gli utenti. Non che il restante 96% sia oscurato, semplicemente è più difficile da raggiungere.
Ma cosa si intende con “documenti”? No, non parliamo di banali file di testo, Wikipedia ci offre una buona classificazione:
  • contenuti dinamici: pagine web dinamiche, ovvero pagine Web il cui contenuto viene generato sul momento dal server, che possono essere richiamati solo compilando un form o a risposta di una particolare richiesta;
  • pagine non collegate: pagine Web che non sono collegate a nessun’altra pagina Web. Se l’accesso non è impedito da adeguate impostazioni di sicurezza, il motore indicizza la parent directory del sito, che contiene non solo le pagine visibili, ma tutto ciò che è caricato nel server ospitante;
  • pagine ad accesso ristretto: siti che richiedono una registrazione o comunque limitano l’accesso alle loro pagine impedendo che i motori di ricerca possano accedervi;
  • script: pagine che possono essere raggiunte solo attraverso link realizzati in javascript o in Flash e che quindi richiedono procedure particolari;
  • contenuti non di testo: file multimediali, archivi Usenet, documenti scritti in linguaggio non HTML, in particolare non collegati a tag testuali (tuttavia alcuni motori di ricerca come Google sono in grado di ricercare anche documenti di questo tipo).
Ma come mai proprio Deep Web? Innanzitutto perché si trova al di sotto della normale rete che visitiamo ogni giorno. I contenuti del DW (abbreviato) non sono indicizzati dai normali motori di ricerca, ne possiedono normali url di accesso come potrebbe essere www.google.it; risultando quindi impossibili da raggiungere direttamente. In secondo luogo il DW è considerata la parte più “underground” del cyberspazio, una sorta di zona franca e oscura in cui si può veramente trovare di tutto e di più.
Per citare qualche statistica (purtroppo non aggiornata, ma in continua crescita) mostriamo qualche dato numerico sul DW, raffrontato al web in chiaro:
  • Il DW contiene 7500 terabyte di informazione, a fronte dei soli 19 terabyte di contenuti web in chiaro.
  • il DW contiene circa 550 volte l’informazione pubblica disponibile nel web in chiaro.
  • Al momento esistono più di 220.000 siti nel DW
  • Assieme, i 60 più grandi siti del DW, contengono 750 terabyte di informazione, equivalenti a circa 40 volte le dimensioni del web in chiaro.
  • La qualità totale del DW e almeno 1500 volte superiore a quella del web in chiaro.
  • Navigando normalmente abbiamo accesso a circa 1,5/2 miliardi di documenti, nel DW a circa 550 miliardi.
  • il 95% del DW è liberamente accessibile, il che significa niente iscrizioni, gratuite o a pagamento.
Comprendere queste cifre a dir poco bibliche non è semplice, ecco quindi una semplice immagine atta a farci capire di cosa stiamo parlando
Ma cosa troviamo quindi di preciso nel Deep Web? E come lo trovo soprattutto? Così tanta informazione deve pur essere categorizzata in qualche modo, no?
Si all’ultima domanda, anche se non sono categorie vere e proprie, diciamo distinzioni fatte dagli utenti e dalle tipologie di contenuti. Ricollegandoci al primo punto, nel DW si può trovare di tutto, nel vero senso della parola.
Le persone spaziano fra scienziati, forze dell’ordine, ricercatori, persone normali, rivoluzionari, criminali, riciclatori di denaro e truffatori, rapitori, assassini, minatori di dati, sociologi, agenti di governo, terroristi, pervertiti, spacciatori, hackers eccetera, eccetera. Come si può vedere la lista procederebbe per molto, comprendendo una variegata serie di personalità, ognuna con il proprio scopo. Se credevate che wikileaks fosse una fonte d’informazioni a metà fra il legale e l’illegale, ora sapete da dove arrivano buona parte dei suoi contenuti. Quello che il DW può offrire è un mondo sconfinato di informazioni e buoni dati, misti però a una gran quantità di feccia o gente che sfrutta l’anonimato di questa rete per i propri affari.
Già, perché se da un lato ci sono molte, moltissime persone che desiderano semplicemente diffondere conoscenza e verità in modo anonimo, libero e sicuro, dall’altro si trova un mare di persone che ha fatto del DW il proprio business. L’anonimato garantito dalla rete TOR, che analizzeremo dopo, ha favorito la crescita di veri e propri servizi online per la fornitura di ogni genere di illegalità: armi, droga e si, anche assassini su commissione.
Accedere al DW non è propriamente semplice, il modo attualmente più semplice e sicuro per farlo è usare il browser firefox modificato per funzionare attraverso la reta TOR, in automatico e senza installare nulla: TOR Browser. Ma in cosa consiste la rete TOR? TOR è un piccolo programma atto a creare una rete di utenti che smista e cripta le connessioni fra chi invia e riceve (praticamente noi e il sito che vogliamo visitare) in modo da rendere estremamente difficile risalire a noi e alla nostra identità. Lungi dall’essere un sistema perfetto, garantisce però il livello medio adeguato alla navigazione sicura.
Come trovare però un punto di partenza da cui aprirsi la strada nel DW? L’inizio migliore è la Hidden Wiki, situata al link http://kpvz7ki2v5agwt35.onion/wiki/index.php/Main_Page di cui abbiamo un’ultima diapositiva

Credevate non esistesse?
E con questa immagine credo che oramai si possa dichiarare concluso l’articolo, poiché l’unico passo rimasto per chi legge è provare ai propri occhi l’esistenza del Deep Web e di quello che può offrire (sperando che non vi interessino droga e assassini). Questa porzione del Web è vasta, libera e grezza, una miniera che va scavata per trovare veri e propri diamanti, informazioni che non pensereste mai di riuscire a trovare sul WWW o nella vita vera.


