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E' importante ricordare sempre che le nozioni apprese dall'esterno sono solo un input e che le risposte sono da sempre presenti in voi.

mercoledì 5 giugno 2013

I 4 ELEMENTI e gli SPIRITI ELEMENTALI




La parola greca per elementi, stoicheia, si ritrova in Platone nel significato di lettere dell'alfabeto, vale a dire gli elementi primi di ogni parola.
Il termine al singolare è stoicheion (στοιχεῖον), nel senso di principio, inizio, componente minimo.

Nella tradizione ellenica gli elementi sono quattro: 
il fuoco (Alchemy fire symbol.svg), la terra (Alchemy earth symbol.svg), l'aria (Alchemy air symbol.svg), e l'acqua (Alchemy water symbol.svg).

Rappresentano nella filosofia greca, nell'aritmetica, nella geometria, nella medicina, nella psicologia, nell'alchimia, nella chimica, nell'astrologia e nella religione i regni del cosmo, in cui tutte le cose esistono e consistono.



Platone sembra essere il primo che si riferisce ai quattro elementi con il termine stoicheion, rifacendosi alla loro origine presocratica. Essi infatti si trovano già elencati dal filosofo ionico Anassimene di Mileto (VI secolo a.C.) e poi da Empedocle (ca. 450 a.C.), il quale li chiama rizòmata ("radici", rizoma al plurale) di tutte le cose, immutabili ed eterne.

«Conosci innanzitutto la quadruplice radice
Di tutte le cose: Zeus è il fuoco luminoso,
Era madre della vita, e poi Idoneo,
Nesti infine, alle cui sorgenti i mortali bevono» 


Secondo una interpretazione Empedocle indicherebbe Zeus, il dio della luce celeste come il Fuoco, Era, la sposa di Zeus è l'Aria, Edoneo (Ade), il dio degli inferi, la Terra e infine Nesti (Persefone?), l'Acqua.

Secondo altri interpreti i quattro elementi designerebbero divinità diverse: il fuoco (Ade), l'aria (Zeus), la terra (Era) e l'acqua (Nesti-Persefone).

L'unione di tali radici determina la nascita delle cose e la loro separazione, la morte. Si tratta perciò di apparenti nascite e apparenti morti, dal momento che l'Essere (le radici) non si crea e non si distrugge, ma è soltanto in continua trasformazione.

L'aggregazione e la disgregazione delle radici sono determinate dalle due forze cosmiche e divine Amore e Discordia (o Odio), secondo un processo ciclico eterno. 

In una prima fase, tutti gli elementi e le due forze cosmiche sono riunite in un Tutto omogeneo, nello Sfero, il regno dove predomina l'Amore. 
Ad un certo punto, sotto l'azione della Discordia, inizia una progressiva separazione delle radici. L'azione della Discordia, non è ancora distruttiva, dal momento che le si oppone la forza dell'Amore, in un equilibrio variabile che determina la nascita e la morte delle cose, e con esse quindi il nostro mondo. 

Quando poi la Discordia prende il sopravvento sull'Amore, e ne annulla l'influenza, si giunge al Caos, dove regna la Discordia e dove è la dissoluzione di tutta la materia. A tal punto il ciclo continua grazie ad un nuovo intervento dell'Amore che riporta il mondo alla condizione intermedia in cui le due forze cosmiche si trovano in nuovo equilibrio che dà nuovamente vita al mondo. Infine, quando l'Amore si impone ancora totalmente sulla Discordia si ritorna alla condizione iniziale dello Sfero. Da qui il ciclo ricomincia.

Il processo che porta alla formazione del mondo è quindi una progressiva aggregazione delle radici. Tale unione, lungi dall'avere un benché minimo carattere finalistico, è assolutamente casuale. E tale casualità si evidenzia a proposito degli esseri viventi. All'inizio infatti le radici si uniscono a formare arti e membra separati, che solo in seguito si uniranno, sempre casualmente tra di loro. Nascono così mostri di ogni specie (come ad esempio il Minotauro), che, dice Empedocle quasi anticipando Charles Darwin, sono scomparsi solo perché una selezione naturale favorisce alcune forme di vita rispetto ad altre, meglio organizzate e perciò più adatte alla sopravvivenza.