Effetto farfalla
È il concetto base della teoria del caos


Lo scrittore Ray Bradbury, quello di “Cronache Marziane” e “Fahrenheit 452”, in un suo racconto del 1952, “Rumore di Tuono”, narrava le disavventure di un uomo tornato da un viaggio nel tempo ignaro del fatto che una farfalla si era appiccicata alla suola dei suoi stivali causando imprevedibili ripercussioni spazio-temporali. Ne hanno tratto proprio il film “Butterfly Effect” (che originalità), e in un altro film di Peter Hyams, quello di “2010 L'anno del contatto”, che è il seguito di “2001:Odissea Nello Spazio” di Kubrick.

Il caos stà tornando prepotentemente alla ribalta. Come se non bastasse quello che ci stà ammazzando.

Il padre putativo dell'effetto farfalla è però considerato il fisico e metereologo Edward Lorenz, che il 29 dicembre 1979 presentò alla Conferenza annuale della American Association for the Advancement of Science una relazione in cui ipotizzava che il battito delle ali di una farfalla in Brasile, a seguito di una catena di eventi imprevedibili, potesse provocare una tromba d’aria nel Texas.

Ma come gli era venuta in mente questa idea apparentemente così bizzarra per non dire folle ?

Nel corso di un programma di simulazione del clima, Lorenz fece un'inaspettata quanto importante scoperta: una delle simulazioni climatiche che stava adottando si basava su dodici variabili e contemplava anche relazioni di tipo non-lineare. Lorenz scoprì che, ripetendo la stessa simulazione con valori leggermente diversi (una serie di dati veniva prima arrotondata a sei cifre decimali, e successivamente a tre), l'evoluzione del clima che in questo modo veniva elaborata dal computer presentava proprio un effetto farfalla: modelli climatici completamente differenti si alternavano e si sovrapponevano in modo inspiegabile.

Questo spiega perché le previsioni meteorologiche, sebbene descritte con le equazioni deterministiche della fisica fluidodinamica e termodinamica, ed elaborate con raffinate tecniche di calcolo eseguite da super computer, producono risultati sempre molto approssimativi.

Fu così che Lorenz scoprì il caos.

Se avesse letto la Teogonia di Esiodo non si sarebbe tanto meravigliato.

Il problema era che ne stava fornendo una prova scientifica, la prova del caos.

Fu un duro colpo per la comunità scientifica mondiale che andò letteralmente nel Panico.

Questa scoperta rischiava di mandare all'aria tutti i piani deterministici di rigida irrigimentazione delle società. Se si cominciava a spargere le voce che in un qualsiasi sistema complesso (cioè tutti) piccole differenze nelle condizioni iniziali producono una catena di eventi non prevedibili, che senso avrebbe più avuto qualsiasi tentativo di instaurare un sistema stabile e ordinato ?

E se fossero venuto a saperlo le masse, questa orda selvaggia di animali domestici da tenere al guinzaglio, che cosa sarebbe potuto succedere ?

Sarebbe stato un bel casino.

Ecco allora entrare in gioco una grande furbata: i modelli caotici. Spesso, per spiegare il comportamento di un sistema (come la crescita della popolazione o le variazioni climatiche) si ricorre ad un modello. Un modello è una riproduzione semplificata della realtà, ossia un'astrazione che prende in considerazione solamente le principali caratteristiche di quello che è il reale oggetto di studio, omettendone altre. Tuttavia, un modello, sebbene limitato, in quanto non riproduce completamente la realtà, permette di esaminare gli aspetti più importanti di un problema. In fondo è esattamente quello che fà la nostra mente quando si trova ora in questa ora in quella situazione, agisce in base a dei modelli mentali, non è in grado di poter valutare tutte le variabili che entrano in gioco, perché sono infinite.

Ma almeno la nostra mente è aperta e dinamica (almeno dovrebbe), pronta ad interagire con le variabili che le si presentano, un modello statico no. Verrebbe da chiedersi: ma se veramente sto caos è dappertutto, e i suoi effetti sono imprevedibili, come riusciamo per esempio a mandare un razzo sulla luna, o far decollare un aereo a una certa ora e farlo atterrare ad un'altra da un dato luogo ad un altro con una certa regolarità ?

Rimane un mistero.

C'è da dire che non sempre questo è vero perché spesso si verificano degli imprevisti, due navicelle dello Shuttle sono esplose per esempio, tanti aerei non arrivano mai a destinazione, altri ti piombano perfino in casa.

Ma nella maggior parte dei casi l'uso dei modelli sembra funzionare. Come è possibile ?

Bisogna considerare che ormai questi modelli sono super-sofisticati e da quando è stato scoperto l'effetto farfalla hanno imparato a contemplare anche la teoria del caos.

Ma non sono ancora affidabili al 100%. E probabilmente mai lo saranno.

Quelli del controllo e della sicurezza rimarranno sempre dei falsi miti.

STRANI ATTRATTORI

Lo studio dei fenomeni caotici è stato reso possibile dall'introduzione, poco più di un secolo fa, di una geometrizzazione della meccanica ad opera del matematico francese Henri Poincaré. Egli inventò il concetto di “spazio delle fasi”, uno spazio matematico immaginario che rappresenta tutti i movimenti possibili di un sistema dinamico dato. Uno dei frutti dell'innovazione di Poincaré è che nello spazio delle fasi appaiono delle forme geometriche, dette !”strani attrattori”, che permettono di visualizzare la dinamica caotica del sistema, chiamata anche “geomentria del caos”. Una tipica geometria del caos è quella dei frattali (come ad esempio la forma delle coste terrestri). Una delle proprietà più sorprendenti dei frattali e la cosiddetta “invarianza di scala”, ovvero mostrano una struttura identica a qualsiasi livello di ingrandimento o di rimpicciolimento.

La presenza di strani attrattori è invece considerata una particolarità dei sistemi caotici chiamati “dissipativi” come il moto delle acque tumultuose di un torrente di montagna, oppure di un forte vento. Ad esempio, per seguire l'andamento della traiettoria di una pallina da ping-pong lanciata in mare aperto, si prenderà in considerazione come “strano attrattore” la superficie del mare. Tutti questi sforzi di modellare la realtà caotica, sono stati fatti per cercare di “dare ordine al caos”. Si è giunti alla conclusione che anche in un sistema caotico si possono fare molte previsioni e che un sistema caotico è anche un sistema intelligente, non opera cioè solo in base al caso.

Questi complicati paradossi della fisica moderna hanno alimentato la fantasia di molti scrittori di SF. Non a caso si è scelto di dare proprio il titolo “Strani Attrattori” alla edizione italiana di Semiotext(e) (antalogia di fantascienza radicale, Shake Edizioni), che raggruppava una serie di mostri sacri come Ballard, Sterling, Shirley, Rucker, Gibson, Burroughs, e molti altri minori, messi insieme da Hakim Bey r e R. Anton Wilson . A rileggerli oggi ci si rende conto di come siano stati incredibilmente superati dalla fantarealtà.

TEORIA DELL'INFOCAOS

Ma cosa c'entra tutto ciò con la rete ?

Alan Turing, uno dei padri delle prime teorie di Intelligenza Artificiale, e anche della bomba atomica, in un suo saggio del 1950, “Macchine calcolatrici e intelligenza”, scriveva: “Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l'uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza”.

Nel congresso della American Association for the Advancement of Science tenutosi nel febbraio 2004 a Seattle, Jon Kleinberg, professore di scienza dei calcolatori alla Cornell University, ha proposto una nuova (?) teoria, dell'infocaos: “Come può un e-mail in Brasile provocare il crollo delle azioni della borsa di New York ?”.

Una provocazione ?

SEI GRADI DI SEPARAZIONE

Negli anni '60, un pionieristico lavoro del sociologo Stanley Milgram, dimostrò che nel mondo ogni persona è collegata alle altre da una media di circa sei persone diverse.

L'idea fu sfruttata anche dal bel film di Fred Schepisi del 1993.

È il cosiddetto fenomeno del piccolo mondo (Small World Phenomenon) che recentemente ha incontrato nuovo interesse grazie ad una serie di studi che invece di prendere in esame i legami sociali fra individui tramite la posta tradizionale (così come l'esperimento originario di Milgram) considera le tecnologie internet-based (l'e-mail su tutte).

SOCIAL NETWORKING

Dato che oggi sempre più persone sono interconnesse grazie alle tecnologie della comunicazione, è sempre più facile essere in contatto con altre persone usando come intermediari amici, amici di amici, amici di amici di amici e così via (fino ad una media di 6) che raggiungiamo tramite e-mail, chat, siti, SMS ecc...

Da questa teoria dei 6 gradi di separazione improvvisamente tornata in auge è nata l'idea dei “social networks” e del “data mining”, cioè di analizzare le dinamiche sociali che si creano tra le comunità virtuali mediante software specializzato.

Ma a quale scopo ?

Siamo alle solite: si cerca di sondare costantemente il caos socio-informativo che anima la rete per ricavare informazioni utili a fini lucrativi e speculativi. Ci sguazzano le industrie dell'entertainment, della finanza, del commercio, e, manco a dirlo, è un settore di particolare interesse anche per le forze di psicopolizia (non c'è niente che li spaventa più del caos).

Ma nessuno si chiede perché a questa facilità di comunicazione e stragrande quantità di informazione da cui siamo sommersi non corrisponde una maggiore qualità di relazione, e perché invece aumentano l'incomunicabilità e la psicopatologia.