Le quattro radici sono anche alla base della gnoseologia di Empedocle. Egli infatti sostenne che i processi della percezione sensibile (essere modificati dagli oggetti esterni) e della conoscenza razionale fossero possibili solo in quanto esisteva una identità di struttura fisica e metafisica tra il soggetto conoscente, ossia l’uomo, e l’oggetto conosciuto, ossia gli enti della natura. Sia l’uomo che gli enti erano formati da analoghe mescolanze quantitative delle quattro radici ed erano mossi dalle medesime forze attrattive e repulsive. Questa omogeneità rendeva possibile il processo della conoscenza umana, che si basava dunque sul criterio del simile, tesi esattamente opposta a quella di Anassagora: l’uomo conosceva le cose perché esse erano simili a lui. Infatti così affermò Empedocle: 

«noi conosciamo la terra con la terra, l’acqua con l’acqua, il fuoco con il fuoco, l’amore con l’amore e l’odio con l’odio».

A questi quattro elementi Aristotele ve ne aggiungerà un quinto (la quintessenza medioevale) che egli chiamerà etere e che costituisce la materia delle sfere celesti.


Per Pitagora  la successione aritmetica dei primi quattro numeri naturali, geometricamente disposti secondo un triangolo equilatero di lato quattro, ossia in modo da formare una piramide, aveva anche un significato simbolico: a ogni livello della tetraktys corrisponde uno dei quattro elementi.



Rappresentazione della tetraktys a piramide.
1º livello. Il punto superiore: l'Unità fondamentale, la compiutezza, la totalità, il Fuoco
2º livello. I due punti: la dualità, gli opposti complementari, il femminile e il maschile, l'Aria
3º livello. I tre punti: la misura dello spazio e del tempo, la dinamica della vita, la creazione, l'Acqua
4º livello. I quattro punti: la materialità, gli elementi strutturali, la Terra



La quintessenza

L'etere (in greco antico αἰθήρ, confluito in latino come aether), sinonimo di quintessenza (dal latino medievale quinta essentia, a sua volta variazione del greco pémpton stoichêion, quinto elemento), era un elemento che secondo Aristotele si andava a sommare agli altri quattro già noti: il fuoco, l'acqua, la terra, l'aria. Secondo gli alchimisti, l'etere sarebbe il composto principale della pietra filosofale.

La storia dell'etere inizia con Aristotele, secondo il quale era l'essenza del mondo celeste, diversa dalle quattro essenze (o elementi) di cui si riteneva composto il mondo terrestre: terra, aria, fuoco e acqua. 

Aristotele credeva che l'etere fosse eterno, immutabile, senza peso e trasparente. Proprio per l'eternità e l'immutabilità dell'etere, il cosmo era un luogo immutabile, in contrapposizione alla Terra, luogo di cambiamento.

Lo stesso concetto venne espresso alcuni secoli più tardi da Luca Pacioli, neoplatonico del XVI secolo, che coinvolge anche le strutture matematiche e geometriche: secondo il Pacioli, infatti, il cielo, il quinto elemento, aveva la forma di un dodecaedro, struttura perfetta secondo lo studioso.

« Successivamente gli alchimisti medievali indicarono con l'etere o quintessenza la forza vitale dei corpi, una sorta di elisir di lunga vita: Quella cosa che muta i metalli in oro possiede altre virtù straordinarie: come, ad esempio, conservare la salute umana integra sino alla morte e di non lasciar passare la morte (se non dopo due o trecento anni). Anzi, chi la sapesse usare potrebbe rendersi immortale. Questo lapis non è certamente nient'altro che seme di vita, gheriglio e quintessenza dell'intero universo, da cui gli animali, le piante, i metalli e gli stessi elementi traggono sostanza. »
(Jan Amos Komensky, da Labirinto del mondo e paradiso del cuore del 1631)
Tra i secoli XIV e XVIII i chimici supposero che la quintessenza non fosse altro se non un elisir ottenuto dalla quinta distillazione degli elementi; da questa ultima accezione la quintessenza ha anche assunto un significato più ampio di caratteristica fondamentale di una sostanza o, più in generale, di una branca del sapere.