È solo colpa dell'infocaos ?

EFFETTO DISCONNESSIONE

Questi quesiti ahnno alimentato l'opera di due grandi artisti e visionari come James Ballard e David Croneberg. Vi ricordate “Crash ?”, il film di Cronenberg tratto dal libro omonimo di Ballard. Trattava proprio dell' “effetto disconnessione”. Cosa dicevano in sostanza: la tecnologia in sè è solo un mezzo, può comportare sia un progresso che un regresso, a seconda di come e perché viene utilizzata.

In particolare, usando la metafora della fusione tra uomo e automobile, mettevano in guardia da quello che stava avvenendo già all'epoca: con il presunto progresso della tecnologia stava aumentando l'alienazione dell'individuo e la perdita del contatto con la realtà, da cui derivavano gravi psicopatologie e un generale disfacimento di valori e delle relazioni umane. Altro che potenziamento della comunicazione. Qui stà andando tutto a schifio: telefoni cellulari, computers, viaggi spaziali, tutto questo non ci stà mettendo affatto in maggiore connessione ma in maggiore disconnessione.

Era il tema anche di “Hello Denise”, una divertente commedia di Hal Salwen. Ma anche, ancora prima, negli anni '80, di “American Psycho”, di Bret Eston Ellis. Per dire che di segnali di allarme ne avevamo già ricevuti. L'incomunicabilità è stato il tema centrale di tutto il cinema di Michelangelo Antonioni. Ma forse quella che per tanto tempo abbiamo ritenuto essere grande arte, tanto grande non era.

MEDIA ECOLOGY

Il netattivista Alexander Galloway, ex Rhizome, membro del collettivo RSG, tra gli autori del software artistico Carnivore, attualmente docente di “Media Ecology” alla NY University, proprio in questi giorni (vedi Neural.it) ha pubblicato un testo dedicato alla questione.

Si chiede Galloway: “Quanto la struttura condiziona il contenuto ?” (e viceversa).

Per riprendere un tema dibattuto su questa lista: siamo sicuri che la rete (o anche una micro-rete come una mailing-list), si fà da sola ?

I protocolli di rete, la serie di regole che consentono l'intersezione e la comunicazione tra i vari nodi, senz'altro determinano forma e struttura, ma ai contenuti chi ci pensa ?

Prendiamo ad esempio una rete sociale reale costituita da esseri umani. Per strutturarsi e prendere forma sarà necessario prima di tutto servirà un luogo di incontro, un'isola nella rete, un nodo, un punto di aggregazione, ad esempio un raduno, una cena, una festa, nel caso della rete un sito, una mailing-list, una chat. Poi occorrerà stabilire un protocollo di comunicazione, una lingua comune, se no non ci si capisce.

Secondo Galloway, gli attuali protocolli di comunicazione (come il tcp-ip ad esempio), più che liberare e creare maggiori possibilità d'interazione, servono a implementare forme di controllo. Il ché è vero solo in parte. Perché se a regnare è l'infocaos, così come regna il caos nel mondo reale, nessuno è e sarà mai in grado di controllarlo in modo totale, anche se sicuramente ci provano.

Dobbiamo prendere atto che si combatte una “guerra infinita”, non solo di informazione, ma anche di protocolli di comunicazione. Una guerra in cui sono in gioco relazioni di potere, ideologie, tecniche, tattiche: tutto concorre alla continua ridefinizione dell'infrastruttura fisica e metafisica, hardware e wetware. D'altronde, proprio lo scardinamento degli standard di comunicazione imposti dalle corporations è l'obiettivo dichiarato delle pratiche hacktiviste.

Con quali risultati ? Dare via libera all'infocaos ?

CYBER SOCIAL CIRCLES

Ogni movimento che avviene nella rete è computabile, si può cioè descrivere mediante modelli matematici. Anche le più minime variazioni, i rimbalzi di e-mail e gli scambi di file nelle reti peer to peer. Fà tutto parte dell'infocaos, la vera anima della rete. Molti net-artisti, in concorrenza con l'FBI, hanno provato a dargli una forma.

Tra questi, c'è chi ha proposto una “socio-visualizzazione” del magma caotico delle mailing-list. Si chiama Social Circles, a cura di Marcos Weskamp e Dan Albritton, e ha preso di mira alcune note mailing lists come quelle di Rhizome e Microsound.

Ma a che ci serve tutto ciò ?

Per il momento è solo un'intuizione, una provocazione, che mette in risalto appunto la natura caotica del networking, ma che nello stesso tempo cerca di trarne un senso estetico, prova a tracciare una mappa di orientamento nell'infocaos.

Ed è proprio quello che ci serve.

FARI NELLA RETE

Al convegno della AAAS, nel corso delle sessions relative all'analisi matematica delle strutture comunitarie di internet, sono venuti fuori una serie di algoritmi di calcolo studiati per dare conto del modo in cui si organizzano i gruppi sociali su internet e anche del tipo di percorso fatto dalle e-mail “bufala” o spam che dirsivoglia.

Studiando la crescita delle reti rispetto al tempo e le strategie dei co-autori di articoli scientifici, Kleimberg è giunto alla conclusione che internet stimola la diffusione di idee e di saperi quando diventa lo strumento utilizzato da alcuni opinion leader per mantenersi in contatto con diversi gruppi sociali (più o meno influenti). Newsgroup, siti, mailing-list, web, forum e, più recentemente, blog, contribuiscono ad amplificare l'audience e la discussione di determinati argomenti.

Quello che ci serve sono delle cyber-bussole. Dei punti di riferimento, dei fari nella rete.

Surf or Die si diceva, surfa o muori, ma non possiamo surfare all'infinito altrimenti finiremo per affogare. Ogni tanto dobbiamo pur approdare su qualche isola, sentirci al sicuro da qualche parte, stabilire dei contatti, radicarci su un territorio, anche se ciberspaziale.

Per poterlo fare abbiamo bisogno di fari che ci indichino la direzione, la rotta da seguire. Non a caso “kubernetes” in greco significa timoniere, colui che dirige la navigazione, non colui che và alla deriva. C'è una differenza sostanziale tra navigare e naufragare.

I KNOW YOU GOT SOUL

Torniamo alla nostra isola-cena-festa-raduno. Poniamo che in qualche modo siamo riusciti a stabilire un contatto e un protocollo di comunicazione, riusciamo a capirci in qualche modo. Tutto ciò, e già sarebbe un grande risultato, non è ancora sufficiente per far nascere una comunità.

Cosa serve ancora ? Ci serve una piattaforma comune, ovvero un ideale comune.

Deve entrare in gioco una competizione e una selezione naturale. Perché questo sia possibile è necessario un confronto e anche un conflitto, un incontro-scontro. Ma per confrontarci-scontrarci dobbiamo anche guardarci in faccia, negli occhi.

Questo in rete non può avvenire. Quali sono gli occhi e le facce che si incontrano in rete ?

Sono visi senza volto. Sono occhi virtuali. Per il momento sono perlopiù occhi testuali. Ma chi ci vieta di dargli un corpo, anche se virtuale, costruendoci e personalizzandoci degli avatar grafici ?

Nessuno.

Ma tanto, poi, ciò che conta sono i contenuti. Tutte le forme sono solo un illusione. È l'anima che deve manifestarsi.

Quindi per riassumere brevemente:

IL CAOS È SOVRANO

Il caos (e l'infocaos) è sovrano, lo è sempre stato e sempre lo sarà.

Non c'è alcun bisogno di alimentarlo, si alimenta da solo, siamo tutti agenti del caos.

E neanche di liberarlo, perché nessuno può imprigionarlo.

Il caos nasce in realtà dal sistema stesso. Ordine e caos sono indissolubilmente legati e in continua evoluzione.

INTELLIGENZA CONNETIVA

In una rete neurale, così come in una rete informatica, l'accrescimento della potenza e della qualità di elaborazione non cresce proporzionalmente all'aumento dei nuovi neuroni-nodi, ma piuttosto al crescere del numero di connessioni che si stabiliscono tra essi.

Ciò che possiamo provare a fare allora è cercare di dare un ordine al caos (e all'infocaos).

Costruire dei protocolli più funzionali.

Tracciare delle mappe di orientamento.

Mettere in connessione corpi e menti.

Illuminare la navigazione.

INTELLIGENZA COLLETTIVA

Si credeva che sarebbe bastato liberare l'infocaos per fare emergere una “intelligenza collettiva”.

Così non è stato.

È emerso il lato oscuro dell'infocaos: l'information overload (che produce disinformazione) e la ciber-psicopatologia (varie forme di net-addiction e in generale un aumento dell'incomunicabilità e un abbassamento nella qualità delle relazioni).

Se non la riforniamo di intelligenza individuale, più che un'intelligenza collettiva emergerà una sempre maggiore “stupidità artificiale”.

GHOST IN THE MACHINE

Senza un'anima non ci sarà mai alcuna intelligenza.

Allora diventiamo tutti più responsabili.

animiamoci e rianimiamoci.

La rete non si fà da sola. Siamo noi la rete.







 La teoria del caos: le dinamiche della trasformazione



All'inizio del XXI secolo, non possiamo più ignorare il fatto che i trend attuali stanno correndo verso punti critici, verso quelli che negli '70 e '80 vennero chiamati "limiti planetari", ovvero i limiti alla crescita. L'esistenza di limiti alla crescita non è stata ancora determinata, ma vi sono certamente chiari limiti al modello di crescita che è attualmente in atto. Più andiamo in direzione di questi limiti e più ci avviciniamo a un punto di caos. In quel punto, alcuni modelli rallenteranno o scompariranno, sostituiti da nuovi trend.