 


Filosofia  Cinese e i 4 Elementi

Alcuni ritengono che anche la Filosofia Tradizionale Cinese contenga degli elementi come quelli della filosofia Greca Classica. In realtà il termine Wuxing viene reso erroneamente come Cinque Elementi nella lingua italiana come bene ci spiega Anne Cheng:


« La traduzione convenzionalmente adottata di wuxing con "Cinque Elementi" presenta innanzitutto l'inconveniente di non rendere conto dell'aspetto dinamico della parola xing 行 ("camminare", "andare", "agire"). Inoltre non vi è qui nulla in comune con i quattro elementi o radici costitutivi dell'universo - fuoco, acqua, terra, aria - individuati da Empedocle nel V secolo a.C., ma sembrano essere originariamente concepiti in una prospettiva essenzialmente funzionale, più come processi che come sostanze. »
(Anne Cheng, Storia del pensiero cinese)

L'origine di queste cinque forze attive o facoltà dinamiche si perde nella preistoria cinese ed è difficilmente ricostruibile. La prima descrizione delle caratteristiche dei Wuxing la troviamo nello Shujing (Classico della Storia):



« L'acqua consiste nel bagnare e nello scorrere in basso; il fuoco consiste nel bruciare e nell'andare in alto; il legno consiste nell'essere curvo o diritto; il metallo consiste nel piegarsi e nel modificarsi; la terra consiste nel provvedere alla semina e al raccolto. Ciò che bagna e scorre in basso produce il salato, ciò che brucia e va in alto produce l'amaro; ciò che è curvo o diritto produce l'acido; ciò che si piega e si modifica produce l'acre; ciò che provvede alla semina e al raccolto produce il dolce.[16] »
(Shu-ching, Il grande progetto)
Questi Cinque Agenti sono in relazione tra di loro e danno vita a molte altre serie di cinque combinazioni complementari ai Wuxing stessi:i punti cardinali ed il centro, le note musicali, i colori, i cereali, le sensazioni, ecc. Sempre nello Shijing, nella sezione detta "Grande Norma" si fanno seguire ai Wuxing Cinque Funzioni:

« Poi è quella delle Cinque Funzioni. La prima è il comportamento personale; la seconda è la parola; la terza la visione; la quarta l'udito; la quinta il pensiero. Il comportamento personale deve essere decoroso, la parola ordinata; la visione chiara; l'udito distinto; il pensiero profondo. il decoro dà solennità, e l'ordine dà regolarità, la chiarezza dà intelligenza, la distinzione dà deliberazione; la profondità dà saggezza.[17] »
(Shu-ching, La grande norma)

I cinque pianeti maggiori del nostro sistema sono associati e prendono il modo degli elementi: Venere è oro, Giove è legno, Mercurio è acqua, Marte è fuoco e Saturno è terra. In aggiunta, la luna rappresenta lo Yin e il sole lo Yang.
Lo Yin, Yang e i cinque elementi sono temi ricorrenti dello I Ching, in più antico testo classico cinese, che descrive la cosmologia e filosofia cinese.

Rappresentazione dei due cicli
La dottrina delle cinque fasi descrive due cicli di equilibro, uno generativo e creativo (生, shēng), e l'altro dominante e distruttivo (克, kè).

Generativo
  • il legno alimenta il fuoco
  • il fuoco crea la terra (cenere)
  • la terra genera il metallo
  • il metallo raccoglie l'acqua
  • l'acqua nutre il legno
Distruttivo
  • il legno divide la terra
  • la terra assorbe l'acqua
  • l'acqua spegne il fuoco
  • il fuoco scioglie il metallo
  • il metallo abbatte il legno




I quattro elementi sono molto importanti in magia e nelle arti astrologiche, divinatorie, ecc..
Vediamo quindi quali sono gli spiriti elementali e le corrispondenze utili da conoscere per assicurarsi la loro protezione.