Non è nulla di strano: la teoria del caos dimostra che l'evoluzione dei sistemi complessi include sempre un'alternanza di periodi di stabilità e di instabilità, di continuità e di discontinuità, di ordine e di caos. Oggi ci troviamo nella fase iniziale di un periodo di instabilità sociale ed ecologica, una "finestra decisionale" cruciale. Quando raggiungeremo il punto di caos, in quel momento il punto di stabilità e gli attrattori di discontinuità del nostro sistema incontreranno anche attrattori "caotici" ancora sconosciuti. Questi ultimi appariranno all'improvviso o, come dicono i teorici del caos, "dal nulla", e condurranno il nostro sistema verso il punto cruciale in cui occorrerà scegliere tra le diverse soluzioni evolutive a disposizione del sistema.

Nell'attuale finestra decisionale, il nostro mondo è ipersensibile e anche piccole fluttuazioni producono effetti su larga scala. Si tratta dei leggendari "effetti farfalla". L'esempio è noto: se una farfalla batte le ali in California, origina un'impercettibile fluttuazione nell'aria che, amplificandosi successivamente, causa una tempesta in Mongolia.

La scoperta dell'effetto farfalla è collegata alle previsioni meteorologiche e si radica nel modello dei primi attrattori di caos scoperti dal meteorologo Edward Lorenz negli anni '60. Quando Lorenz tentò di creare al computer un modello dell'evoluzione ipersensibile del tempo atmosferico scoprì uno strano modello evolutivo, formato da due diverse traiettorie che si uniscono formando appunto la figura delle ali di una farfalla. Anche la più piccola perturbazione può cambiare la traiettoria evolutiva del tempo atmosferico, facendola passare da un'ala all'altra. Il tempo atmosferico appare come un sistema in perenne stato di caos, ovvero un sistema permanentemente governato da attrattori di caos.

In seguito venne scoperto un numero considerevole di questi attrattori di caos, che sono applicabili in certa misura a tutti i sistemi complessi, soprattutto ai sistemi viventi. I sistemi viventi sono molto interessanti perché non tendono all'equilibrio, come fanno i classici sistemi della fisica, ma mantengono il loro stato "improbabile" lontano dall'equilibrio termochimico, sostituendo continuamente l'energia e la materia consumate con nuova energia e nuova materia estratte dall'ambiente. (I fisici lo esprimono dicendo che bilanciano l'entropia positiva prodotta all'interno mediante assunzione dell'entropia negativa dell'ambiente).
Gli esseri umani, come altri organismi complessi, sono sistemi dinamici ipersensibili permanentemente sul bordo del caos, così come le ecologie e le società formate da sistemi viventi. Questi sistemi collettivi sono più ampi e più durevoli dei loro membri individuali, ma la dinamica dell'evoluzione sistemica si applica anche ad essi.

L'evoluzione di un sistema organico individuale o collettivo viene in genere descritta mediante equazioni differenziali che mappano il comportamento dei sistemi in riferimento alle principali limitazioni dei sistemi stessi. Ciò non è applicabile alle società formate da esseri umani, perché la presenza della mente e della coscienza complica la dinamica evolutiva. La coscienza dei suoi membri umani influenza il comportamento del sistema, rendendolo molto più complesso del comportamento dei sistemi non umani.
In periodi di relativa stabilità, la coscienza degli individui non svolge un ruolo decisivo nel comportamento della società, poiché un sistema sociale stabile soffoca le deviazioni e isola i devianti. Ma, quando una società raggiunge il limite della sua stabilità e diventa caotica, diventa ipersensibile e reattiva anche a piccole fluttuazioni come i cambiamenti di valori, di credenze, di visione del mondo e di aspirazioni dei suoi membri.

Oggi ci troviamo in uno di questi periodi di trasformazione in cui un mondo nuovo sta tentando di nascere. E' un momento di scelta, una finestra decisionale sul nostro destino mai prima verificatasi. In questa finestra decisionale le fluttuazioni (gesti e azioni di per sé piccoli e apparentemente privi di potere) aprono la strada verso il punto critico di caos in cui il sistema punta in una direzione o in un'altra. Questo processo non è né predeterminato né casuale. E' un processo sistemico che può essere guidato volontariamente.
In quanto consumatori, votanti, soggetti che pagano le tasse e detentori di un'opinione pubblica, possiamo creare quei tipi di fluttuazioni (azioni, iniziative) che faranno puntare l'imminente punto di caos in direzione della pace e della sostenibilità. Se abbiamo consapevolezza del nostro potere, e se abbiamo la volontà e la saggezza di usarlo, diventeremo i padroni del nostro destino.





La dinamica del caos nella società








La trasformazione sociale non è un processo fortuito, retto dal caso. La teoria del caos e le teorie sistemiche indicano che segue un modello riconoscibile. Tipicamente, la trasformazione avviene attraverso quattro fasi principali.

1. Fase di innesco. L'innovazione nelle tecnologie pesanti (macchine, strumenti, sistemi operativi) produce una maggiore efficienza nella manipolazione della natura da parte dell'uomo.

2. Fase di accumulazione. Le innovazioni della tecnologia pesante cambiano i rapporti sociali e con l'ambiente, producendo in sequenza:
  • Crescita dei livelli di produzione
  • Crescita demografica sempre più veloce
  • Sempre maggiore complessità sociale
  • Sempre maggiore impatto sull'ambiente sociale e naturale
3. Finestra decisionale. I cambiamenti nei rapporti sociali e con l'ambiente esercitano una pressione sull'ordine esistente, mettendo in questione i vecchi valori e le vecchie visioni del mondo, le etiche e le aspettative ad essi associate. La società diventa instabile, ipersensibile a qualunque fluttuazione.

4. Punto di caos. Viene raggiunto il punto critico del sistema. Lo status quo non è più mantenibile e l'evoluzione del sistema deve prendere una delle due strade seguenti:
  • Evoluzione verso il collasso (breakdown) = involuzione. I valori, le visioni del mondo e l'etica di una massa sociale critica fanno resistenza al cambiamento, oppure cambiano troppo lentamente, e le istituzioni esistenti sono troppo rigide per consentire una trasformazione tempestiva.
  • Evoluzione verso il cambiamento (breakthrough). Il modello mentale di una massa sociale critica evolve, indirizzando lo sviluppo della società verso un modello più fattibile. Con il rafforzarsi di questi cambiamenti si stabilisce un ordine migliorato (retto da valori, visioni del mondo ed etiche più adatti). La dimensione politica, economica ed ecologica della società si stabilizza in un modello conflittuale e sostenibile.
Possiamo osservare le quattro fasi nel mondo contemporaneo.

1. Fase di innesco (1800-1960). L'innovazione delle tecnologie pesanti (macchine, strumenti, sistemi operativi) innesca cambiamenti significativi nel modo di vivere e di lavorare in direzione di una maggiore efficienza nell'organizzazione delle persone e delle risorse per raggiungere i fini desiderati.
Fino alla metà del XVIII secolo, gli 8.000 anni intercorsi tra il Neolitico e l'era industriale videro relativamente poche innovazioni tecnologiche. Gli attrezzi agricoli vennero perfezionati, ma senza modifiche sostanziali: la falce, la zappa, la vanga, la sega, il martello e il coltello continuarono a mantenere la stessa forma. Cambiamenti più radicali si ebbero soltanto nelle tecniche di irrigazione e nell'introduzione di nuove varietà vegetali.
All'inizio del 1800, la Rivoluzione industriale era in atto in Inghilterra da circa mezzo secolo. Ma nelle tre nazioni in testa a questa rivoluzione (Inghilterra, Francia e Stati Uniti) non c'erano ancora il telegrafo, le ferrovie, le strade asfaltate e i battelli a vapore. L'industria del ferro e dell'acciaio era ancora ai primordi. Il battello a vapore venne inventato nel 1802 e il petrolio venne scoperto in Pennsylvania nel 1859. Attorno alla metà del XIX secolo, la Rivoluzione industriale era in pieno rigoglio, producendo una quantità enorme di nuove tecnologie.
La prima innovazione riguardò l'industria tessile, i cui nuovi telai consentivano una produzione di massa. Presto, lo sviluppo industriale si allargò all'industria metallurgica, con il passaggio dal ferro battuto al più economico ferro fuso.
Alle innovazioni nel campo dei macchinari seguirono quelle dell'industria chimica. Molte tecnologie del XX secolo (industria automobolistica, metallurgica, petrolchimica, farmaceutica e cementifici) erano nate attorno al 1860 e negli anni successivi . Le moderne fonderie sono ancora in parte basate sulla lavorazione Bessemer sviluppata in quel periodo; la betoniera, brevettata da Fredrick Rancome nel 1885, viene tuttora usata per la produzione dei cementi; i colori sintetici della fine dell'Ottocento furono fondamentali per lo sviluppo dell'attuale industria chimica. Il motore a scoppio, un'innovazione chiave per i trasporti, fece la sua comparsa attorno al 1880, assieme alla lampadina di Edison e seguito poco dopo dal telegrafo senza fili di Marconi e dal primo aereo dei fratelli Wright.
Nella prima metà del XX secolo, queste innovazioni tecnologiche consentirono all'industria di passare dal carbone e dal vapore, dai tessuti, dal vetro e dall'acciaio pre-Bessemer all'elettricità, al motore a combustione interna, alla chimica e alla produzione su larghissima scala.




2. Fase di accumulazione (dal 1960 ai primi anni del 2000). Le innovazioni nel campo della tecnologia pesante si accumulano e producono trasformazioni sociali e nuovi rapporti irreversibili con l'ambiente. I loro effetti, sempre più rapidi, sono:
  • Livelli sempre più alti di sfruttamento delle risorse
  • Crescita demografica sempre maggiore
  • Aumento delle complessità sociali
  • Aumento dell'impatto sull'ambiente
All'inizio degli anni '60, circa 160 anni dalle innovazioni che portarono alla prima Rivoluzione industriale, si produsse un nuovo tipo di innovazioni tecnologiche. La seconda Rivoluzione industriale non si appoggiò più solo sui materiali grezzi, ma su una risorsa meno tangibile: l'informazione. Negli ultimi venticinque anni del XX secolo, un numero sempre maggiore di informazioni venne immagazzinato su dischi, trasmesso via fibre ottiche e processato da computer dotati di sofisticati programmi di elaborazione dati. Le nuove tecnologie "leggere" resero ancora più efficienti le classiche tecnologie pesanti. Sofisticati sistemi informatici ottimizzarono le lavorazioni abbassando i costi di produzione, portando a un sensibile incremento della produzione, della distribuzione e, in seguito, dello smantellamento di beni prodotti da tecnologie semi-automatiche e automatiche sempre più perfezionate.