GLI SPIRITI ELEMENTALI DELL'ELEMENTO FUOCO:LE SALAMANDRE

Le Salamandre, gli spiriti elementali del fuoco, sono le più forti e potenti fra tutti gli esseri elementali. Sono bellissime, agili e snelle e c'è chi le descrive come lingue di fuoco o come sfere luminose. Vivono nei pressi di vulcani attivi o in zone desertiche. Se invocate esse infondono coraggio e spingono all'azione, anche se si mostrano raramente agli esseri umani. Per evocarle l'ora migliore è quella del mezzogiorno ed è preferibile farlo muniti di acqua benedetta.


GLI SPIRITI ELEMENTALI DELL'ELEMENTO ARIA:LE SILFIDI E LE VILLI
Spiriti dell'aria, creature evanescenti, le Silfidi vivono nel vento e si spostano con le correnti d'aria. Possono vivere anche mille anni mantenendo sempre un aspetto giovane. Aiutano gli uomini a sviluppare la creatività ma spesso sono ingannevoli. E' quindi preferibile portare con se un sasso abbastanza grande quando le si vuole evocare, al mattino presto e rivolti ad est, recandosi in luoghi notoriamente ventosi come le pianure o le alte montagne.
Le Villi invece sono spiriti della notte che vagano attorno ai cimiteri o ai crocevia. Le Villi hanno dei lunghi abiti bianchi e vaporosi e fanno impazzire gli uomini che trovano sul loro cammino condannandoli a danzare fino a fargli scoppiare il cuore.



GLI SPIRITI ELEMENTALI DELL'ELEMENTO ACQUA: LE ONDINE O
NINFEE
Vivono in fiumi, laghi, sorgenti, negli stagni e nelle cascate. Possono assumere l'aspetto della spuma che cavalca le onde o quello di luci luminosissime nei toni del blu o verde. A volte assumono anche le sembianze umane e sono raffigurate come creature per metà donne e per metà pesce come le mitiche sirene.
Sono giovani fanciulle diafane, con fiori e ghirlande nei capelli. Amano danzare, cantare, nuotare, filare e tessere sempre vicine al loro elemento naturale. Queste creature sono spesso pericolose perchè nessun uomo riesce a resistere al loro canto misterioso e alla loro bellezza. Una volta attirato il malcapitato vicino al mare, queste creature lo attirano a se affogandolo. I momenti migliori per vederle sono quelle dell'alba e del crepuscolo e per proteggersi da esse basta portare con se un rametto di salice.
Il potere degli spiriti elementali dell'elemento acqua è doppio: può essere sia buono sia cattivo; tutto sta in ciò che ad esse vogliamo chiedere.



GLI SPIRITI ELEMENTALI DELL'ELEMENTO TERRA: GLI GNOMI E LE DRIADI

Queste piccole creature, gli GNOMI, hanno delle caratteristiche differenti a quelle degli Elfi. Mentre questi ultimi hanno l'aspetto slanciato, benchè siano di minima statura, gli GNOMI sono molto più piccoli e tozzi. Sono profondi conoscitori della divinazione, dei minerali, del regno sotterraneo e delle virtù delle erbe. Vivono nei boschi e nelle grotte e possono, se lo vogliono, aiutare gli uomini a trovare tesori nascosti, a scoprire miniere di pietre preziose, a coltivare con amore e successo il giardino. Se invocati ci aiutano a trasformare i progetti in realtà.
Le Driadi sono fanciulle di grande bellezza. Indossano abiti verdi o marroni del tutto simili a quello delle foglie o del tronco dei rami degli alberi, di solito noci o quercie, sui quali trascorrono una vita riservata. La vita di queste creature è legata all'albero di cui sono custodi e se l'albero muore o viene tagliato, anch'esse seguono la sua sorte. Hanno il potere di dare miraggi.
Sovente il potere degli spiriti elementali della terra è considerato negativo e quindi è meglio evitare di evocarli o, perlomeno, di farlo con molta cautela e quando si è raggiunta l'esperienza necessaria.






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Diario di una ragazza indaco di Michela Marini © COPYRIGHT 
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