La diffusione delle tecnologie industriali in tutti gli angoli del pianeta produsse una serie di profonde trasformazioni, globalizzando i settori dell'economia e della finanza, mentre le strutture sociali rimanevano localmente diverse e separate. A una minoranza portò nuova ricchezza e un miglioramento delle condizioni di vita, ma nella maggioranza della popolazione mondiale in continua crescita produsse un aumento della povertà e una marginalizzazione senza apparente soluzione. La globalizzazione, disuguale e non equilibrata, innescò una nuova corsa alle ricchezze promesse dall'high-tech. Questa selvaggia corsa alle ricchezze abbatté le strutture tradizionali e mise in discussione le vecchie proprietà e valori, portando allo sfruttamento e all'iper-sfruttamento delle risorse rinnovabili e non rinnovabili, con il conseguente degrado della vivibilità delle città e dell'ambiente.

3. Finestra decisionale (2005-2012). L'ordinamento sociale esistente è sottoposto a pressioni a causa delle condizioni radicalmente mutate che mettono in dubbio i vecchi valori, visioni del mondo, comportamenti etici e aspirazioni. La società entra in un periodo di fermento. La flessibilità e la creatività delle persone crea quelle piccole, ma fondamentali, fluttuazioni che portano la società a dover scegliere la futura direzione evolutiva.
Alla fine del XX secolo, la globalizzazione è entrata in una nuova fase: il sistema-mondo è diventato sempre più insostenibile. Nel primo decennio del XXI secolo, la progressiva globalizzazione dell'economia, assieme ai contatti sempre più ravvicinati tra culture e società a livelli diversi di sviluppo, ha portato a un momento critico in cui il sistema-mondo, sempre più insostenibile, diventa sempre più reattivo al cambiamento. Questa condizione è innescata da alti livelli di stress che comprendono il terrorismo e le guerre, i conflitti politici, la vulnerabilità economica, l'insicurezza finanziaria e l'acuirsi dei problemi legati al clima e all'ambiente.

4. Punto di caos (2012). I processi avviati all'inizio del XIX secolo e molto accelerati dal 1960 spingono inevitabilmente verso una finestra decisionale e una soglia critica di non ritorno: il punto di caos. La decisione è forzata: non possiamo rimanere fermi, non possiamo ritornare indietro e quindi dobbiamo andare avanti. Ma possiamo andare avanti in due modi: verso il tracollo o verso un mondo nuovo.
E' interessante, e forse non del tutto casuale, che il punto di caos sarà raggiunto intorno all'anno 2012, in coincidenza con la data predetta dal calendario maya. Secondo questo calendario l'Era del Giaguaro, il tredicesimo baktun o lungo periodo di 144.000 anni, finirà assieme al quinto e ultimo sole il 22 dicembre 2012. Questa data, secondo il sistema maya, sarà la "porta" su una nuova era di evoluzione planetaria, accompagnata da un tipo di coscienza radicalmente diverso.
Il 2012 sarà davvero una porta su un mondo diverso, ma resta ancora da stabilire se sarà un mondo migliore o un mondo disastroso. E' qui che si aprono le due vie citate in precedenza:
  • La via verso il collasso (breakdown) = involuzione verso il disastro. La rigidità e la mancanza di visione del futuro provocheranno uno stress che le istituzioni esistenti non riusciranno più a gestire. Il conflitto e la violenza assumeranno proporzioni globali, seguiti dall'anarchia. Oppure:
  • La via verso il cambiamento (breakthrough) = evoluzione verso una nuova civiltà. Un nuovo modo di pensare, con nuovi valori e una coscienza più evoluta, muoverà la decisione delle persone e produrrà una nuova insorgenza di creatività. Gli individui e le istituzioni sapranno affrontare lo stress prodotto dall'irriflessiva fascinazione per la tecnologia e dalla selvaggia corsa alla ricchezza delle generazioni precedenti. Attorno al 2025, l'umanità assisterà a una nuova alba.
L'informazione che otteniamo da questa quadruplice fase della dinamica trasformativa è semplice e chiara. Nella società il cambiamento basilare è indotto dalle innovazioni tecnologiche che destabilizzano le strutture e le istituzioni esistenti. Strutture e istituzioni più adatte attendono il manifestarsi di un modo di pensare più "adattato" nella maggior parte della popolazione. Il fattore che fa scattare la trasformazione nel nostro mondo è l'innovazione tecnologica, ma a sua volta la molla di questo fattore non è più tecnologia, bensì l'instaurarsi di un nuovo pensiero (nuovi valori, nuovi modi di percepire nuove priorità) nel numero critico di persone che costituisce la maggioranza di una società.


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Diario di una ragazza indaco di Michela Marini © COPYRIGHT 
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